Rock En Seine 2026, il racconto | Rolling Stone Italia
Grandeur

Per credere al ritorno delle chitarre basta farsi un giro al Rock En Seine

Il festival che dal 2003 anima l’estate di Parigi ha appena concluso un’edizione massimalista. Con una line-up in cui c’erano davvero tutti, e cinque giorni in cui il pubblico giovane si è fatto decisamente notare

Nick Cave & The Bad Seeds

Nick Cave & The Bad Seeds a Rock en Seine 2026

Foto: Emilie Bardalou

La cosa che colpisce, dell’edizione 2026 del Rock En Seine (dal 26 al 30 agosto), il festival nato nel 2003 sulle rive, appunto, della Senna parigina, è la scala. Non tanto delle dimensioni del contenitore, che comunque, al Domaine National de Saint-Cloud, può contare fino a 40mila presenze al giorno, su un totale di cinque giorni. A meravigliare è il display of power, per rimanere nelle citazioni musicali. Uno che solleva alcune questioni, e che lascia altre certezze; molte inerenti alla bistrattata Generazione Z e al loro molto menzionato ritorno alle chitarre, in senso fisico e spirituale. Ci arriveremo.

Il percorso però comincia a metà settembre 2025, a circa due settimane dalla chiusura dei cancelli della scorsa tornata. L’organizzazione del Rock En Seine aveva già annunciato i Cure come headliner dell’anno seguente. Erano stati i primi a farlo, e infatti la data dal 30 agosto, quando Robert Smith e compagni sarebbero saliti come ultimo act di tutto il festival, è andata sold out senza difficoltà. Nei mesi a seguire, il cartellone è cresciuto esponenzialmente, allineando come teste di serie Tyler, the Creator (unica data in Francia dell’anno), Lorde (parimenti unica data francese per il 2026), Nick Cave & The Bad Seeds e Deftones, reclamandone i “diritti” sulla presenza nei dintorni di Parigi per i mesi a venire.

Per nulla una brutta mossa: la conformazione del “territorio” del Rock En Seine chiama la concentrazione verso la Grande Scène, il palco principale del festival, ben organizzato nella tecnica e nella posizione. Nei momenti di piena, proprio com’è stato il live dei Cure, assomiglia più a un concerto a sé stante in un’arena estiva. A corredo, due soli palchi minori e una scena per le nuove proposte, selezionate dall’area dell’Île-de-France. Uno di questi palchi, per ragioni di acustica, non può andare insieme al main stage. Con tutte queste premesse, a scorrere la line-up finale dei cinque giorni, la mandibola rischiava di cadere: quella che si prospettava era una sorta di maratona, tra cambi palco back to back e la necessità, come disse Hermione Granger, di avere una Giratempo per riuscire a frequentare ogni lezione. E palchi secondari zeppi di nomi che avrebbero potuto, a ogni buon conto, essere le punte di diamante di un festival con meno mostri sacri (del rock).

Giorno uno: infrasettimanale, a Parigi si lavora e la terra è dei giovani(ssimi). Anche perché sulla scena arrivano Sekou, Sombr e Tyler, The Creator, planato a Parigi direttamente dal suo live milanese del 25 agosto. La giornata è meno affollata di quelle che seguiranno, ed è un buon modo per acclimatarsi, pure senza la presenza massiva delle famose chitarre che stanno nel nome del festival (che gioca con l’assonanza tra Senna e scena in francese) – per quanto il giovane Sombr, a lezione di rockstar e presenza scenica della sua band, non scherzi. È anche l’occasione buona per annotarsi un dettaglio che sarà ricorrente: gli artisti sono incredibilmente heureux, pare, di essere qui. Sarà perché a Parigi possono «camminare per strada senza che gli si rompano le scatole», per dirla come Tyler, The Creator. O perché, come canterà lo stesso Sombr, “We met in a Paris Cafè”, qualsiasi poetica voglia convogliare.

Tyler, the Creator

Tyler, the Creator al Rock En Seine 2026. Foto: Louis Comar

sombr

Sombr al Rock En Seine 2026. Foto: Quentin Latragna

Giorno due: la sensazione è quella di un passaggio di consegne. Per stanare il pubblico al giovedì bisogna cominciare a giocare degli assi, ma con cognizione di causa. L’headliner detta naturalmente il tono della giornata: Lorde, anche lei recentemente passata dall’Italia. Piove su Parigi, parecchio. Scrosciate estive che in pochi minuti trasformano il terreno in un pantano senza uscita. Qui impariamo un’altra cosa sul Rock En Seine, e ha a che fare con il carattere del suo pubblico: il quale, al netto di eccezioni isolate, potrebbe non essere il più partecipativo – educato si definirebbe, forse francese, blasé pure nell’esaltazione dell’ascolto musicale. La crowd è in effetti a maggioranza gallica, seguono un po’ di internazionali con scarsa presenza italiana, destinata però ad aumentare nel weekend. Però, è fedele. Non demorde, si arrotola i pantaloni e persiste. E sa essere trascinato in svariate sessioni di “jump jump!”, nonostante la maggiore distanza di sicurezza sociale rispetto al classico, sudato clima da grande concerto. Che dire? Va a carattere.

