L’ultima follia dei Kiss: cronaca del concerto d’addio al Madison Square Garden | Rolling Stone Italia
Fine della corsa

L’ultima follia dei Kiss: cronaca del concerto d’addio al Madison Square Garden

I fan speravano nella riconciliazione last minute con Ace Frehley e/o Peter Criss. E invece il colpo di scena è stato l’annuncio che i quattro andranno avanti a suonare sotto forma di avatar digitali creati dalla Industrial Light & Magic di George Lucas

L’ultima follia dei Kiss: cronaca del concerto d’addio al Madison Square Garden

L’addio dei Kiss al Madison Square Garden di New York

Foto: Sacha Lecca per Rolling Stone US

Se vivessimo in un mondo perfetto, all’ultimo concerto nella storia dei Kiss sul palco sarebbero saliti pure Ace Frehley e Peter Criss per un’ultima Rock and Roll All Nite tutti assieme, con tanto d’abbracci e lacrime, la fine di decenni di rancore che ha consumato la band. E invece nel mondo in cui ci tocca vivere Criss e Frehley chissà dov’erano quando i Kiss hanno fatto il loro ultimo (così dicono) concerto della vita al Madison Square Garden. I due non sono stati citati in alcun modo durante la serata, che si è chiusa invece con l’annuncio a sorpresa che i Kiss continueranno a vivere sotto forma di avatar digitali grazie alla Industrial Light & Magic di George Lucas. «La fine della strada non è che l’inizio di un’altra strada», ha detto Paul Stanley prima dell’ultimo inchino. «Ci vedrete in tante cose diverse. E noi vi vedremo nei vostri sogni».

Annuncio sugli avatar a parte, il concerto non è stato diverso dagli altri 250 dell’End of the Road Tour che è andato avanti per quattro anni, ovvero lo show spettacolare e sfarzoso che i Kiss hanno perfezionato negli ultimi 50 anni. E quindi si sono visti fuochi che scottavano anche a 50 metri di distanza, esplosioni talmente forti da provocare mal di testa persino a chi aveva i tappi per le orecchie e i soliti riti come Gene Simmons che sputa fuoco e Paul Stanley che attraversa l’arena in volo. Ma è stata una serata diversa dalle altre giacché il Madison Square Garden si trova a pochi isolati di distanza dalla sala prove dove la band è nata nei primi anni ’70.

Foto: Sacha Lecca per Rolling Stone US

«Una sera del 1972, quando facevo il tassista a New York, ho preso su due tizi che andavano al Madison Square Garden a vedere Elvis Presley», ha detto Stanley. «Probabilmente pensarono che ero fuori di testa quando dissi loro che la gente sarebbe venuta lì a vedere la mia band. Ed eccoci qua».

Lo show è iniziato con Detroit Rock City e ha compreso canzoni tratte per lo più dal periodo classico della band come Shout It Out Load, Deuce, Cold Gin. Dell’era post-makeup si sono sentite Lick It Up del 1983, Heaven’s on Fire del 1984, Psycho Circus del 1998 e Say Yeah del 2009. Come da copione, Stanley ha interpretato il personaggio del predicatore svitato («È meglio chiamare il dottore! Non sto parlando di un dottore qualsiasi! Sto parlando del nostro dottore preferito, Doctor Love!»), mentre Simmons ha aperto bocca solo per cantare o sputare sangue finto.

Foto: Sacha Lecca per Rolling Stone US

Negli ultimi anni è stato detto di tutto sullo stato della voce di Stanley e il manager del gruppo Doc McGhee ha ammesso che ci sono tracce pre-registrate mescolate alle voci live. La cosa, però, non è stata disturbante e la resa è stata impeccabile. Il batterista Eric Singer e il chitarrista Tommy Thayer hanno ricreato le parti d’epoca di Criss e Frehley quasi alla perfezione, anche se ci sono fan che non li considereranno mai parte integrante della famiglia dei Kiss (e i loro lunghi assoli hanno messo a dura prova la pazienza del pubblico).

Verso la fine del concerto, persino canzoni leggere come Love Gun hanno cominciato a sembrare commoventi. E con la fine vicina, Stanley si è lasciato andare a una riflessione: «Abbiamo suonato al Madison Square Garden per la prima volta nel 1977. Ne ho un ricordo indelebile. Ho guardato lassù e ho visto mia madre e mio padre. Ho guardato laggiù ho visto la mamma di Gene. Non importa se sei quassù o laggiù, la cosa che vuoi è l’approvazione dei genitori, vuoi che apprezzino quel che stai facendo. I nostri genitori l’hanno fatto per noi. E stasera lo state facendo voi».

Foto: Sacha Lecca per Rolling Stone US

Il set principale si è chiuso con una splendida Black Diamond, che rimane la canzone migliore dei Kiss. Dopo una breve pausa, Singer seduto al pianoforte si è materializzato al centro del palco. In quel momento le probabilità che apparisse Criss sono passate dallo 0,0001% allo 0%, giacché Singer ha cantato Beth, la canzone simbolo di Criss. È sembrato un po’ un sacrilegio, ma questi sono i Kiss da un bel po’ di tempo.

Hanno chiuso lo show con Do You Love Me, una lunga serie di inchini, lancio di palloncini, e Rock and Roll All Nite. Chi si aspettava che Gene Simmons uscisse dal personaggio di Demon ed esprimesse qualche tipo di emozione è rimasto deluso. Alla fine del pezzo le luci si sono abbassate per rivelare i nuovi avatar digitali dei Kiss che hanno eseguito God Gave Rock and Roll to You II. La scritta “A New Era Begins” è apparsa sullo schermo insieme a un codice QR che rimanda al sito web dei Kiss e all’annuncio degli avatar.

Foto: Sacha Lecca per Rolling Stone US

Davvero i fan pagheranno per vedere degli avatar digitali suonare i pezzi dei Kiss? E sul serio i Kiss, quelli in carne e ossa, hanno smesso di fare concerti? Se così fosse, sarebbero l’unica band nella storia del rock a dire addio e a farlo davvero (loro stessi nel 2000 hanno fatto un tour d’addio che è durato poco più di un anno). Ma Simmons e Stanley sono entrambi settantenni, i concerti dei Kiss sono fisicamente pesanti, e loro ne hanno appena fatti 251. Potrebbe quindi essere davvero la fine. Se così fosse, hanno organizzato un’uscita di scena sorprendente. Se mai decidessero di organizzare un terzo tour d’addio, dovrebbero coinvolgere Criss e Frehley. Sarebbe l’unico modo per superare l’addio del Madison Square Garden.

KISS - A NEW ERA BEGINS

Da Rolling Stone US.

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