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‘Mammamia’, dopo il boom i Måneskin giocano con la propria identità

Stanotte uscirà il primo inedito della band dopo il successo internazionale, una «silly song» tutta sesso, italianità e sberleffi. «Parla della differenza fra quello che senti e come ti percepisce la gente»

Foto: Francis Delacroix

Se sei uno dei Måneskin ed è il 2021 può succederti una cosa del genere: sei in Svezia, hai appena suonato di fronte a qualche migliaio di persone e torni finalmente in albergo. È notte, ma una ventina di fan sono accampati per aspettarti, troppo pochi per non andare a incontrarli. Due di loro, forse una coppia, ti si piazzano davanti con in mano una valigetta. Dentro c’è tutto il necessario per fare un tatuaggio. I due si dicono pronti a gestire qualunque imprevisto e infezione, ma per fortuna dopo un po’ desistono.

Un’altra cosa che può succederti se suoni nei Måneskin nel 2021: sei sul palco di un evento globale di beneficienza, stai suonando il tuo concerto e all’improvviso ti ricordi che oltre al pubblico da quelle parti c’è la Tour Eiffel. Ti giri e guardi al lato del palco, e c’è Ed Sheeran che sta guardando lo show. Oppure, se sei uno dei Måneskin nel 2021, ti è capitato di duettare con Iggy Pop, di scherzare via Instagram con Miley Cyrus, di ascoltare il tuo pezzo ovunque, dalle radio alle pubblicità, o vederlo in cima alle classifiche europee, americane e anche in quelle di Marte e di Narnia, oppure di vendere i biglietti di un tour in meno di due ore.

Come si reagisce a un’annata così? Come si fa a mettere insieme un pezzo, a tornare a scrivere come facevi prima di tutto questo?

Per i Måneskin c’era solo una soluzione: chiudersi in studio e lasciare tutto fuori, soli tra il ronzio degli amplificatori e le vibrazioni della cordiera del rullante, e tirare fuori un pezzo per riderci su. È così che nasce Mammamia, il primo singolo dei Måneskin rockstar globali, una «very silly song», come l’hanno definita durante la conferenza di presentazione in diretta Zoom dal palco dall’SO36, un club leggendario di Berlino dove sono passati anche Iggy Pop e David Bowie. «È la prima volta che pubblichiamo nuova musica dopo tutto quello che è successo, stiamo bene e non vediamo l’ora che arrivi stanotte», dice Victoria. «È un onore essere qui».

Mammamia, che abbiamo ascoltato in anteprima, funziona e piacerà a chi preferisce il lato più sensuale ed elettrico della band. È un pezzo rock con un’anima da club, con la sezione ritmica al centro e molti elementi in comune con I Wanna Be Your Slave, soprattutto in certi scambi tra chitarra e voce. Ma ci sono anche diversi ingredienti in più: un suono acido, un bel break centrale per basso, batteria e voce, un gran crescendo e, soprattutto, un piglio autoironico che non s’era ancora sentito nella musica dei romani.

La copertina di ‘Mammamia’

Mammamia, racconta Damiano, è stata scritta «subito dopo l’Eurovision» ed è nata quasi subito, senza difficoltà. «Avevamo davvero pochi giorni per stare in studio e scrivere nuova musica, ma per fortuna questa canzone è venuta fuori in poche ore. Forse è per questo che ci ha convinto da subito, per noi è un banger. A volte ci vogliono mesi per scrivere un pezzo, altre invece sei davvero ispirato e sei subito soddisfatto. Con questo pezzo è andata così». «Ci siamo divertiti e non l’abbiamo presa troppo sul serio», aggiunge Victoria. «L’abbiamo scritta cercando di godercela al massimo. Era un momento in cui stavamo vivendo tante cose diverse, ma eravamo ispirati ed è stato bello vederla nascere con tanta naturalezza».

Il fatto che Mammamia sia il primo pezzo scritto e uscito dopo l’esplosione dei Måneskin non è da sottovalutare. È una canzone con una missione particolare, complicata: arricchire l’identità di una band diventata fenomeno globale, reagire alle ovvie pressioni di questi mesi e preparare il terreno al tour che seguirà prossimamente. Non è un caso, quindi, che il testo parli della percezione degli altri e anche di un altro elemento diventato centrale negli ultimi mesi, cioè la sessualità.

