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Viaggio nell’assurdo evento di lancio del nuovo album di Kanye West

Venerdì sera, in un cinema di Detroit stracolmo di fan eccitati, West ha presentato il suo disco quasi-gospel ‘Jesus Is King’, un documentario su un edificio per le esibizioni di un coro e una nuova linea di merch

Kanye West

Foto: Rich Fury/Getty Images

È venerdì sera e duemila persone, tutte accalcate nel Fox Theatre di Detroit, sono chiaramente preda di un’eccitazione febbrile. I fan seguono Kanye West ovunque vada; sul palco, sotto al balcone, vicino al mixer. La sicurezza fa fatica a tenerli lontani dai corridoi, all’interno della platea o persino seduti al loro posto. “Scendete dalle sedie! Non siete a casa vostra”, grida un uomo in fondo alla prima fila agitando una torcia nell’oscurità della sala. L’esibizione di West non arriverà mai, ma sembra che non importi a nessuno.

“Questa sera vi faremo vedere tre cose”, dice West al pubblico – che aveva convocato in una manciata di ore – dal balcone accanto a sua moglie, Kim Kardashian West, e alla figlia North. La prima è un documentario, girato da Nico Ballesteros: racconta l’incontro di West con l’artista James Turrell – lo stesso che ha ispirato il progetto delle case popolari del musicista – e la costruzione di un edificio concepito per le esibizioni di un coro. Vedere il film ha trasformato Jesus Is King: A Kanye West Experience in una premiere musicale piuttosto insolita.

La seconda cosa che West aveva in serbo è più difficile da descrivere. Si tratta di alcune scene di un film, diretto dal suo storico collaboratore Nick Knight, dedicato alle performance del Sunday Service, l’ultimo marchio di fabbrica della produzione di West. L’ultima scena proiettata mostra una versione piano e voce di Street Lights, la ballata del 2008 incisa per 808s and Heartbreaks. West spiega che il film arriverà al cinema a ottobre; secondo le Instagram stories pubblicate da Kim Kardashian venerdì il titolo definitivo sarà Jesus Is Lord.

Dopo la proiezione, West lascia il balconcino per avvicinarsi al mixer e congratularsi con Ballesteros e il suo team. Adesso, annuncia, inizierà la presentazione del nuovo album. I fan esplodono di gioia. L’evento, alla fine, sarà davvero il primo ascolto mondiale di Jesus Is King. È una sorpresa: anche se la serata portava il nome del disco, fino alla conferma ufficiale di West in persona nessuno sapeva davvero cosa aspettarsi.

Nonostante molti fossero convinti che l’ascolto avrebbe coinciso con l’uscita ufficiale, è subito chiaro che Jesus Is King è un progetto assemblato di recente. West aggiunge che ha registrato una strofa subito prima di arrivare al cinema. Ma non importa, bastano le prime note per trasformare l’evento in qualcosa di molto simile alla premiere di Life of Pablo – nel 2016 al Madison Square Garden – o al lancio di ye in Wyoming. Kanye ascolta l’album e annuisce, rappa insieme a un “work in progress”, si ferma e spiega ai fan cosa stanno ascoltando. L’energia del pubblico fa sembrare tutto un live vero e proprio – e rende i testi praticamente indecifrabili.

Nel frattempo, del nuovo merchandise viene passato di soppiatto tra le fila del pubblico, attirando subito molte attenzioni – West, a questo punto, è rispettato da designer quanto lo è da musicista. Quando tutti si rendono conto di quello che sta succedendo, i nuovi vestiti (apparentemente disegnati da West) sono diventati il punto focale di tutto l’evento.

A contribuire alla mistica della serata anche la richiesta (piuttosto insistente) di consegnare i telefoni all’ingresso; West ha organizzato una partnership con Yondr, l’azienda che blocca gli smartphone ai concerti, e il risultato è che il cinema è totalmente avvolto nell’oscurità. I fan cercano disperatamente di usare i telefoni, e alla fine chi è riuscito a liberarsi della confezione magnetica in cui erano nascosti ha pubblicato qualche video su Twitter.

Nonostante Kanye abbia passato tutto l’ultimo anno a organizzare i concerti a tema cristiano del Sunday Service, Jesus Is King non è un album gospel. Si sente l’influenza di alcuni arrangiamenti tipici del genere – questo potrebbe essere il suo primo album “pulito” –, ma questo è senza ombra di dubbio un album in perfetto stile Kanye West. C’è il gospel, sì, ma ci sono anche le batterie trap, atmosfere ambient, moltissimi sample e così via.

“Cerchiamo tutti di fare del nostro meglio, e tutti falliamo”, dice a un certo punto West per presentare Hands On, un brano scritto insieme al cantante gospel Fred Hammond. Tra gli altri ospiti c’è il sassofonista Kenny G (lo stesso che ha suonato per Kim Kardashian a San Valentino), Ty Dolla $ign e presto anche Nicki Minaj, che ha registrato una strofa proprio venerdì sera.

A volte, Kanye torna al microfono per dare istruzioni al pubblico. “Questa è una melodia da stadio, da urlare durante una partita di calcio”, dice a un certo punto incoraggiando tutti a cantare.

Ci sono due brani che spiccano nella scaletta di Jesus Is King, e l’eccitazione del pubblico in sala lo conferma. Il primo è Follow God, con un sample e una struttura molto simili a quanto fatto in Come Back Baby – uno dei momenti più riusciti di Daytona, l’album prodotto per Pusha T. È in questo momento che i fan saltano in piedi sulle sedie e disobbediscono alla sicurezza, incapaci di contenere l’entusiasmo. Il secondo brano è On God, prodotto da Pi’erre Ourne, una sorpresa assoluta anche per chi aveva ascoltato i leak circolati online prima dell’evento.

Per quanto riguarda i testi, Kanye sta alla larga da tutte le controversie che l’hanno accompagnato negli ultimi anni: Jesus Is King, insomma, è tanto politico quanto lo era ye. Chiunque voglia che West approfondisca la sua relazione con il presidente resterà deluso, e sembra proprio che ai suoi fan – sia nel teatro che fuori – non importi granché.

Al contrario, West è tornato su territori più familiari, soprattutto sulle sue difficoltà ad accettare il suo ruolo di celebrità e di artista. “Millions of people, trying to get on the scene / and everyone’s sellin’ their soul, everyone’s sellin’ their soul / Everyone swear they woke, but every everyone walkin’ dead eyes closed, L.A. monster”, canta a un certo punto.

Alla fine, quando i fan hanno riacceso i telefoni hanno scoperto – sempre grazie a Kim Kardashian – che per l’uscita di Jesus Is King ci sarebbe stato da aspettare ancora qualche giorno. È la seconda volta, quest’anno, che Kanye rimanda un suo album. Jesus Is King, però, sembra promettere meglio di Yandhi. “Sono felice che stia lavorando al materiale del leak, ma avevamo già ascoltato le altre canzoni quindi sono un po’ deluso”, ha detto Zach Porter, un fan di Detroit. “Ma a questo punto… i fan accetteranno qualsiasi cosa. Kanye, fai uscire l’album”.

Usciti dal cinema, abbiamo scoperto che il merchandising distribuito poco prima era già disponibile online – a prezzi esorbitanti. Per la musica, invece, pare non ci sia da aspettare ancora molto.

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