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Nate il 4 luglio: 10 canzoni dedicate all’Independence Day

Da Bruce Springsteen ai Soundgarden, passando per Sufjan Stevens e Aimee Mann, ecco come il rock ha cantato il giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti o l’ha utilizzato per narrare storie toccanti, tristi, allucinanti

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Non tutte le canzoni sul 4 luglio, la data in cui si festeggia l’indipendenza americana, sono celebrazioni patriottiche. Nessuna delle 10 che abbiamo selezionato effettivamente lo è. Il giorno dell’indipendenza è lo sfondo per storie personali drammatiche, per considerazioni di tipo politico, per pensieri in libertà, per ricordi struggenti. Da Bruce Springsteen ai Soundgarden, passando per Sufjan Stevens, Van Morrison, Aimee Mann e Beach Boys, ecco come il rock ha cantato l’Independence Day.

“4th of July” Beach Boys (1971)

Scritta da Dennis Wilson, registrata nel 1971 per Surf’s Up, poi scartata per il testo politicizzato non adatto alla narrazione tipica dei Beach Boys, o forse perché l’autore voleva tenerla per sé, 4th of July è un pezzo decisamente austero per la fama del gruppo, una fotografia dell’America nel periodo della guerra in Vietnam. Ci sono sì i colori della bandiera e della festa americana per eccellenza, il rosso il bianco e il blu, ma sono associati al sangue in una citazione mesta dell’inno.

“Almost Independence Day” Van Morrison (1972)

Questa canzone è tante cose: il pezzo da cui i Pink Floyd si sono spudoratamente ispirati per scrivere la parte musicale di Wish You Were Here, un flusso di coscienza tipico del Van Morrison dell’epoca, la fotografia della baia di San Francisco il 4 luglio, con le imbarcazioni, gli schiamazzi della gente, i fuochi d’artificio e il narratore che sembra osservare tutto da lontano.

“4th of July, Asbury Park (Sandy)” Bruce Springsteen (1973)

È lo Springsteen d’inizio anni ’70, romantico e randagio. È il 4 di luglio, ci sono i fuochi d’artificio, ma soprattutto c’è lo scenario decadente e malandato e vivo di Asbury Park. Non è una fotografia del boardwalk, ma una sua romanticizzazione impossibile e struggente.

“4th of July” X (1987)

Un 4 luglio di merda: i messicani giù in strada sparano fuochi d’artificio, il protagonista si fa una sigaretta sulle scale e la sua ragazza piange al buio.

“4th of July” Aimee Mann (1987)

Una scena solitaria e malinconica, la fotografia in negativo dei festeggiamenti per l’indipendenza, forse alla fine di una storia d’amore: “Oggi è il 4 luglio, un altro giugno è andato, quando fanno i fuochi in città non posso non pensare che è un grande spreco di polvere da sparo e di cielo”. Amata da Elvis Costello, che ha incluso l’album Whatever anche per via di questa canzone nella sua lista dei 500 dischi preferiti stilata per Vanity Fair.

“4th of July” Soundgarden (1994)

Non esattamente una canzone sulla festa dell’indipendenza. «Una volta ero sotto acido», ha detto Chris Cornell, «e sentivo voci a tre metri dietro di me. Mi seguivano ovunque andassi. La cosa in realtà mi piaceva, mi tenevano compagnia. A un certo punto mi sono girato e ho visto una persona con una camicia nera e una con una camicia rossa. Erano sempre lì. Ma era una specie di sogno: se mi concentravo mi rendevo conto che non c’era nessuno. La canzone parla di quel giorno».

“Independence Day” Elliott Smith (1998)

Il giorno dell’indipendenza come metafora di un futuro che sarà, che deve essere più roseo del presente. “Succederà presto, ma non oggi. Perciò vai a dormire. Ci vedremo domani, il giorno dell’indipendenza”.

“4th of July” Shooter Jennings (2005)

Una scena più americana di così non si può: lei è seduta in auto sul sedile di fronte, dice a lui che lo ama e che è contenta di passare il 4 luglio con lui. E intanto la radio passa George Jones (ospite del pezzo). Il figlio di Waylon Jennings, leggendario cantante country, l’ha scritta per imitare in modo ironico i luoghi comuni della musica country. È diventato il suo pezzo più famoso. Quando si dice il karma.

“Brooklyn’s On Fire” Nicole Atkins (2007)

Campanelli, cori, esplosioni sonore. “Brooklyn è in fiamme e riempie luglio di desiderio”, canta Nicole Atkins in questa canzone ambientata su un tetto di New York. È un pezzo su quando si è giovani e incuranti “degli stupidi errori che abbiamo fatto”.

“Fourth of July” Sufjan Stevens (2015)

“Dimmi, che cos’hai imparato dall’incendio di Tillamook o dal 4 di luglio? Che moriremo tutti”. Dal capolavoro Carrie & Lowell, una canzone tristissima, un dialogo del cantautore con la madre che sta per morire nella terapia intensiva di un ospedale.