New Music Friday, le scelte di Rolling – 11 giugno 2021 | Rolling Stone Italia
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New Music Friday, le scelte di Rolling – 11 giugno 2021

Il ritorno di Lorde, il mondo visto da Bo Burnham, l'album post 'Soldi' di Mahmood, il rap americano a livelli top di Migos e Polo G e le altre uscite da non perdere secondo la redazione di Rolling Stone

Lorde

Foto: Ophelia Mikkelson Jones

“Solar Power” Lorde

Canta di ripartenza senza cantare di ripartenza. Solar Power, pezzo scritto e prodotto con Jack Antonoff che dà il titolo al terzo album di Lorde, è un inno all’energia solare, ma non in senso strettamente ambientalista. Celebra l’energia contagiosa e un po’ flirtarella della stagione estiva. «C’è una persona che voglio farvi conoscere», ha scritto Lorde nel presentare la canzone. «Va in giro sempre scalza. È sexy, giocosa, selvaggia e libera. È una ragazza moderna in un bikini da cesto delle offerte, è in contatto con il suo passato e il suo futuro, vibra al massimo quando arriva l’estate. Ha la pelle luminosa e innumerevoli amanti. Sono ossessionata da lei e presto lo sarete anche voi». L’album, promette Lorde, sarà «una celebrazione della natura, un tentativo di immortalare i sentimenti profondi e trascendenti che provo quando sono all’aria aperta. Nei momenti di dolore, di lutto, di amore profondo o di confusione è nella natura che cerco una risposta». Indizi sull’uscita? «Guardate il calendario». Proviamo: il 21 giugno cadrà il solstizio d’estate e Lorde dice che vuole che «quest’album vi accompagni durante l’estate».

“Blouse” Clairo

Clairo fa i cori nel pezzo di Lorde, Lorde fa i cori nel pezzo di Clairo, una ballata folk d’altri tempi, con violoncello e Mellotron, tratta dall’album prodotto da Jack Antonoff Sling. Il disco uscirà il 16 luglio.

“Inside” Bo Burnham

Bo Burnham sa fare tutto, anche scrivere canzoni. In questo disco, l’equivalente di un doppio, ci sono i pezzi dello speciale Netflix Inside: chiamate FaceTime con la madre, il mondo e come gira, Instagram, Bezos, il sexting, la contemporaneità formato canzone. Da ascoltare con sotto mano i testi. Leggete qui.

“No Gods No Masters” Garbage

«Quest’album» ci ha raccontato Shirley Manson «è un appello all’egualitarismo. Perché è da qui che dobbiamo partire, dall’idea che siamo tutti uguali e tutti degni di rispetto, di gentilezza, meritevoli degli stessi diritti e della stessa libertà».

“Path of Wellness” Sleater-Kinney

No, l’energia pazzesca di un tempo non c’è più. È rimasto però un gruppo solido, qui al primo album senza la batterista Janet Weiss. Si torna a un sound più “classico” dopo la produzione di The Center Won’t Hold affidata due anni fa a St. Vincent.

“Butterfly 3000” King Gizzard & The Lizard Wizard

E chi se l’aspettava un disco così? Neanche quattro mesi dopo L.W., che a sua volta seguiva di appena tre mesi K.G., King Gizzard & The Lizard Wizard tornano con un disco giocoso, pop e un po’ pazzo, a suo modo psichedelico.

“Big Colors” Ryan Adams

Dopo lo struggente Wednesdays, questo è il secondo album che Adams contava di pubblicare prima dello scandalo (è spiegato qui). «Nasce come una colonna sonora anni ’80 per un film mai esistito. Mentre Wednesdays era uno studio del declino e della moralità, Big Colors vuole essere un sogno ad occhi aperti».

“Formwela 4” Esperanza Spalding feat. Corey King

La quarta Formwela (è spiegato tutto qui) aderisce maggiormente rispetto alle tre precedenti alla forma-canzone. Lei è un po’ la Joni Mitchell dei nostri tempi (tranne che per il talento melodico) e in più qui c’è Corey King.

