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Slash è sempre garanzia di godimento

Il concerto di Slash con Myles Kennedy e i Conspirators al Fabrique di Milano è uno di quelli che rispettano tutti i sacrosanti canoni del rock d'annata e dannato, uno spettacolo che non tradisce mai le aspettative e salva parecchie anime perse

Slash al Fabrique

Quanto gode Slash a suonare la sua Les Paul e quanto gode il pubblico a vederlo su un palco più raccolto, in un ambiente per così dire più intimo rispetto alle sconfinate praterie in cui solitamente galoppa con i Guns n’ Roses.

Il concerto di Slash con Myles Kennedy e i Conspirators al Fabrique di Milano è uno di quelli che rispettano tutti i sacrosanti canoni del rock d’annata e dannato, quel tipo di musica e annesso spettacolo che non tradisce mai le aspettative e salva parecchie anime perse.

Baffetti adolescenziali e baffoni a manubrio, acne e capelli bianchi, grandi e piccini: un muro di gente che reagisce in modo più o meno scomposto ai riff e agli assoli di Slash. Più che una scazzottata, una partita a tennis tra la sua chitarra e la voce di Myles Kennedy, ben più pulito ed educato rispetto ad Axl, e anche per questo vincente.

Il “buonasera Milano” d’ordinanza arriva dopo il quarto pezzo in scaletta, Ghost, e un paio di rocker in sala rispondono dandosi un cinque altissimo, birra contro birra trascinati dal passo dell’oca di Slash che fa perdere la testa al Fabrique, un’impennata dopo l’altra e, chissà come, la tuba non si stacca mai da quella giungla di ricci.

Tra i momenti più sleazy del concerto, i pezzi cantati dal bassista Todd “Dammit” Kerns, We’re All Gonna Die (“so let’s get high!”, d’accordissimo tutti i presenti) e Doctor Alibi, dedicato a Sua Maestà Lemmy Kilmister, che dall’alto dei cieli o più probabilmente dal basso degli inferi annuisce soddisfatto.

Perennemente tenuto d’occhio dal fidato brontosauro appoggiato sulle sue sei casse Marshall, Slash ipnotizza il pubblico con un grande classico da dinosauro del rock: la doppia chitarra per The One You Loved Is Gone, sei corde sotto e dodici sopra, e lui sembra avere quattro mani.

Il treno dei Conspirators corre ancora più veloce quando anche Myles Kennedy si mette a suonare la chitarra: tre-chitarre-tre sul palco e il testosterone-rock fa esplodere in un orgasmo la sala.

Su Driving Rain il singalong è furioso e poco dopo l’urlo disperato di un fan – “Paradise City!” – Slash risponde con il riff di Nightrain, unica cover dei Guns n’ Roses della serata e dimostrazione che il vino da quattro soldi cantato nel pezzo è stato il miglior carburante del rock’n’roll anni Ottanta.

Epica la ballad Starlight seguita dall’attacco motorheadiano di World on Fire e al Fabrique sono davvero fuoco e fiamme. Olé-olé-olé-olé: botta e risposta con cori da stadio tra la chitarra di Slash e i fan in delirio. Anche questa messa è stata celebrata, andiamo in pace.

Slash, Myles Kennedy e i Conspirators torneranno presto in Italia: il 30 giugno al NoSound Fest di Servigliano (FM) e, ancora meglio per i nostalgici delle scorribande sul Sunset Strip, il 6 luglio al Rock the Castle di Villafranca di Verona in compagnia di Dee Snider dei Twisted Sister, Sebastian Bach degli Skid Row e Richie Kotzen. E tra gli altri cavalli di razza presenti al Rock the Castle: Dream Theater il 5 luglio e un terremoto thrash metal il 7 luglio con Slayer, Phil Anselmo, Overkill e Sacred Reich.

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