Non si può resistere alle Last Dinner Party | Rolling Stone Italia
milano, amore!

Non si può resistere alle Last Dinner Party

Il gruppo capitanato da Abigail Morris è tornato in Italia a due anni dall'ultima volta, al Fabrique di Milano. Per un'altra, bella, "evening with"

The Last Dinner Party al Fabrique di Milano, il 13 febbraio 2026

The Last Dinner Party al Fabrique di Milano, il 13 febbraio 2026

Foto: Sergione Infuso/Corbis via Getty

Chissà quanti se lo sono regalati per San Valentino, mi chiedo arrivata al Fabrique, Milano, la sera del 13 febbraio 2026. A giudicare dagli abbracci intimi che si svilupperanno durante il concerto delle Last Dinner Party, unica data italiana per il loro tour europeo, be’, almeno una volta il consumismo potrebbe aver fatto cadere la sua moneta su qualcosa di giusto, di bello, e pure di figo. Tutto insieme? Possibile?

Era dal 2024 che la band composta da Abigail Morris, Emily Roberts, Lizzie Mayland, Georgia Davies e Aurora Nishevci (più una turnista alla batteria per i live) non si faceva un giro dalle nostre parti. Ve lo raccontavamo qui: era stato un trionfo. A questo giro, non è differente. Anzi, aspetta, è cambiato tutto! Le ragazze hanno un nuovo album, From The Pyre, e la sensazione nella stanza è che, se prima eravamo (dico i Lastdinnerpartiani, o forse si dice partigiani) pochi, relegati a una nicchia di mezzi intellò irriducibili del rock, con una passione per gli outfit à la Florence Welch, ora siamo cresciuti. E sono cresciute pure loro, le Last Dinner Party.

Si vede innanzitutto dalla padronanza del palco. Già l’avevamo notato, e ieri arriva quella che sembra una conferma: ci sono delle idee chiare, e una chiara ricerca della connessione anche, e soprattutto, divertita. Quello che mettono in scena è una sorta di pageant. Non nel senso americano, concorso di reginette di bellezza. Ma in quello britannico e rinascimentale, rappresentazione (di solito eseguita per la corte della Regina Elisabetta I) di tutto il mondo, nelle sue personalità e sfaccettature. Acciuffando il serio, il faceto garbato, e pure il sacro.

Non per nulla si inizia sulle note di Agnus Dei, brano d’apertura di From The Pyre. Semanticamente siamo già nella contraddizione: un agnello di Dio sulla pira, evidentemente di una strega? Non c’è soluzione di continuità, nell’universo di queste artiste cresciute a tè delle cinque, letture e tanta, tanta musica. Totus mundus agit histrionem, recitava il motto del Globe Theatre in cui erano messe in scena le play shakespeariane, tutto il mondo recita. Vale anche qui. Religione, mitologia, sesso, amore, terapia psicologica, dannazione ed esaltazione, feminine power e stregoneria. Nel giorno in cui il pubblico milanese si sarà diviso (speculo) tra le proiezioni di Cime tempestose di Emerald Fennell e il concerto delle Last Dinner Party, queste cinque ragazze si chiamano Zeitgeist. Per le giovani, per i giovani, per i giovan*. E pure per i quaranta e cinquantenni, che si mantengono ai margini della calca centrale.

Che dunque inizi la nostra evening with. Che alterna i maggiori successi del primo disco, Prelude to Ecstasy, a una presentazione discorsiva del secondo. The Feminine Urge, Caesar on a TV Screen, On Your Side, Sinner, My Lady of Mercy. Morris è la frontwoman dichiarata del gruppo, e a buona ragione. Tra canone maschile e femminile, camicetta marinaretto e collant, sul palco di muove come un pixie o forse una banshee, esseri favolosi citati non per caso anche da Siouxsie and the Banshees, e boy oh boy, se Abigail Morris ha studiato la lezione in fatto di performance.

Ma ognuna di loro avrà il proprio momento, prendendo in mano le redini del gruppo. Roberts si muove tra diverse chitarre, mandolino e flauto traverso, pure il basso di Davies cambia spesso, Nishevci si destreggia tra tastiere, pianoforte e sassofono. Il tutto riesce particolarmente bene a Mayland, chitarra ritmica e backing vocals, che diventa lead per più brani. Backing infatti per modo di dire: i numeri, evidentemente, li hanno tutte. Mai una sbavatura tra le note. Non si può che crescere, se questa è la base di partenza. Un rigore che non sotterra mai la spontaneità. Le canzoni del primo disco sono ormai scolpite nella pietra, nelle nuove si percepisce un’emozione ulteriore. È lì, dal vivo, che le stanno tirando fuori.

«Milano, amore!», saluta Morris dal palco. Per lei è visibilio. Proposte di matrimonio, l’ormai trito (e potreste dirmi chi ha lanciato questa moda?) sei bellissimaaaaa intonato d’ufficio a ogni concerto tenuto in Italia, comunque l’interazione tra questo e quel lato del palco è vera, sincera e tanta. Le Last Dinner Party non si risparmiano nemmeno su questo. Perché la prendono estremamente sul serio, e non è comune o almeno ci diciamo che non lo sia, nel loro genere musicale e alla loro età (che frase da vecchia). Sono troppo brave per non piacere. Se la rivincita delle secchione ha questa faccia, ditemi presto, dove firmo?

Lo show va avanti, è cominciato puntualissimo, 20:30 spaccate dopo l’apertura dei Sunday (1994). Usciremo alle 22 passate dopo aver assaggiato un po’ di tutto. Così si fa un menu degustazione! Essendo di fronte alle Last Dinner Party, possiamo anche permetterci la licenza poetica.

Allora complimenti alle cheffe, e a rivederci presto a Milano e oltre. Ah, un paio di ultime cose: durante il live di ieri sera hanno anche presentato un inedito (ma non suonato per la prima volta, ahiahi), Knocking at the Sky. Promettente, da riascoltare speriamo presto. E poi, pure questa non la sapevate: in ogni città in cui suonano, le Last Dinner Party stanno attivando raccolte fondi a favore dei banchi alimentari. Agnello di Dio, forse è finalmente questa, la leadership femminile che tanto ci hanno promesso!

Setlist
Agnus Dei
Count the Ways
The Feminine Urge
Caesar on a TV Screen
On Your Side
Second Best
I Hold Your Anger
Woman Is a Tree
Gjuha
Rifle
Big Dog
Burn Alive
The Scythe
Sail Away
Sinner
My Lady of Mercy
Inferno
Knocking at the Sky
(inedito)
Nothing Matters
This Is the Killer Speaking (encore)
Agnus Dei (reprise)