Foto Kimberley Ross

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RS Profondo Backstage: l’ultima festa di Cosmo

Siamo stati al CosmoDay, l'evento finale del suo tour al Mediolanum Forum di Assago. Sotto il palco, ma soprattutto dietro le quinte per fissare in un video quel bellissimo caos

Non c’è l’Italia incattivita, questa sera. È rimasta fuori, sotto la pioggia che martella Milano da qualche ora e sporca la neve caduta nei giorni scorsi. Non ci sono gli hater, non ci sono gli hashtag, non ci sono filtri. Di nessun tipo.

Entrare al Forum durante il CosmoDay, l’evento finale, il Concertone della carriera di Cosmo fa un po’ impressione: sarà il palco gigantesco, saranno gli schermi enormi, sarà che è davvero pieno in ogni angolo (qui l’intervista al lighting designer Christoph Schneider). Oppure che questa festa continua da tre giorni, sul tram, poi sul treno (ma forse è un anno, da quando è uscito Cosmotronic che ci ha conquistato e preso a schiaffi) è arrivata all’ultimo capitolo e un po’ ci fa male, un po’ vorremmo finisse subito. Non averne mai abbastanza, questo è il mantra di stasera. Mai abbastanza.

L’ha detto anche lui, questo spazio se l’è conquistato poco per volta, una spallata e un kick, una spallata e un kick, che hanno spostato in là il muro tra generi, tra club, locali, confondendo e mescolando tutto. Frullando tutto, fino a non pensare a niente.

È il casino, il disordine – non a caso il titolo dell’ultima canzone di stasera – è quello che tiene tutto insieme. “Te lo ricordi il 2 febbraio 2019?”, una Genesi vista a posteriori, in principio era il caos, caos eri e caos ritornerai. Ritorneremo tutti.

Tutti qui, tutti sudati, con i cocktail rovesciati, tutti contenti, implacabili ballerini di una tribù che balla

 

L’unione dei corpi, della gente sotto palco, chi viene da lontano, da vicino, One Nation Under a Groove. Tutti qui, tutti sudati, con i cocktail rovesciati, tutti contenti, implacabili ballerini di una tribù che balla. Quello che Cosmo ha fatto è stato sfondare, confondere, riposizionare tutto. Far diventare Ivrea una città con una vita club oltre al Carnevale, far diventare M¥SS KETA una bandiera dell’iperfemminismo milanese, tutto sushi e coca. A riposizionare l’MDMA sui maxi schermi del Forum, sbagliatissimo, giustissimo. È oltre il politicamente corretto, Cosmo, lo è sempre stato.

Senza filtri, dentro tutti. Dall’improbabile visionario Gioacchino Turù a Marracash, dritto e preciso, da Achille Lauro e Boss Doms, frères di sangue, a Calcutta, che sale per mezzo ritornello sul palco, per leggere un po’ di ringraziamenti e per far partire basi al momento sbagliato.

È il caos, bellezza. E questa notte è stato bellissimo.