«Dopo l’Eurovision ci siamo ritrovati addosso un sacco di attenzioni», dice Damiano. «Un sacco di volte è capitato di fare qualcosa che ci sembrava grandioso e che invece è stato criticato. Volevo tradurre quelle sensazioni nel testo, perché spesso non vieni capito o giudicato male. Succede continuamente e volevo prendere in giro quel tipo di situazioni. Nello special, invece, si parla di vita sessuale, ma il messaggio è lo stesso. Anche in quelle situazioni capita di avere gusti e preferenze che la gente considera strane, ma che sono innocenti. Il pezzo parla di come la gente vede quello che fai, delle differenze che ci sono tra quello che senti e quello che viene percepito».

Il titolo e il ritornello di Mammamia, poi, mettono in evidenza un altro aspetto diventato importante per l’identità dei Måneskin: l’italianità. «Volevamo anche prendere in giro gli stereotipi sugli italiani, perché noi ci sentiamo molto lontani da quel tipo di rappresentazione», dice Damiano. «La gente parla molto di come ci comportiamo sul palco, ci hanno accusato di essere selvaggi, drogati… ma noi rispondiamo così: siamo fighi perché siamo italiani. È tutto naturale».

Come tutti i pezzi dei Måneskin, anche Mammamia è stata scritta senza il contributo di altri autori. La band lo sottolinea più volte, è fondamentale per l’identità del gruppo e anche per sentirsi liberi di sbagliare e vivere a pieno la propria musica. «Vogliamo esprimere quello che sentiamo, vogliamo che ogni risultato positivo e negativo dipenda solo da noi», dice Victoria. «Per noi funziona così, siamo giovani e abbiamo tante cose da dire e da sperimentare». «E poi io sono un po’ una diva, non lascerei che nessuno scriva al posto mio», aggiunge Damiano.

La band ha lo stesso approccio anche fuori dalla sala prove e dallo studio di registrazione, non importa quanto il successo sia diventato grande, così come l’attenzione e la passione dei fan. «Noi cerchiamo di essere la versione migliore di noi stessi, non siamo modelli e non vogliamo insegnare niente a nessuno», spiega Damiano. «Noi vogliamo essere il meglio che possiamo. Se poi qualcuno ci prende a modello va bene, ma non sentiamo quel tipo di responsabilità. Ovviamente non vogliamo fare cose stupide in pubblico, ma è più per noi che gli altri (ride)».

Foto: Aidan Zamiri

Quando gli si chiede come si spiegano tutto quello che è capitato in questi mesi, i Måneskin dicono che forse la loro vera forza è l’autenticità. «Non abbiamo nessun segreto, facciamo e diciamo quello in cui crediamo», dice Victoria. «Quando scendiamo dal palco smettiamo di essere rockstar, siamo normali ventenni», aggiunge Damiano.

Se la musica dei Måneskin ha a che fare con l’autenticità, con l’idea della musica rock come luogo dove esprimere e trovare la propria identità, allora è naturale che nei brani (e anche nel loro modo di stare sul palco) si parli anche di pregiudizi e identità di genere. «Non è una cosa che abbiamo scelto di fare», spiega Victoria, «siamo cresciuti così. L’Italia è un Paese conservatore e ci sono molte persone che subiscono pregiudizi. È successo anche a noi, soprattutto quando ci esibivamo in strada. Suonando cerchiamo di mandare un messaggio positivo, di dire che è ok esprimere la propria identità».

Infine, la domanda di rito sul futuro della band. Quando arriverà il nuovo album? «Per ora ci sono i tour, ma continueremo a scrivere», spiega Damiano. «Dobbiamo trovare lo spazio e il tempo per farlo, ma succederà sicuramente. Siamo già al lavoro su alcuni pezzi, ma vogliamo fare tutto come si deve. Ci prenderemo il nostro tempo, senza fretta. Nel frattempo, godetevi Mammamia».

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