«Questa è storia»: i primi due giorni dei Metallica a Las Vegas | Rolling Stone Italia
Life Burns Faster

«Questa è storia»: i primi due giorni dei Metallica a Las Vegas

Gli show allo Sphere con le scalette diverse, la città trasformata in una fantasia metal, le reazioni dei fan, il concerto che diventa colonna sonora delle immagini. «Tecnologia moderna e vecchi che suonano a tutto volume»

«Questa è storia»: i primi due giorni dei Metallica a Las Vegas

Metallica

Foto: Ross Halfin

Ma quale “Welcome to Fabulous Las Vegas”. La scritta che dovrebbe accogliere i visitatori della Sin City è “Welcome to Planet Metallica”. Si vedono ovunque magliette nere dei Metallica, sullo Strip, nei casinò, a bordo piscina, perfino sulle gondole del Venetian. I biglietti per la residency Life Burns Faster allo Sphere sono andati esauriti in fretta e forse chi è riuscito a prenderne uno vuol farsi notare.

La band ha chiamato takeover la residency a Las Vegas, una specie di convention a tema Metallica, una band che è uno stile di vita: bar per i fan, un enorme pop-up store e perfino una raccolta di sangue… oltre naturalmente ai concerti. I Metallica e i loro fan hanno già colonizzato altre città con eventi del genere, ma qui sembra tutto diverso.

«Stanotte ho sognato che suonavamo alla Sphere», ha detto James Hetfield giovedì. «Era fantastico. È come sogno che si avvera, e anche molto di più… Dopo 45 anni, si sono ancora tanti modi per divertirsi».

I Metallica hanno sempre puntato a essere la band più grande d’America e lo Sphere ha dato loro la possibilità di mettere in scena la produzione più imponente della loro storia. Le foto e i video che vedete sui social non rendono l’idea, non fanno capire che cosa significa essere letteralmente circondati dai visuals. A volte è persino disorientante. La corsa sulle montagne russe in stile realtà virtuale creata per Wherever I May Roam – un viaggio a tutta velocità attraverso New York, Hollywood, Stonehenge e il negozio di dischi di Nashville Grimey’s – è così reale da farti venire il mal d’auto («Quanti di voi hanno vomitato?», ha chiesto Hetfield). E la sfera simile a una luna che sabato è precipitata sulla band durante Enter Sandman sembrava davvero un Planet Metallica, con tanto di una “M” appuntita sulla superficie, che aumentava di grandezza più si avvicinava.

È passato più di mezzo secolo da quando i Pink Floyd hanno reso spettacolari e fuori scala i concerti. Allo Sphere i Metallica hanno perfezionato quel concetto. Per le migliaia di fortunati che sono riusciti a entrare, fra cui Jack White e Matthew McConaughey, è stato esaltante. «Questa è storia», ha detto sabato un fan nel bagno degli uomini. «Vale il prezzo del biglietto».

Metallica - Sphere - For Whom the Bell Tolls (Las Vegas, NV - October, 3 2026)

Per i primi due concerti della residency giovedì e sabato serqa, un No Repeat Weekend come lo chiamano loro, la band ha suonato due set list completamente diverse pescando soprattutto da Master of Puppets, uscito 40 anni fa, e dal Black Album. Tra le 30 canzoni suonate ci sono hit come Enter Sandman, One e Master of Puppets, ma anche pezzi che fanno di rado come Devil’s Dance, tratto dal recentemente ristampato ReLoad, e i 10 minuti di … And Justice for All, il tutto naturalmente,per la gioia dei fan. La band è in ottima forma, suona con precisione dovendo sincronizzare il suono con le immagini. Le scene generate al computer, in uno strano gioco di prospettive, sono al centro dello spettacolo.

E così per una volta chi era nei posti in alto più lontani dal palco, i cosiddetti nosebleeds, si è trovato in una posizione migliore rispetto a chi era di sotto che deve decidere se guardare le immagini che coprono l’interno dello Sphere o il palco. È uno spettacolo degno di uno stadio con una differenza non da poco: a Las Vegas sembra che i Metallica suonini la (splendida) colonna sonora di immagini a tratti sbalorditive. Per dirla con Hetfield, «tecnologia moderna e vecchi che suonano a tutto volume».

La parte visiva funziona meglio quando c’è un legame con le canzoni. Per lo strumentale The Call of Ktulu il mostro Cthulhu di H.P. Lovecraft emerge dall’oceano e semina distruzione sulla Strip di Las Vegas. In For Whom the Bell Tolls il racconto di Hemingway sui soldati della Guerra civile spagnola che guardano il cielo poco prima di morire è accompagnato da immagini di una chiesa bombardata e della cabina di pilotaggio di un aereo da caccia. Durante One, altra canzone sulla guerra, ecco soldati in marcia finché un’esplosione li trasforma in scheletri ambulanti. Sono momenti davvero immersivi quelli in cui prendono vita le copertine degli album, pare così di essere coinvolti nella rivolta carceraria di … And Justice for All, di essere sulla sedia elettrica di Ride the Lightning, di essere sepolti dai detriti carbonizzati di 72 Seasons (grazie al cielo non hanno animato la cover di Load).