Insieme a Lorde (che, forse proprio per l’accordo acquatico della sua borraccia con il temporale, regala una magnifica performance), la giornata ospita Djo aka Joe Keery aka Steve di Stranger Things, Lykke Li, Kompromat, Wednesday, Florence Road e Noga Erez; Jean Dawson, Sam Quealy, Bonne Nuit e le “novità” Changeline e Parsa Sabet. Iniziamo a segnarci anche un’altra cosa, di questo festival: ci si può venire per scoprire qualcosa che non sapevamo della musica francese, e passarsi gran momenti in prima fila, alternando con tutto il leisure che il Rock En Seine, tra un parterre fornitissimo di ristoranti e altre amenità, non lesina di offrire. Oppure, si può giocare la partita dei grandi nomi, preparandosi le proprie strategie preferite per accaparrarsi un buon posto sotto il palco.

lorde

Lorde a Rock En Seine 2026. Foto: Olivier Hoffschir

DJO

Djo a Rock En Seine 2026. Foto: Louis Comar

Kompromat

Kompromat a Rock En Seine 2026. Foto: Louis Comar

Venerdì 28 agosto, terza giornata di Rock En Seine, la musica comincia letteralmente a cambiare, mostrando l’anima che, da sempre, il festival di Parigi ha portato avanti: meno una ricerca, più di showcase. Display of power, dicevamo: questi sono i grandi nomi del rock, e noi li portiamo sulla Senna. This is what we do. Offrendo una prospettiva alternativa attraverso cui leggere l’idea di mainstream, o in alternativa, se preferiamo, offrendo una lettura sul mainstream alternativo. Il Rock En Seine è alt-mainstream, le chitarre sono alt-mainstream, e questa line-up è qui per dimostrarlo.

Qui cominciano le powerhouse, le indecisioni, le lotte per vedere quel live meglio di quell’altro. Franz Ferdinand o Wilco? Suonano allo stesso momento. Cammino fino in fondo al parco per vedere Kurt Vile & The Violators, o mi assicuro un posto migliore per i Black Keys? Con un po’ di resistenza, potrei rimanerci asserragliato per riuscire a toccare con mano Nick Cave, quando come è solito fare camminerà sulla folla… Ecco: qui, il festival mostra tanti muscoli, culturismo musicale quasi esasperato. Dicevamo: l’headliner è Nick Cave, accompagnato dai fedeli Bad Seeds. Anche lui recentemente in Italia, alla Prima Estate a Lido di Camaiore, lo show è da manuale, emozionante ed emozionato. È l’ultima data del lungo peregrinare degli ultimi mesi, e sul grande palco il profeta di una musica che ancora forse non capiamo assume forme statuarie, complici le memorie di Louvre e della Zattera della Medusa di Théodore Géricault.

Si rincasa devastati ma felici, dopo aver assorbito davvero di tutto: dai Black Keys, scrivevamo, ai Wet Leg, ma attenzione, al pomeriggio passano i Biffy Clyro e gli Sparks. Il Rock En Seine famosamente non si addentra nell’oscurità, complici anche gli orari dei mezzi pubblici, attardarsi sembra quasi scortesia. E se nel pomeriggio ci fossimo persi Kingfishr? Avremmo sbagliato? La Flemme, Billie, Sarab, nuove meritevoli scoperte (soprattutto quest’ultima, nel suo mix di jazz e sonorità mediorientali). La massa di giovanissimi del primo giorno è ormai un ricordo. Ma attenzione: le carte in tavola stanno per cambiare di nuovo.

Nick Cave & The Bad Seeds

Nick Cave & The Bad Seeds a Rock en Seine 2026. Foto: Louis Comar

Franz Ferdinand

Franz Ferdinand a Rock En Seine 2026. Foto: Emilie Bardalou

Wet Leg

Wet Leg a Rock En Seine 2026. Foto: Olivier Hoffschir

Sarab

Sarab a Rock En Seine 2026. Foto: Olivier Hoffschir

Sabato e domenica, infatti, avvengono i momenti più miracolosi. Non sul palco, ma sotto, attorno, per le vie del parco. Si ha, ovvero, l’impressione che le profezie online che inneggiano da tempo al cambiamento del pubblico di rock & affini si siano infine realizzate. Gli headliner delle due giornate sono Deftones e Cure. Sugli ultimi, tutto avrebbe già potuto esser detto: l’amicizia personale e professionale di Robert Smith con Olivia Rodrigo ha (ri)portato il gruppo sotto i riflettori delle piattaforme e della rete. I loro inni tristi e bizzarri ma pieni di speranza sono stati resi immortali una seconda volta: e oggi, sembrano pensati apposta per una generazione che sente di non aver nulla da perdere.

