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Per festeggiare i 25 anni di ‘Dookie’, i Green Day sono tornati alle origini

Billie Joe, Tré Cool e Mike Dirnt hanno portato a Madrid uno show essenziale dedicato all'album con cui hanno conquistato il mondo. In attesa del disco che uscirà in febbraio e dei concerti a Milano e a Firenze in giugno

I Green Day

Foto: Getty Images

La Riviera è un locale di Madrid che ha tre enormi palme verdi al centro della sala: queste piante tropicali sono sempre lì, radicate tra le bottiglie e le spine del bar, ma stasera sembrano un monumento ai Green Day, unico fortuito e azzeccatissimo elemento scenografico di uno spettacolo ridotto all’osso: niente fuochi d’artificio, solo musica, canzoni e sudore.

«Lo facciamo qui in Spagna perché vogliamo fare ingelosire l’America». Billie Joe Armstrong presenta così la prima parte della scaletta del concerto dei Green Day a Madrid: da Burnout a All By Myself, tutte le canzoni di Dookie suonate dal vivo una dietro l’altra per celebrare i 25 anni dell’album che ha trasformato tre punk rocker sfigati in rock star miliardarie.

A prescindere dal nuovo disco atteso per il prossimo febbraio, i fan non aspettavano altro che questa festa-revival. Russia, Croazia, Inghilterra, Germania e Italia: sono solo alcuni dei Paesi dai quali arrivano i ragazzi e le ragazze – età varia dai 15 ai 50 anni – in coda all’ingresso del locale per questa serata sold out, evento a suo modo elitario, prelibato antipasto dell’Hella Mega Tour che porterà i Green Day a Milano e a Firenze Rocks, rispettivamente il 10 e l’11 giugno in compagnia di Weezer e Fall Out Boy.

Uno show essenziale a Madrid, tutt’altra cosa rispetto alla grandeur da stadi e festivaloni estivi, veloce tappa spagnola in occasione dell’ennesima incoronazione agli Europe Music Awards a Siviglia il prossimo weekend. E Tré Cool, Mike Dirnt e Billie Joe, che nel 1994 hanno portato il punk rock più scanzonato su MTV, in questo concerto da movida madrilena scavano nel passato, sparando live – oltre i clamorosi successi Basket Case, When I Come Around e Longview – vecchi pezzi come Paper Lanterns e I Was There, con tanto di titubanze iniziali che divertono anche le mogli sedute al mixer. Il clima è quello di una gita in famiglia, tanto che il batterista Tré Cool ha fatto il soundcheck insieme al figlio di pochi mesi, amorevolmente dotato di cuffie.

A scaldare il pubblico de La Riviera ci pensano i Violets, giovane trio di Barcellona con un deciso piglio retro ’90, voce femminile tra punk rock e hardcore melodico, perfetti per una serata del genere. Poi le casse del locale regalano pezzi di Cheap Trick, Ramones, SWMRS (la band del figlio di Billie Joe), Operation Ivy, Queen. Quando i Green Day salgono sul palco è l’Armageddon: un rodeo di cavalli pazzi.

Nell’arco di un paio d’ore scarse suonano in tre, con la formazione classica, il team che ha conquistato il mondo: Billie-Tré-Mike. Suonano in quattro, con il fidato Jason White alla seconda chitarra. Suonano in cinque, con il tastierista Jason Freese; e suonano in sei – con tre-chitarre-tre – con Kevin Preston dei Prima Donna, funambolico punk rocker che i fan hanno imparato ad amare grazie a due dei tanti side project di Billie Joe e amici, prima i Foxboro Hot Tubs e poi i Longshot.

Una macchina ben oliata, un carro armato spara sing-a-long. Dopo le cannonate di Dookie parte infatti il greatest hits dei Green Day: Minority, Bang Bang, il nuovo singolo Father of All, Brain Stew e Know Your Enemy, pezzo esaltato dal volo di un fan vestito da unicorno, fino al gran finale con American Idiot e Jesus of Suburbia sporcata con stile da Ring of Fire di Johnny Cash. Niente tempesta di coriandoli, visual psichedelici o magie pirotecniche, solo incandescente punk rock.

A fine concerto, La Riviera di Madrid urla o-lé-o-lé-o-lé-o-lé e, sul coro di If The Kids Are United degli Sham 69, i fan dei Green Day tornano a casa felici e contenti, pronti a rivederli a breve in location ben più vaste: a Milano all’Ippodromo di San Siro a Milano, a Firenze alla Visarno Arena.

Billie Joe concede un saluto-inchino ai ragazzi che lo aspettano fuori dal locale e Tré Cool regala sorridente un paio di bacchette, poi fuggono veloci sui furgoni coi vetri oscurati. Le tre palme verdi invece restano nella sala de La Riviera, ora, sì, monumento a una serata epica.

Scaletta:

Burnout
Having a Blast
Chump
Longview
Welcome to Paradise
Pulling Teeth
Basket Case
She
Sassafras Roots
When I Come Around
Coming Clean
Emenius Sleepus
In the End
F.O.D.
All By Myself
Minority
Bang Bang
Revolution Radio
Father of All…
Holiday
Boulevard of Broken Dreams
Brain Stew
Paper Lanterns
I Was There
Know Your Enemy
American Idiot
Jesus of Suburbia

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