Non tutte le immagini sono altrettanto spettacolari. Sad but True, uno dei pezzi più heavy della band, è accompagnato da mani che impugnano martelli e uomini che camminano. Durante Orion, uno strumentale che in teoria parla di un gigantesco e cazzuto gigante della mitologia greca, si vedono solo i musicisti della band. E fa uno strano effetto sentire Hetfield cantare “Gimme fuel, gimme fire!” senza veri effetti pirotecnici.

Non che i 17mila dello Sphere si siano lamentati. È del resto difficile non venire travolti da uno spettacolone del genere. I fan della band vivono Metallica, respirano Metallica e, almeno quelli che hanno donato, sanguinano Metallica. Per loro, vivere un evento unico e sentirsi parte di una comunità è impagabile. Il tizio accanto a me sabato sera ha suonato la batteria con le mani per tutto il concerto, una coppia alle mie spalle continuava a dire quanto sembrava felice Hetfield. E poi c’era anche il fan che ha fatto capire chiaramente che quello era il Natale in anticipo: è arrivato a entrambi i concerti vestito da Babbo Natale e, dallo Snake Pit di fronte al palco, ha salutato i musicisti come avrebbe fatto proprio Santa Claus.

Metallica - Sphere - One (Las Vegas, NV - October, 3 2026)

Life Burns Faster è un evento anche fuori dallo Sphere, con varie “esperienze” dedicate ai fan. Nel pop-up shop c’è qualcosa di più delle solite magliette e poster: set fotografici permettono di entrare nelle copertine degli album, ad esempio sedendosi sulla sedia elettrica di Ride the Lightning, e c’è una replica del famigerato garage della Metallica Mansion dove la band ha scritto Master of Puppets. I fan disposti a spendere per le esperienze VIP possono visitare il Black Box, un bar speciale che comprende una replica della “tuning room” dove possono suonare le chitarre di Hetfield, Hammett e Trujillo e posare accanto alla batteria di Ulrich (un cartello avverte che non vengono distribuite bacchette onde evitare il caos), e poi visitare un museo dei Metallica dove sono esposti un basso di Cliff Burton e alcuni testi scritti a mano, ascoltare demo e canzoni rare in un music bar, tra cui, non a caso, la versione uscita su Napster di I Disappear. E insomma Las Vegas è diventata una destinazione turistica per i fan dei Metallica.

C’è chi, come Robert Slayback che viene da New York, ha permesso al figlio di saltare qualche giorno di terza media per venire a Las Vegas. «È un buon motivo per saltare le lezioni, no?», mi dice mentre è in fila per entrare nel Black Box, dove è prevista una trasmissione della stazione di SiriusXM dedicata alla band. «La ascoltiamo sempre in auto. Mi ha detto: “Papà, ci sarà [l’archivista dei Metallica] Spider-Dan”. Non è uno della band, gliel’ho detto, ma lui è comunque gasatissimo».

Fan arrivati da tutto il Paese hanno trasformato il concerto in un viaggio-vacanza. Degli amici fuori dal pop-up shop mi dicono che sono arrivati in aereo da Illinois, Pennsylvania, Indiana e Minnesota per passare qualche giorno al Life Burns Faster. «Abbiamo sui 40 anni e alla nostra età, con dei figli, è difficile riuscire a fare cose del genere», mi dice uno di loro. «Quindi le aspettative erano molto alte. Le storie che abbiamo sentito sullo Sphere erano incredibili, ma il concerto è andato oltre ogni aspettativa. Ne è valsa la pena al 100%».

Metallica - Sphere - Creeping Death (Las Vegas, NV - October, 1 2026)

Sabato la band ha fatto capire di essere consapevole dell’impatto che ha sulla vita delle persone. «Siamo profondamente grati a tutti voi per aver trovato il tempo, fatto lo sforzo e speso i soldi per essere qui di persona a celebrare questo momento con noi», ha detto Hetfield dopo Leper Messiah. «Non lo diamo per scontato». Ancora più significativo è  ciò che ha detto all’inizio del concerto, subito dopo aver aperto con la amatissima Blackened: «Siete con noi? Noi siamo i Metallica e anche voi lo siete».

È una cosa evidente, eccome, al casinò che dopo il concerto viene invaso da orde di persone in maglietta nera dei Metallica. Davvero foto e video non possono far capire cosa significa vedere i Metallica allo Sphere e allo stesso modo è impossibile spiegare il senso di cameratismo che c’è tra i fan. Come si usa dire, quel che succede a Las Vegas resta a Las Vegas.

La set list dell’1 ottobre

Battery
Creeping Death
Now That We’re Dead
Sad but True
The Shortest Straw
Wherever I May Roam
The Day That Never Comes
… And Justice for All
Kirk Hammett and Rob Trujillo “Doodle”
Nothing Else Matters
The Call of Ktulu
Lux Æterna
Ride the Lightning
The Memory Remains
Seek & Destroy
Master of Puppets

La set list del 3 ottobre

Blackened
Fuel
Leper Messiah
Devil’s Dance
72 Seasons
King Nothing
Welcome Home (Sanitarium)
The Outlaw Torn
Kirk Hammett and Rob Trujillo “Doodle”
The Unforgiven
Orion
Hardwired
Whiskey in the Jar
For Whom the Bell Tolls
One
Enter Sandman

Da Rolling Stone US.