Ma se sotto il palco dell’ultimo giorno di festival si ammassano, comunque, soprattutto astanti cresciutelli, al massimo accompagnati dalla più o meno giovane prole, davanti ai Deftones succede l’imprevisto: le prime file sono occupate proprio da loro, quelli-che-stanno-su-TikTok. Ragazzine tiratissime urlano alle prime note delle canzoni, le conoscono tutte. Unghie finte e lunghissime registrano dallo schermo del telefono. Non stanno fermi, anzi: qui, sotto il palco dei Deftones, stanno costruendo ricordi. Ovviamente ha a che fare con la piattaforma video cinese e la vitalità dei brani del gruppo statunitense. Le chitarre piacciono, e questa ne è un’ulteriore prova.

Deftones

I Deftones al Rock En Seine 2026. Foto: Olivier Hoffschir

La combinazione di giornate si era aperta con le Mannequin Pussy, le Lambrini Girls (che sul palco usano l’unico visual: Fuck Marine Le Pen, provocando rigurgiti anti-sinistra nei giornali schierati francesi) e gli AFI. È con i LANDMVRKS, marsigliesi, che avviene il cambio di passo decisivo: la band metalcore riempie la Grande Scène e risveglia il placido pubblico del Rock En Seine in modo, per gli italici occhi, imprevisto. Sarà l’eterna diatriba tra Nord e Sud del Paese a infiammare i francesi, i magari il fuoco letterale sparato sul palco…

Dopo i Clipse e gli High Vis è il turno di Amyl and The Sniffers. Fermarsi divertiti e contenti al loro show si rivelerà il tallone d’Achille che impedirà di prendere posto sotto al palco dei Turnstile: la band tra le più in hype del momento tra giovani e non solo suona su un palco secondario, e il parterre è pieno, sembra, da tutto il giorno. Il pogo è costante e in prima fila sbucano bambini correttamente forniti di mega cuffie. Più young di così.

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Lambrini Girls a Rock En Seine 2026. Foto: ANTOINE JAUSSAUD

LANDMVRKS

LANDMVRKS a Rock En Seine 2026. Lambrini Girls a Rock En Seine 2026. Foto: Antoine Jaussaud

Turnstile

Turnstile a Rock En Seine 2026. Foto: Antoine Jaussaud

Ultimo giorno. Questa volta ci muoviamo da La Défense, city finanziaria di Parigi dislocata convenientemente appena sopra al Rock En Seine. Anche domenica la maratona è totalizzante: si comincia alle 15:45 con i Dry Cleaning, subito dopo ecco gli Slowdive in veste diurna. I quali si beccano il titolo di band più ironica dell’occasione grazie a un cappellino targato Sifnos – il che ci ricorda che tutti gli esseri umani sono creati uguali, e tutti vanno in vacanza – e a una maglietta che recita “Sombr is a homewrecker”. Sicuramente vero da più punti di vista (banalmente, dei gusti musicali). Segue un’altra disfida: Wolf Alice o Anna Von Hausswolff? Noi scegliamo il live dell’artista svedese, più inusuale da vedere in Italia – e scegliamo bene.

Dry Cleaning

Dry Cleaning a Rock En Seine 2026. Foto: @Roxanemo

Anna von Hausswolff

Anna von Hausswolff a Rock En Seine 2026. Foto: @Roxanemo

La folla che, a seguire, si assiepa per gli Interpol sul main stage non cederà il passo di un centimetro, per ore. Nella fresca sera di fine agosto, la situazione si scalda: per passare avanti servono le spallate, e si arriva comunque solo fino a un certo punto. A nulla valgono le cortesie nordeuropee: qui siamo in guerra. Vedere i Cure è una cosa seria, e ci sono famiglie, coppie, singoli, gruppi di amici che non aspettano altro. Qualcuno attende da un anno. Il Rock En Seine diventa un palco solo e diffuso. Avranno lo show che avevano sperato, pieno di grandi classici (purtroppo, solo una track dall’ultimo album, Endsong, ma eseguita con grande sincerità da Smith) e di una doppia uscita di Smith sul bordo del palco; il che equivale, più o meno, al mondo.

Interpol

Gli Interpol al Rock En Seine 2026. Foto press

The Cure

I Cure a Rock En Seine 2026. Foto: Marina Viguier

rock en seine

Foto: Louis Comar

Il conteggio a fine festival parla di un weekend sold out e 175mila persone totali, contro le 200mila massime che, capienza moltiplicata per cinque, si potrebbe ottenere. Non è il miglior risultato della storia del Rock En Seine, ma sono numeri di tutto rispetto. E che, nella loro distribuzione temporale, favoriscono proprio lei, la musica suonata e volentieri con i cari strumenti a sei corde del rock. È stato fin troppo, quest’anno, in accezione meravigliata e positiva. Se ne esce rintronati, consci di aver guadagnato sul serio una nuova entità contro cui sgomitare nelle folle della musica, e con una domanda apertissima: ma quindi, meglio andare ai concerti sparsi durante l’anno, o accorparli tutti insieme in qualche giorno di vacanza a Parigi? Qui è dura rispondere. Magari lo capiremo meglio il prossimo anno.