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Massive Attack, i fantasmi di ‘Mezzanine’ live al Forum

La band di Bristol ha riempito di suoni e luci inquietanti il palazzetto milanese, nella prima data del tour italiano che celebra i 20 anni del disco cult di 3D e Daddy G. Uno show che racconta cosa siamo diventati

Foto di Christophe Ketels / Alamy / IPA

«È come se fossimo intrappolati in un loop temporale», raccontava pochi giorni fa a Rolling Stone il frontman dei Massive Attack Robert “3D” Del Naja.«Dobbiamo trovare il modo di uscirne, riflettendo su chi eravamo e cosa siamo diventati». Il concerto che ieri sera il collettivo di Bristol ha portato al Forum (prima data italiana, si replica domani sera al Palalottomatica di Roma e dopodomani alla Kioene Arena di Padova) è presto diventato un’evocazione. Qualcosa, però, di opposto alla nostalgia per il passato: fantasmi che dai labirinti messi in musica da Mezzanine, il capolavoro di cui la band ha celebrato il ventennale, si mostrano oggi concretizzati nel tempo in cui stiamo vivendo.

Era la fine del millennio quando il disco vedeva la luce, e l’ottimismo per un futuro idealizzato negli anni zero era circondato dal luccichio plastificato di cui MTV era distributore automatico. Era l’Inghilterra di Tony Blair, coperta di Linus contro il sex gate che travolgeva l’America di Clinton. La nascita di Google e i primi germogli dell’esasperata connessione globale di cui oggi siamo tutti parte irrilevante e necessaria. Mezzanine, al contrario, raccontava di ego denutriti e affamati, dell’alienazione tra vicini di casa.

Sul palco del Forum sono in sette: due tastieristi, due chitarristi, due batteristi, un bassista, con Del Naja direttore d’orchestra dietro synth e campionatori. Insieme a 3D, al microfono si alternano Grant “Daddy G” Marshall, Horace Andy e Elizabeth Fraser, voce siderale, la stessa che nel 98′ registrò le canzoni di Mezzanine. La band non si presenta, non cerca il pubblico, Del Naja non sfodera il “Buonasera” cui i Massive avevano abituato il pubblico italiano. Si limitano a suonare con una precisione da togliere il fiato, gettando la platea nella spaccatura spazio temporale dei visual curati da Adam Curtis, protagonisti della scena mentre il suono che fece grande Bristol diventa colonna sonora inquietante.

Si parte con la cover di I Found A Reason dei Velvet Undergroung, da cui i Massive Attack avevano estratto i sample per Risingson, seconda in scaletta. E poi 10:15 Saturday Night dei Cure, campionata in Mezzanine per la canzone che segue, Man Next Door, brano originariamente cantato da Horace Andy nei colori luminosi del reggae, lacerato nelle violenze domestiche raccontate nella versione che i Massive inserirono nel loro album. La title track Mezzanine, una resa monumentale di Bela Lugosi’s Dead dei Bauhaus, la strumentale Exchange, See a Man’s Face di Horace Andy, Dissolved Girl cantata dallo schermo affidato che popolano YouTube e Where Have All The Flowers Gone? di Pete Seeger, cristallizzata nella voce di Liz Fraser. Il pubblico è in apnea.

Dietro i musicisti scorrono gli slogan che hanno fissato la politica degli ultimi vent’anni, il volto innocuo della teenager Britney Spears diventa il sorriso di Donald Trump, le schermate del Internet dei pionieri distorte nell’algoritmo dei social media, missile intelligente che ogni giorno bombarda gli utenti con informazioni prodotte su misura, a uso e consumo di paure e preconcetti. La guerra al terrorismo islamico, reginetta incontrastata degli schermi negli ultimi vent’anni, l’ossicodone e il sogno sospeso nel vuoto degli oppiacei, oggi mercificato nelle pillole dei ‘nipotini’ Fentanyl e Ocfentanyl che si trovano a buon mercato sul dark web, accessibile a chiunque. I visual di Curtis incastrano le immagini, vent’anni si appiattiscono nella “società bidimensionale” in cui viviamo oggi attraverso uno schermo, il passato diventa il presente e viceversa.

Attraverso un album uscito nel 1998, lo show dei Massive Attack racconta della speranza del pre millennio infranta nel ritorno del già visto, strumento nostalgico con cui alimentare i “Make America Great Again” o gli “Italia agli italiani” di turno, mentre il futuro diventa il diverso da cui proteggersi come fossimo struzzi, con la testa nascosta nei ricordi. Il concerto si chiude con Angel e Teardrop – al buio, si vedono solo le sagome di 3D e Liz Fraser – seguite da Levels di Avicii, simbolo tragico della mercificazione dell’arte di cui le boy band di vent’anni fa erano l’innocente prototipo, e Group Four, immensa.

«Mezzanine era figlio di un periodo storico in cui l’Europa si era da poco riunificata dopo il muro di Berlino; oggi vedo che quelle divisioni si stanno ripresentando, seppur in forma diversa», continuava Del Naja nella nostra intervista. «Le disuguaglianze sono cresciute, i conflitti non sono mai finiti, mentre la crisi finanziaria ha alimentato il nazionalismo e la paranoia contro l’integrazione. Guardando la Storia era piuttosto prevedibile, come se ci fossero degli schemi che si ripetono regolarmente. E questo è spaventoso». Il live dei Massive Attack è la perfetta trasposizione in musica, luci ed emozioni di queste parole. 

La scaletta completa

I Found a Reason (Velvet Underground)
Risingson
10:15 Saturday Night (Cure)
Man Next Door (con Horace Andy)
Black Milk (con Elizabeth Fraser)
Mezzanine
Bela Lugosi’s Dead (Bauhaus)
Exchange
See a Man’s Face (di e con Horace Andy)
Dissolved Girl
Where Have All The Flowers Gone? (Pete Seeger, con Elizabeth Fraser)
Inertia Creeps
Rockwrok (Ultravox)
Angel (con Horace Andy)
Teardrop (con Elizabeth Fraser)
Levels (Avicii) / Group Four (con Elizabeth Fraser)

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