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Ma il giovane Lucio Dalla era davvero ‘Geniale’?

La ristampa di ‘Geniale?’, disco live registrato a un passo dal Sanremo di ‘4/3/1943’, ci permette di ascoltare un artista in piena evoluzione, alla ricerca di un’identità, ma già brillante ed eccentrico

Lucio Dalla nel 1971

Foto: Mondadori Portfolio by Getty Images

Non bastasse il resto, Lucio Dalla aveva pure un talento autoironico – e in questo senso persino caustico – per titolare le proprie opere. Prendiamo per esempio Lucio dove vai?, messa in chiusura dell’album Storie di casa mia del 1971, lì in fondo magari per rimarcare quella stessa crisi d’identità (“Neppure tu sai più perché, ma canti, ma canti”) che qualche mese dopo l’avrebbe portato a collaborare con Roberto Roversi, compiendo un suicidio commerciale e una scelta ostica e impopolare per una popstar allora appena sbocciata. Oppure prendiamo Geniale?, raccolta di più o meno inediti dal vivo risalenti agli esordi fra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70, pubblicata come lavoro minore nel 1991 – dopo il successo, quello sì, di Attenti al lupo – e finita fuori catalogo, prima di venire ristampata dalla Sony in questi giorni in una nuova edizione con booklet, note storiche e parecchi brani extra.

In entrambe le occasioni, si tratta di un recupero di nastri sporchi di live tenuti fra il 1969 e il 1970, subito precedenti al Sanremo di 4/3/1943, che per la prima volta ne avrebbe imposto la figura al grande pubblico. Al contrario, quindi, qui c’è un Dalla debuttante e sconosciuto, in piena gavetta, che cerca di costruirsi un’identità fra esperimenti, testi scritti da altri e piccoli concerti insieme a Gli Idoli, la sua backing band dell’epoca con cui ha condiviso la scoperta del mondo e un primo album semiclandestino, quel 1999 (addirittura del 1966) nascosto nel curriculum.

Ecco: se abbiamo tracce di quella stagione, è merito soprattutto di Giorgio Lecardi, il batterista del gruppo che nel 1991 aveva tirato fuori dalla soffitta alcune di queste registrazioni, per accontentare un Lucio alla ricerca delle proprie radici artistiche, e che qualche tempo prima della sua scomparsa gliene avrebbe poi sottoposto anche un secondo lotto, ritrovato a casa di amici e che oggi compone la parte bonus della ristampa. Con risultati – va detto – comunque presentabili per qualità audio, nonostante i mezzi spartani con cui sono stati originariamente raccolti.

Ma è chiaro che il senso di un’antologia come Geniale? non è nella pulizia del suono, quanto nel fornire un ritratto di cosa fossero gli esordi nel mondo del pop di Dalla, dopo il battesimo nel jazz. Affidandoci all’ironia del titolo: se, appunto, dietro canzoni che non si filava nessuno (a proposito: interessanti gli intermezzi da intimo cabaret fra un’esibizione e l’altra, come i pochissimi applausi; testimonianze di un altro mondo, davvero) ci fosse un genio incompreso o solo un artista ingenuo. Gli aneddoti, del resto, un po’ li conosciamo: nei ’60 lui era freak per definizione, si faceva vedere in giro con una gallina al guinzaglio e ciliege appese alle orecchie, ai concerti raccoglieva più ortaggi che applausi e all’Ariston segnava passaggi anonimi, mentre la RCA si rifiutava di continuare a stampargli i dischi perché non vendevano. Probabilmente a salvarlo dal pensiero di smettere è stata giusto la cocciutaggine – o il gusto, sempre pronto a tornare più avanti, di provocare e comportarsi da giullare, chissà.

Però se da un lato racconta un’icona che così di rottura non sarebbe più stata, dall’altro le tracce di quegli anni sono effettivamente curiose, specie se messe in prospettiva con ciò che sarebbe venuto dopo, piuttosto che rilevanti a livello artistico. Per dire: sapevate che Dalla è stato addirittura un cantante beat à la Equipe 84? E che per un certo periodo, poi, ha provato a mettersi in scia della musica leggera dell’amico Luigi Tenco? Per non parlare dell’uso delle chitarre: l’artista che dieci anni dopo avrebbe dato origine al soft rock all’italiana insieme a Ricky Portera, agli inizi odiava le sei corde, e infatti qui è tutto un blues-rock con basso, batteria e organo Hammond.

Geniale?, insomma, racconta le prime esperienze sul palco di un ventenne uscito dal jazz, attento all’improvvisazione ma in cerca di una propria dimensione, fra blues calligrafici (Gragnanino blues, Il mio fiore nero), inseguimenti sciancati e abbastanza anonimi al pop modaiolo di allora (Sylvie e soprattutto Il cielo, à la Jimmy Fontana, di diritto fra gli episodi meno ispirati della sua carriera), canzoni in stile Dik Dik (Non è una festa) e cover – che esordiente sarebbe, sennò? – in realtà neanche troppo scolastiche, come quella di Georgia on My Mind. Non a caso, infatti, l’aspetto interessante di queste registrazioni è come la personalità di Lucio, pur senza il contenitore giusto per esprimersi, venga fuori a sprazzi sporcando un abito che non gli apparteneva già allora. Ecco quindi l’ironia di Quando ero soldato, quasi un canto da osteria ironico e sparagnino, con finale disperato su un rimpianto della naja, oppure i primi passi di un cantato scat e jazzistico che in futuro sarebbe diventato il piatto forte della casa (Etto), il quadretto post atomico di 1999 (con testo di Sergio Bardotti), il gusto per il divertissement e una voce – questa sì – da far invidia anche alle produzioni successive.

Materiale preistorico e premonitore, certo, da salvare e riscoprire. Perlomeno finché, ovviamente, non arriva una primordiale e insolita 4/3/1943, blues, con l’Hammond, vivaddio senza censure (Gesù Bambino che bestemmia e beve vino fra i ladri e le puttane), a ristabilire le gerarchie. Siamo alla fine del disco originale: dalla musica beat si passa alla canzone d’autore e specie in un album così ci si rende conto sia dello spessore del pezzo in sé e sia di come l’abito stia molto meglio a Dalla, dando finalmente riflesso alla personalità eccentrica, malinconica e romantica. Tra l’altro, fu durante uno di quei concerti che il brano fece innamorare i discografici di Sanremo, da convincere Lucio a portarla al Festival, quindi verosimilmente ascoltarono proprio questa versione. Tradotto: il disco in questione contiene, più che ciò che Dalla era, ciò che non era ancora; e serve a farne una mappa delle radici e degli inizi freak e dimenticati, certo, ma anche a ricordare quanto la ricerca di una propria “voce” sia un affare difficile e fondamentale anche per un genio come lui. Appunto: Geniale? Neanche troppo, qui. Autoironico, quello sì, senz’altro.

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