“Culture III” Migos

Detto molto in breve: uno dei dischi rap più attesi dell’anno. Dentro ci sono Drake, Cardi B, Polo G, Future, Justin Bieber, Pop Smoke e altri.

“Hall of Fame” Polo G

«Per diventare uno dei grandi ti devi alleare con loro», ha scritto qualche giorno fa Polo G postando su Instagram una foto col cestista Scottie Pippen. E Polo G è già entrato nel club dei grandi del rap game e si conferma tale col terzo album a cui ha lavorato per un anno con l’idea di mostrare la sua versatilità.

“Ancient Dreams in a Modern Land” Marina

Pop spudorato con un bella vena di empowerment: è il nuovo album di Marina Diamandis. Si va da Man’s World, «istantanea su come la storia ha soggiogato e discriminato donne e individui LGBTQ+», a Purge the Poison, singolo con un ritornello cantato dal punto di vista della Madre Terra.

“Mammoth WVH” Mammoth WVH

Non ci sono grandi aspettative dal disco di debutto di Wolfgang Van Halen, che per far capire subito come girano le cose titola il primo pezzo Mr. Ed per via dell’attacco che ricorda lo stile del padre Eddie. «La canzone è la cosa più importante», ci ha raccontato. «Non è mai una cosa fine a se stessa, solo per il gusto di suonare in maniera esagerata».

“Ghettolimpo” Mahmood

Se Gioventù bruciata era un disco sul passato, e molto ancorato a piccole e grandi storie personali, Ghettolimpo porta il presente di Mahmood in una dimensione “altra”, fra mitologia e fumetto. Ce lo ha raccontato in questa intervista.

“Post Momentum” Calibro 35

Un EP per ripartire, quattro inediti e due versioni alternative di Stan Lee, di cui una con Ensi e Ghemon. I Calibro hanno scritto per noi una guida traccia per traccia.

“Yellowblack” I Hate My Village

Il ritorno del gruppo di Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e Fabio Rondanini (Afterhours, Calibro 35) con la partecipazione di Marco Fasolo (Jennifer Gentle) e Alberto Ferrari dei Verdena, che però in questo pezzo non suona. In luglio uscirà un EP.

“Scuro Chiaro” Alessandro Cortini

Il disco, racconta Alessandro Cortini, noto anche come membro della touring band dei Nine Inch Nails, «ha a che fare con la decisione consapevole di cercare di essere positivi, di lottare per la felicità accettando il fatto che la felicità non è tutta positiva». Il titolo «è l’opposto del chiaroscuro e in un certo senso mostra che non importa come ordini le cose, ci saranno sempre due elementi che tendono a essere l’opposto l’uno dell’altro che compongono la verità, o inventano tutto».

“We” Laura Masotto

Composizioni dell’altro mondo dove il suono di una violinista dalla formazione classica incontra la strumentazione elettronica. Non un crossover banale, ma un disco meravigliosamente denso, basato anche sul concetto di collaborazione (Roger Goula, Hior Chronik, ATŌMI).

“Obe Instrumental” Mace
È la versione strumentale dell’album OBE, che il produttore ci ha raccontato qui. «Mi piace l’idea che possiate viaggiare un po’ coi suoni e percepirne la stratificazione e la spazialità, il calore e la materia». L’edizione in LP prevede serigrafia psichedelica su carta riflettente e vinili trasparenti, uno verde e uno indaco.

“Chiaro” Deepho

«La libertà, gli ideali, le notti leggere, la fotta negli occhi di chi ti assomiglia e la distanza dal mondo che ti circonda, il sesso e l’amore». Così uno dei rapper italiani con gli arrangiamenti più strani e sballati in giro racconta il suo debutto. «Chiaro è sia uno schiaffo che un abbraccio: diciamo che è uno di quegli schiaffi dati nella speranza di abbracciarsi a fine litigata».