Home Musica Live

Reggiseni e nuovi amici: i Canova all’Alcatraz

Universitari e arietta frizzante. Quattro ragazzi e un concerto semplice, diretto e schietto

I Canova all'Alcatraz

Foto di Elena Di Vincenzo

È successa una cosa curiosa, pochi minuti prima dell’inizio del concerto dei Canova all’Alcatraz di Milano. Dalle casse parte Under Cover of Darkness degli Strokes, inno, bandiera e rivoluzione indie rock del 2011. Nessuno, incredibilmente, si muove. Ma non perché non siano felici di stare dove stanno, proprio perché non hanno idea di cosa sia quel riff, non sanno, non conoscono. Dopo, c’è L’anno che verrà di Lucio Dalla. Tutti cantano tutto, dall’inizio alla fine. Da quando sei partito c’è una grossa novità: la musica italiana sta rosicchiando spazio anche agli Strokes, che per i Canova sono di certo dei miti.

Salgo su un palchettino a lato del palco. Davanti a me, ci sono i genitori dei Canova. Fanno filmati di continuo, sono orgogliosi, come qualsiasi genitore sarebbe. Mettetevi nei loro panni: in pochissimi anni si sono ritrovati a vedere il figlio canticchiare in camera le canzoni che scriveva con i suoi amici a restare incastrati in una tribuna sopra il palco assieme gente che beve birra e si abbraccia, saltando.

I Canova. Foto Elena Di Vincenzo

I Canova hanno fatto un’operazione precisa e diretta: hanno preso per le redini l’esplosione del pop/rock fatto in casa e si sono fiondati su una categoria precisa. Racconti universitari di moto in tangenziale, di magliette dei Doors, delle vacanze in Salento (quelle di due anni fa). Tutti si perdono lì in mezzo, tutti stasera hanno un altro/a a cui dedicare anche solo un pezzetto delle canzoni che cantano e saltano. O, forse, sono qui per cercarlo. Perché tra le groupie con i reggiseni da slacciare, le ragazze trovate al bar “nude sotto la gonna”… C’è un’arietta frizzante, carica di feromoni, tra il pubblico. Io sono dietro ai genitori dei Canova, vabbè.

Il concerto è questo: emozioni e racconti sinceri, scritti bene, cantanti bene, suonati bene. E buttati in faccia a gente che li vuole sentire, li vuole capire, vuole piangere e saltare. Diretto, senza troppi casini.

Si sparano i coriandoli, c’è spazio per la cover di Rolls Royce di Achille Lauro.

Alla fine si contano quattro reggiseni sul palco. Le ragazze cantano che stasera “un threesome si potrebbe fare” sulle spalle dei loro fidanzati – o chissà, amici, magari conosciuti stasera, due canzoni prima.

Le mamme dei Canova sorridono. Tutto bene.

Leggi anche