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Negramaro, una famiglia in tour per Lele

La band riparte il giorno di San Valentino da Rimini, con la consapevolezza di aver assistito a un miracolo. Grazie all'affetto di tutti

I Negramaro dopo la prima data del tour.
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Gia-co-mi-no. I Negramaro lo dicono chiaro e tondo: «Senza di lui non avremmo fatto il tour». Perché Giacomino – come lo chiamano con affetto Giuliano e Andro – è Giacomo Spedicato, il fratello minore di Lele. Sarà lui a suonare la chitarra per i prossimi live.

«Ha solo 23 anni, ma è intorno a noi da quando ne aveva 3», racconta Andro in conferenza stampa, prima di salire sul palco dell’RDS Stadium di Rimini per la data zero dell’Amore Che Torni Tour Indoor 2019: «Giacomo è una spugna che ha assorbito tutto dal fratello. Si è fatto una grossa gavetta: ci impressionava quando andavamo a vederlo nei localini del Salento. È veramente un fenomeno e la scelta non poteva che ricadere su di lui. È sempre stato vicino a noi, è il fratello di Lele: sangue del suo sangue».

E i Negramaro, più che un gruppo, lo sappiamo bene, sono una famiglia. «Una famiglia vera», come proclama Giuliano, profondamente provato anche in questa giornata che segna la loro rinascita dopo mesi di black-out: «Lo posso dire, anche con presunzione: una band così, in Italia, non c’è mai stata».

Una band attorno a cui si è davvero stretta tutta Italia quando nel settembre 2018 Lele Spedicato è stato colpito da un’emorragia cerebrale, rimanendo per tre settimane in bilico tra la vita e la morte: «Dovreste parlare con la clinica, è un miracolo. Ed è tornato più bello di prima, maledetto! Più forte di prima».

Un miracolo avvenuto anche grazie all’affetto, l’amore dimostrato da tutti – non solo dai fan – nei confronti di Lele e i Negramaro. Ed è in questo sentimento che Giuliano ha visto un’altra Italia, «una Nazione pazzesca, che pensavo si fosse persa nel cinismo quotidiano. Questa è la vera Italia, che riesce a starti intorno e darti una mano. Per aiutare una persona che ha dato qualcosa a tutti con una semplice chitarra».

Appena aperti gli occhi, Lele ha mosso le dita e ha detto solo una cosa: «Datemi una chitarra». E Giuliano gliene ha regalata una nuova: «Mi ha chiesto una Maton, come quella dei Queens of the Stone Age… Un casino per trovarne una! E l’ho trovata non a Milano o Roma, ma a Potenza!». La potenza di Lele, che ha fatto decollare nuovamente l’astronave Negramaro.

Attesissimo in sala stampa, Spedicato Senior non c’è all’incontro con i giornalisti, ma sale sul palco per l’intro del concerto di Rimini, il primo show del tour, e suona la sua chitarra su Cosa c’è dall’altra parte, un pezzo che Giuliano ha scritto al pianoforte come «una preghiera laica, la nostra imprecazione religiosa. Noi volevamo che Lele tornasse, a tutti i costi. Che muovesse quella cazzo di mano e rimettesse a posto il nostro destino». Lele è tornato, muove la mano e anche tutto il resto, perché evidentemente il destino dei Negramaro è questo: scrivere canzoni, suonare, cantare, andare in tour.



Andro e Giuliano, uno dopo l’altro, ripercorrono gli ultimi mesi vissuti in un’atmosfera greve: «Fermiamo tutto, è stato il primo pensiero appena successo il patatrac». «Io non volevo assolutamente andare avanti». Poi però hanno dovuto fare i conti con il music-business – «dietro un tour ci sono centinaia di famiglie» – e soprattutto con il loro compagno di band, un fratello: «Dobbiamo fare il tour per Lele».

Non può riprendere la vita on the road dicono i medici, almeno per il momento. Come facciamo allora? L’illuminazione in una chiacchierata di gruppo e una telefonata di Giuliano alla moglie Ilaria: «Gia-co-mi-no». Quel Giacomino che attacca il jack della chitarra nella pedaliera del fratello e rimette in moto tutto.

È una storia che sembra essere stata inconsapevolmente scritta dagli stessi Negramaro nel corso dell’ultimo anno. Perché non sono solo canzonette, come spiega Giuliano: «Questo disco si chiama Amore che torni. Il tour parte a San Valentino e chiudiamo il 19 marzo, con la festa del papà». Giuliano e Lele sono entrambi diventati genitori, negli ultimi mesi sono nati Stella e Ianko.

«E il disco si apre con Fino all’imbrunire: “Torneranno i vecchi tempi con le loro camicie fiammanti…” Ci siamo sempre vestiti di nero», fa notare Giuliano: «Tranne Lele: l’unico con le camicie fiammanti. A volte la musica parla da sola». E ancora: «Quella canzone continua con “Fino a perdere il nome dei giorni”: è un coma. E poi il disco si chiude con la voce di una bambina, la speranza, il futuro. Un omaggio alla sensazione prodotta da Le nuvole di De André, dirompente più di mille chitarre elettriche. Un nuovo inizio».

In apertura di conferenza stampa Giuliano Sangiorgi fatica a trattenere le lacrime, ha sulle spalle e in testa un incubo durato un’infinità. Sul palco esplode. È tornato Lele, sono tornati i Negramaro. «Stasera va in onda la vita», annuncia al pubblico. E i fan rispondono in coro: «Le-le, Le-le, Le-le!».

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