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PJ Harvey non vuole cantare come PJ Harvey

Lo show che non vedremo mai in Italia: reading tratto da ‘Orlam’, chiacchierata, mini-concerto. Lo sforzo per cambiare stile canoro, la carriera «salvata dalla poesia», il pensiero rivolto al presente

PJ Harvey non vuole cantare come PJ Harvey

PJ Harvey dal vivo nel 2023

Foto: Rune Hellestad/Corbis via Getty Images

A un certo punto, durante l’evento di martedì a Brooklyn, prima apparizione dal vivo negli Stati Uniti dopo sei anni, PJ Harvey ha detto che la sua voce con l’età è migliorata. «Mai cantato meglio di così. Una delle cose positive dell’invecchiare è che la voce migliora, ora è più corposa e mi permette di raggiungere tonalità molto più gravi». Dopo averlo detto, l’ha dimostrato.

Esibendosi in trio con John Parish e il polistrumentista James Johnston, ha presentato cinque canzoni tratte da I Inside the Old Year Dying, uscito in estate. Anche se negli ultimi mesi, nel corso di un tour europeo, ha fatto questi pezzi con altri musicisti, le esecuzioni sono state intense, la voce potente.

A inizio serata Harvey ha detto che uno dei suoi obiettivi, nel fare il disco, era cantare in modo nuovo. Era una regola talmente rigida che «se cantando iniziavo a somigliare a PJ Harvey, John mi fermava subito». Ha effettivamente una voce unica, che spazia con disinvoltura dal contralto al soprano. Durante l’esibizione con Parish e Johnston ha intonato con voce flebile la parte iniziale del testo di A Child’s Question, August, “Gli sciami di storni presto si disperderanno”, ma è parsa profonda e regale quando ha citato Elvis nel ritornello che dice “love me tender”. E ha saputo comunicare l’emozione innocente che ha ispirato I Inside the Old Year Dying, la canzone tratta dal romanzo in versi Orlam uscito l’anno scorso.

La prima delle tre parti della serata è stata dedicata proprio a Orlam, con Harvey che ha letto alcune poesie tratte dal libro con traduzioni in inglese moderno, dato che l’ha scritto in dialetto arcaico del Dorset, la contea inglese in cui è cresciuta. Le poesie somigliano alle migliori canzoni di Harvey: sono sporche, sanguinolente, sconce o commoventi, a seconda del caso. Erano mesi che non le leggeva in forma non cantata. Ha anche intonato le parole di alcuni poemi su melodie che non si sentono nell’album. La domanda è: quando pubblicherà un audiolibro in cui legge Orlam?

PJ Harvey I Inside The Old Year Dying @ Warsaw, Brooklyn 2023

Nella parte dedicata all’intervista, che l’ha vista interagire con Amanda Petrusich del New Yorker e poi con Parish, Harvey ha spiegato che scrivere poesie ne ha in un certo senso salvato la carriera. «Ricordo la difficoltà nel comporre le canzoni per The Hope Six Demolition Project. Mi sembrava di dover affrontare una salita o fare i compiti a casa. Non ero sicura di volere continuare a farlo». Scrivere poesie ne ha ravvivato la creatività ed è rimasta sorpresa quando dai versi sono nate delle canzoni. «La poesia racchiude in sé la musica».

Per mettersi ulteriormente alla prova, ha detto di aver iniziato a imparare a suonare il pianoforte e anche la chitarra col fingerpicking. Tutto ciò le ha portato un ringiovanimento creativo. «Tornare in tour con I Inside the Old Year Dying è stata una gran gioia. È stato bellissimo cantare e suonare con la band. È l’amore della mia vita».

Lei e Parish hanno ricordato il loro primo incontro, quando lei aveva 16 anni e lui l’ha messa in difficoltà nel corso di un’audizione per la sua band di allora, gli Automatic Dlamini. «Non riuscivo a capire le parole che cantava, ma sembrava esserci qualcosa di unico nella sua voce, questo l’ho capito subito». Il momento in cui è davvero scattato qualcosa, in lui, è stato quando Harvey ha improvvisato la voce nel brano Giraffe in Warszawa.

Quando Petrusich ha detto che con una carriera così variegata potrebbe dare vita a un Eras Tour modello Taylor Swift, Harvey è parsa quasi sorpresa. Il pubblico, però, applaudiva. Si è capito chiaramente, a Brooklyn, che Harvey è una che guarda al presente. Come ha detto lei stessa, il titolo I Inside the Old Year Dying ha sì qualcosa di triste, ma ha a che fare anche con l’idea di rinascita. E la sua esibizione ha dimostrato che i prossimi concerti saranno diversi da qualunque cosa abbia fatto in passato.

Da Rolling Stone US.

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