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J-Ax & Fedez a San Siro, pop-hoolisti nel giorno del nuovo governo

Un trionfo: perché i due Comunisti col Rolex hanno capito meglio di tutti quale fosse lo spirito di questi tempi

J-Ax e Fedez a San Siro. Foto: Francesco Prandoni

Nel bene o nel male, decidetelo voi, il primo giugno 2018 è una giornata che passa alla Storia. Si è fatto un governo, con un’alleanza inedita e travagliata Movimento 5 Stelle/Lega Nord, che segna la presa, come scrive Repubblica in prima pagina, dei “populisti” a Montecitorio.
Nel bene o nel male, decidetelo voi, il primo giugno 2018 è una giornata che passa alla storia. J-Ax & Fedez, record dopo record, platino dopo platino, sono finiti in «tutte le case degli italiani». I due Comunisti col Rolex, autori di un disco che da un anno e mezzo sta lì a sfottere gli hater e i leoni da tastiera utilizzando il loro stesso linguaggio, arrivano alla fase conclusiva del loro progetto. La Finale. La presa di San Siro da parte dei pop-hoolisti (come il disco solista, anno 2014, di Federico Lucia).

La Finale si chiama così perché è l’avventura finale del duo. Non solo live. Le vite di Alessandro e Federico si separano, non definitivamente, anche se «economicamente la cosa più logica era andare avanti», come dice Ax. Finiscono di collaborare artisticamente in maniera pubblica, restano soci in Newtopia, che insieme hanno fondato nel 2013 per “provare a fare le cose in modo diverso, nel Paese delle mille proposte e zero investimenti”, contro la casta, insomma, delle etichette musicali che inseguono solo le voci che “imitano meglio la loro voce”. Ritornano ai loro progetti solisti, con Fedez che è già a buon punto per un nuovo album e Ax pronto a respirare un attimo e, chissà, forse tornare in tour quest’autunno per celebrare i 25 anni di carriera. E ritornano a fare i papà, anche.

I simbolismi di questa giornata del primo giugno non sono da sottovalutare, come minimo.

“Abbiamo perso ma ci credevo/Come ai mondiali e alle elezioni” (Italiana)

Chiariamo, questo concerto a San Siro è da alieni fuoriclasse del pop (e i numeri lo sono: 79500 presenze dichiarate, record, palco 360°, mai visto, no, neanche gli U2). Parliamo di numeri, sono due che hanno pressoché dominato le radio, i juke box, le casse dei computer, le cuffiette dell’ultimo anno. Ma perché l’hanno fatto? Perché la rabbia giambellina di Ax e quella buccinasca di Fedez sono la colonna sonora perfetta di questi tempi. Ribelle e basta da una parte, Generazione Boh dall’altra, raccontano “la merda di questo Paese” (Ti porto con me). Italiana, l’ultimo tormentone creato, stando alla cartella stampa è “un ritratto dell’Italia contemporanea, nella quale si incontrano e scontrano i punti di forza e le debolezze del nostro Paese”. Ma questo riassuntone si può estendere e spalmare su tutto il progetto, a partire da Sembra semplice, primo incontro artistico tra i due, cinque anni fa. “Ancora non capite, vi stanno vendendo aria fritta”. Ogni canzone di Comunisti col Rolex racconta difetti e bellezze (più i primi delle seconde) di una nazione che ha perso la sua bussola. E si ritrova a votare i populismi, contro tutti, quasi contro l’Europa. “Due artisti che pur guadagnando bene continuano a trattare tematiche sociali”, la voce di Ax nell’intro di Comunisti col Rolex a San Siro (che poi sfotte Salvini, chissà se Fedez si è pentito di Non sono partito, l’inno per il raduno M5S del 2014). C’è sempre un sottofondo di rivalsa, di rottura, di “dovevamo fallire e invece siamo ancora qui”, che risuona anche nel video che li mostra menati e lividi nei panni di pugili dagli accappatoi rossi (versione da stadio delle tute della Casa di Carta, il V per Vendetta della generazione Netflix) in apertura di concerto. Non è chiaro contro cosa, contro “loro” (Loro mi dicevano!)? Chi ha detto ad Ax che sarebbe fallito dopo Tocca qui? Chi non ha mai creduto al successo pop di Fedez? Fuori i nomi.

Tutta la musica prodotta dai due ha tenuto come punto di riferimento l’Italia quotidiana, raccontandola come nessun altro. Non meglio né peggio, decidetelo voi, ha cercato di disegnare la nostra situazione socio-culturale, più o meno efficacemente, sfottendo gli atteggiamenti degli italiani.
Non è facile fare quello che hanno fatto Ax e Fedez. Anzi, è molto difficile. Perché hanno intercettato perfettamente le frequenze del pensiero italiano. Hanno capito che la loro duplice rabbia era la chiave politica e poetica perfetta per questi tempi (tracciando, tra l’altro, con la riscoperta del rap&roll, quello che uno faceva nel 2002 e l’altro pogava, probabilmente, con gli amici, una linea di contestazione che arriva sorprendentemente al pop di oggi). Se fai tuo un insulto che qualcuno ti scrive su Facebook, lo fai diventare una tua bandiera, allora il pubblico a cui ti rivolgi, a cui ti attacchi, è quello che quell’insulto può capirlo. Hanno capito che i social potevano portare a qualcosa e nessuno in Italia li ha usati chirurgicamente come loro, sapendo sfruttare ogni occasione per amplificare la loro audience, fino all’apoteosi della proposta di matrimonio in diretta stories all’Arena di Verona.

Per ogni musicista, serie, film, libro, programma tv che ha successo, bisognerebbe chiedersi perché ha successo, qui e ora. J-Ax e Fedez hanno successo perché l’Italia è così com’è. Nel bene o nel male, decidetelo voi.

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