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Max Collini commenta i testi dell’indie italiano

La voce degli Offlaga Disco Pax racconta testi, tempi, metodi e linguaggio di quello che tutti chiamiamo indie, da “Tu sapevi un po’ di punk” di Gazzelle fino a “sento il cuore a mille” di Calcutta

Max Collini

Foto: Guido Mencari

Dopo alcune date di riscaldamento e l’apparizione a Propaganda Live, Max Collini, per undici anni voce e autore degli Offlaga Disco Pax, ha portato in tour il suo spettacolo in cui interpreta i testi dell’indie italiano degli ultimi anni. Non potevamo perdere l’occasione, quindi, di chiedere a Collini di scegliere e commentare i versi che considera più significativi della nuova generazione del pop nostrano: Calcutta, i Cani, Gazzelle, Tommaso Paradiso, persino Young Signorino.

“È sempre bello” di Coez

“Oggi voglio andare al mare, anche se non è bello. Oggi sai che voglio fare? Fare come quando piove e io mi scordo l’ombrello”. È il ritornello più appiccicoso da tempo immemore, a cui sento il dovere morale di aggiungere di mio pugno “e quindi prendo l’acqua”, come del resto chiunque dei 43 milioni che hanno visto il video su youtube.

“Paracetamolo” di Calcutta

“… che se mi stringi così sento il cuore a mille, io sento il cuore a mille, sento il cuore a mille…”: come a Stalingrado.

Calcutta è l’autore più rappresentativo della sua generazione. È diventato un riferimento e un modello per tanti giovani cantautori, ma l’autenticità con cui arriva la sua scrittura a chi lo ascolta temo non sia facile da replicare a tavolino nonostante i numerosi tentativi di imitazione. L’eroe del nuovo mainstream di fatto ne incarna e giustifica la sua stessa esistenza.

“Bevanda” di Young Signorino

“Bevanda al gusto di the. Non fidarti di me”.

La trap nostrana nella sua massima espressione algebrica. Young Signorino è un’opera d’arte in sé prima ancora di capire se è arte o meno ciò che fa. Onomatopeico, futuribile, futurista. Consapevole o meno della cosa, somiglia a una sorta di Luigi Ontani di questi tempi diseguali, sperando che l’originale non venga mai a sapere chi ha partorito tale considerazione.

“PAZZESKA” di MYSS KETA

“Dinamite nella sua tasca. Quando arriva Myss Keta in pista finalmente la situa inizia”.

Anonimato meno spinto di Liberato, ma esatta percezione di come vanno le cose del mondo dalla caduta del muro di Berlino. La voce del decennio, iperpolitica e immaginifica. Comprendere il vuoto, farne religione. Concettualmente inarrivabile.

“Punk” di Gazzelle

“Tu sapevi un po’ di punk…”

Gazzelle, Flavio per gli amici, è uno dei reucci della nostra nuova musica leggera. Leggerissima, direi. Sono stato indie prima di te, Flà, e qualcosa non mi torna. In termini strettamente linguistici il suo campionato lo giocavano già i dARI dieci anni fa: “Il cellulare ce l’ho già spento perché per me sei troppo sbattimento”. Bei tempi, quelli dei dARI, e un po’ mi mancano.

“Completamente” Thegiornalisti

“Non trovo sonno, non trovo pace, sento che il cuore va più veloce, solo così sto tanto bene…”

La vita “completamente sold out” di Tommaso Paradiso ha causato eritemi esistenziali a più di qualche invidioso, me compreso. Ma il mestiere c’è tutto, la laurea in filosofia anche e la deriva verso Umberto Tozzi pure. Come se non ci fosse mai stato nient’altro nell’etere dal 1987, il suo nuovo singolo da solista è diventato in un sol giorno l’inno della Leopolda. Musica e parole per i poteri forti, casomai sapessimo dove cercarli.

“Le tue gambe” di Clavdio

“Sulla Togliatti quanta fila c’è. Tutto il mondo sta andando a puttane, compreso me. Sulla Togliatti quanta fila c’è. Perchè le tue gambe me ne ricordano altre. Ricordano risentimenti. E mi ricordano il mare, perchè somigliano a palme. Spero senza noci di cocco. Almeno tu”.

Ha intitolato il suo primo disco Togliatti boulevard, ma in questo brano la sua storia mi appare di vecchia scuola socialdemocratica. Svedese direi. Quelle gambe somigliano a palme. Precisamente Olof Palme.

“Sparire” I Cani

“Quello che non mi fa addormentare non è il Capitale. Non è il triste destino che attende questo mondo cane. È la polvere che sta aspettando il mio ritorno, ma dal blu e dai gabbiani mi accorgo che si fa giorno. E stavolta quando chiuderò gli occhi non voglio sognare, perché pure a sparire ci si deve abituare”.

Contessa (Niccolò) vive e lotta insieme a noi nonostante la sua sfacciata riservatezza pubblica. Ritorna, Niccolò. Lo sappiamo che hai prodotto Coez, ma è tutto dimenticato, è tutto perdonato.

“Sono così indie” Lo Stato Sociale

Sono così indie che Lo Stato Sociale mi fa cagare, ma sul disco ci suono lo stesso” (Nicola Manzan, Bologna Violenta).

Manifesto autoironico con ospiti, nel video ufficiale, tutti quelli di quel momento. Era l’inizio del decennio e i nuovi arrivati di allora adesso sono ovunque. Quelli del video, con poche eccezioni, un po’ meno. Andatevelo a riguardare, probabilmente se avete vent’anni o giù di lì non riconoscerete nessuno, o quasi, a parte loro cinque. Brunori senza barba mentre si toglie “gli occhiali grossi da pentapartito” merita da solo la visione del filmato.

“Proemio” di Dutch Nazari

Edoarduccio Nazari racconta che “c’è chi non si perde d’animo e vive come una conquista le imprese di qualche leader carismatico della sinistra di un altro paese”. Perché il nostro sarebbe anche l’unico paese che chiama “indie” quello che in ogni altra parte del mondo viene chiamato, inevitabilmente, pop.

Le prossime date del tour di Max Collini:

08/11 Piacenza – Musici per caso
09/11 Milano – Arci Bellezza
17/11 Cavriago (RE) – Circolo Kessel
05/12 Torino – Hiroshima Mon Amour
07/12 Saluzzo (CN) – Teatro Magda Olivero
14/12 Foligno (PG) – Spazio Astra
19/12 Roma – Monk

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