Ecco cosa gli organizzatori del Tribeca Film Fest avevano promesso ai fan di Madonna per la première di venerdì sera di Confessions II: «Un’opera visiva ambiziosa della durata di oltre 10 minuti, incentrata sulle prime sei tracce del prossimo album di Madonna». Ecco invece cosa hanno visto: un polittico surreale di donne con raggi laser che fuoriescono dalle parti intime, Benedict Cumberbatch che balla il voguing in bagno e Madonna in tutte le sue diverse identità, da cantautrice vulnerabile a contorsionista capace di ballare su un tavolo mobile.
Oltre a Madonna, il cortometraggio vede la partecipazione di ben 16 celebrità tra cui Sabrina Carpenter, Feid, Debi Mazar, Kate Moss, Julia Garner, Odessa A’zion, Richard E. Grant, Honey Dijon e la figlia di Madonna, Lourdes Leon. I 13 minuti contengono canzoni tratti dall’imminente Confessions II, la specie di sequel di Confessions on a Dance Floor del 2005 che uscirà il 3 luglio, tra cui I Feel So Free e Bring Your Love. Al pubblico è stato chiesto di chiedere i telefoni nelle custodie Yondr per un due ore e mezza dall’apertura delle porte (il resto del mondo dovrà aspettare oggi per vedere il film su YouTube).
A circa 26 ore di distanza dall’esibizione a Times Square che ha letteralmente bloccato il traffico, Madonna è entrata al Beacon Theatre di New York dalla porta di destra, indossando un cappotto bianco piumato, un abito scintillante e occhiali da sole, seguita dai flash dei fotografi fino a quando non si è accomodata. Dopo la fine del film, che si chiude con Lourdes Leon che dice «Stop, stronza», Madonna è salita sul palco per un Q&A con i registi del film David Toro e Solomon Chase, alias Torso. La chiacchierata è stata moderata da Anderson Cooper dopo il forfait di Jimmy Fallon.
Per 45 minuti Madonna ha parlato un po’ di tutto: il suo disprezzo per i cellulari, che, a suo dire, impediscono alle persone di entrare in contatto tra loro (al Coachella «avevano tutti il telefono in mano e non sapevo che aspetto avesse nessuno»); i suoi ricordi della scoperta dei locali gay a Detroit («lì era tutto gratis«); la sensazione di sentirsi fuori posto a New York, motivo per cui leggeva F. Scott Fitzgerald («non Il grande Gatsby») nei locali; i ricordi di quando si baciava con Mazar «solo per attirare i ragazzi»; le esigenze fisiche di esibirsi dal vivo e le numerose risposte evasive alle domande su un tour imminente («Potrebbe essercene uno»); e, naturalmente, il film, che ha assicurato non essere un videoclip musicale. «Il cinema ha ispirato buona parte della mia vita», ha detto, prima di tirare fuori la sua Norma Desmond interiore: «In qualche modo la parola video sembra volgare. Era bello quando c’eravamo solo io e MTV».
Il film ha tutte le caratteristiche di un grande e appariscente video di Madonna, comprese immagini altamente sessualizzate che i puritani di MTV avrebbero bandito, eppure sembra una cosa diverse, né un videoclip né un cortometraggio, ma una stravagante storia della buonanotte. Le canzoni inedite (Good for the Soul, One Step Away, Danceteria e Read My Lips) hanno gli stessi ritmi facilmente ballabili dei singoli che si sono già sentiti fondendosi in una sorta di sogno febbrile.
Il video inizia con Madonna da sola in una stanza, inseguita da donne in lingerie con le telecamere, finché improvvisamente si ritrova in una foresta e una luce bianca le esce dal pube… per poi passare a laser verdi che spuntano dalle vagine di donne distese a gambe divaricate e dai sederi di gente a quattro zampe. «Devo davvero fare i complimenti a questi ragazzi per gli effetti visivi», ha detto Madonna, rivolta ai registi. «In particolare, non avrei mai immaginato dei laser uscire dalle vagine delle ragazze. Onestamente, avrei voluto provarci, ma a quanto pare fa venire un caldo pazzesco».
Nel film c’è un locale gay dove cantano Madonna e Carpenter e balla Garner, il bagno dove bacia uomini che sceglie dagli orinatoi, donne BDSM avvolte in lattice nero che mangiano banane e Lourdes Leon, che ha ricevuto gli applausi più fragorosi di tutti i cameo dal pubblico del Beacon, a chiudere il film.
«All’inizio avevo pensato di chiederle di fare il film, ma lei rifiuta sempre tutto ciò che mi riguarda», ha detto Madonna. «Abbiamo scritto una canzone insieme che è sul mio album. Si intitola The Test. È bellissima. L’abbiamo scritta in studio insieme, ed è stato una sorta di momento di riconciliazione tra noi. È incredibilmente talentuosa, molto più di me. E non lo dico perché sono sua madre».
La realizzazione del film ha richiesto sei mesi, tra riprese a Londra, Los Angeles e New York, nel corso dell’anno e mezzo che Madonna ha dedicato all’album Confessions II. «Volevamo creare un disco che si potesse ascoltare ballando dall’inizio alla fine, qualcosa che ti portasse in un viaggio. Verso la fine diventa un po’ più riflessivo, emozionante e intimo»·
In definitiva, però, ciò che conta è come la musica ti emoziona, fisicamente e metafisicamente. «Non voglio fare musica senza senso. Voglio fare musica che abbia un significato. La musica dance ti fa muovere il corpo e ti fa sentire il ritmo. È come se ti connettessi all’universo e ad altri esseri umani»·
La connessione è ciò che interessa di più a Madonna in questo momento. «Il film parla di connessione. Esco dalla solitudine di questo appartamento e vado dritta in una foresta di gente col laser che esce dal sedere. Devi vivere, correre dei rischi, essere curioso, osservare le cose… e mettere via quel cazzo di telefono».















