‘Mille grazie’, l’incredibile album Italo Schlager al numero uno in Germania | Rolling Stone Italia
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‘Mille grazie’, l’incredibile album Italo Schlager al numero uno in Germania

Ciao 2022: i tedeschi Roy Bianco & Die Abbrunzati Boys recuperano in chiave kitsch l'immaginario del pop italiano anni ‘80 e battono Red Hot Chili Peppers e Jack White in classifica. È tutto vero, leggete qui

La copertina di 'Mille grazie' di Roy Bianco & Die Abbrunzati Boys

È come dice Al Pacino nel Padrino III. Proprio quando credevamo di esserne fuori, ci trascinano dentro di nuovo. Il pop italiano anni ’90 sembrava esser stato definitivamente spodestato, in casa sua, da una produzione in serie di rap e urbanità varie dilaganti persino tra gli Amici di Maria, e accantonato persino da Amadeus e dalla Sacra Kermesse. Ma ecco che dall’estero arrivano sempre più segnali di apprezzamento per un passato mainstream che stiamo rigettando.

Dopo il famoso capodanno della tv russa di Ivan Urgant, in Germania una band di Augusta (grosso centro bavarese fondato, fatalmente, dai romani) è andata al numero uno in classifica con un album che è tutto un tributo, tra ironia e affetto, alla nostra musica più cantabile. I sei elementi del gruppo hanno scelto di chiamarsi Roy Bianco & Die Abbrunzati Boys, e il loro secondo disco Mille grazie è arrivato al vertice di una top 10 davanti alla quale non ci sono molti appigli per fare gli spocchiosi con il pubblico tedesco. Subito dietro al sedicente Roy ci sono infatti Tool, Red Hot Chili Peppers, Wet Leg, Jack White, Calexico, e il rapper tedesco Montez, mentre il nuovo brano dei Rammstein comanda tra i singoli.

A fare la fortuna degli Abbrunzati Boys sono state canzoni cantate in parte in tedesco, in parte in italiano (è il caso di dirlo) maccheronico, ispirate soprattutto a un immaginario italiano da turista del Gardasee, come è evidente da brani intitolati Brennerautobahn e Sprizz. Ma c’è spazio anche per la farlocchissima crime story di Cosenza bei Nacht o per i doppi sensi old style della ciclistica Giro: “Faccio il Giro del tuo corpo, baby, da Trieste a Siracusa, cambio le marce, sono il tuo Jan Ullrich… Con me vinci anche senza maglia rosa”. Il loro pubblico, si desume dai numeri fatti sulle piattaforme di streaming, non è strettamente adolescenziale, e pare di immaginarlo mentre ci chiede più Eros Ramazzotti (e Nek) e meno Måneskin. Ed è su questa nostalgia melodica anni ’90 che la band, non priva di una sua popolarità nei festival alternativi, è andata a bersaglio.

Il mondo degli Abbrunzati Boys, come rivelano i loro video girati in Italia con ricerca deliberata di effetti kitsch, ricorda certe pagine di Elio & le Storie Tese. Ma la loro scelta è deliberatamente monotematica, da Maranello ad Alitalia, da Vino rosso a Capri ’82. Anzi, nella loro parodistica autobiografia, i sei di Augusta sono un gruppo italiano immaginario, formatosi a Sirmione (e dove, se no) nel 1982, e poi scioltosi all’apice del successo negli anni ’90 (tant’è che il primo disco ha il nome fasullo Greatest Hits).

Come si sarà capito, l’immaginario degli Abbrunzati siamo noi, è l’Italia tamarra e melensa che ha occupato per decenni le loro hit parade passate, sovrapponendosi spesso a una piaga musicale locale: lo Schlager, il canzonettismo facilone che nel secolo scorso ha fatto da contrappeso storico a una galassia di band più autorevoli, dai Kraftwerk agli Einstürzende Neubauten. Sembra strano che con una trovata del genere si possa arrivare al numero uno in un Paese discograficamente solido come la Germania, ma bisogna ammettere che il gruppo bavarese ha una invidiabile abilità nel creare i suoi ineffabili ritornelli, in sottilissimo equilibrio tra fesseria e sarcasmo. Volendo, c’è un precedente illustre, esattamente di 40 anni fa: Carbonara degli Spliff, poi entrati nella band di Nina Hagen (“In paese dei limoni. Brigate Rosse e la mafia cacciano sulla Strada del Sol”).

Non tutti coglieranno l’autentico entusiasmo per quel nostro vecchio pop, e forse qualcuno si offenderà pure: quel che è certo è che anche oggi, le nostre hit estive riescono a regalare, e senza ironia, strofe più cretine di “Le vele e tu diventate neri / ma il cielo ed io non cambiamo mai / Mi sono perso. Ma dove sarai?”. In ogni caso, mentre noi parliamo, i nostri più ispirati musicisti e straordinari producers si preparano a un’estate di idiozie finto-sudamericane bailando su la playa toda la noche con mucho calor e mucha vida loca. Insomma, non ci si può far niente: ognuno ha un suo immaginario tarocco, e deve farci i conti.