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Lo show dei Maroon 5 di ieri sera ha mostrato i limiti del livestreaming

Il concerto della band di Adam Levine non è stato all'altezza delle esibizioni online di Billie Eilish o Liam Gallagher. E poi, perché interrompere lo show per rispondere alle domande dei fan?

Foto: dal profilo Twitter @maroon5

L’occasione è il ritorno della band di Adam Levine con il singolo Beautiful Mistakes, uscito i primi di marzo a circa sei mesi dal precedente Nobody’s Love. Per promuovere il brano con il featuring di Megan Thee Stallion i Maroon 5 hanno fatto quello che stanno facendo in molti per tenere in vita una qualche forma di interazione “dal vivo” con il pubblico in questi tempi bui per la musica, un livestream. La formula, ospitata dalla piattaforma LiveNow – la stessa che aveva accolto, ad esempio, il succoso Song Machine Live dei Gorillaz lo scorso inverno – è quella del biglietto a pagamento, intorno ai 20 euro, che offre la possibilità di assistere a un concerto che in questo caso ricorda i live di format come il Tonight Show di Jimmy Fallon o il Later with Jools Holland, ma spalmati su poco più di un’ora.

Che show di questo genere non possano ambire all’impatto di un reale concerto in presenza non è una novità, ma alcuni esperimenti fatti nell’ultimo anno – senza dimenticare che i livestream esistono in realtà da molto prima della pandemia – si possono certamente dire più riusciti di altri, specie quelli che più si sono sganciati dall’idea di riprodurre qualcosa di irriproducibile giocando e sperimentando invece su un piano completamente nuovo. Nel caso di American Express Unstaged with Maroon 5, considerando che l’ultimo momento di grande esposizione mediatica del gruppo risale alla loro esibizione all’halftime show del Super Bowl di due anni fa, peraltro non troppo apprezzata dalla critica, dall’evento del 30 marzo ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di più. A una regia curata e piacevole, che vede la collaborazione di Sophie Muller, e a una band affiatata e più che capace di tenere la scena fa infatti da contraltare un meccanismo che prevede due interruzioni durante le quali il frontman Adam Levine e il chitarrista James Valentine rispondono ad alcune domande dei fan proiettate sullo schermo di un televisore parte della scenografia del set, una scelta che oltre a interrompere bruscamente la musica finisce per essere piuttosto autoreferenziale alla luce del tenore delle domande: quale tra i vostri album preferite? Quale tra i vostri testi? Quale invece tra le vostre canzoni preferite suonare? E quale cover vorreste interpretare? Non le hanno decise – si spera – i Maroon 5, quindi non gliene facciamo una colpa. È lecito però obiettare che le parentesi Q&A, gli unici momenti di interazione con i fan di tutto il live, non hanno dato nulla di più allo show, veicolando anzi uno strano senso di staticità proprio laddove ci si sarebbe aspettati il contrario.

Per il resto Adam Levine e soci hanno proposto, eleganti e immersi tra palme, statue di cagnolini rosa e luci soffuse, i classici del loro repertorio, collocando la novella Beautiful Mistakes in seconda posizione in scaletta. I cambi di scena per allestire i momenti acustici a due Levine-Valentine ci ricordano con l’entrata dei tecnici in mascherina, nel caso improbabile in cui ce lo fossimo dimenticati, che l’emergenza sanitaria imperversa ancora e che è per questo che Animals, What Lovers Do, Don’t Wanna Know, She Will Be Loved, Sunday Morning, Moves Like Jagger e così via i Maroon 5 ce le stanno facendo ascoltare così, senza pubblico e senza applausi. Con un finale un po’ brusco, che dopo circa un’ora e dieci di live saluta all’improvviso i fan con i titoli di coda, quelli che prima del coronavirus avremmo associato alla fine di un film e non a quella di un concerto.

I fan del gruppo losangelino saranno comunque rimasti contenti di aver visto la band in forma, un po’ meno probabilmente chi arrivava da precedenti esperienze di livestream che, senza citare necessariamente ambiziosi show costruiti sulla realtà aumentata come quello di Billie Eilish dell’ottobre 2020, hanno magari visto l’ex Oasis Liam Gallagher galleggiare sul Tamigi con la possibilità di scegliere tra le cinque camere che filmavano la band o chi si è perso nella voce di Nick Cave nel seppur poco dinamico live in un Alexandra Palace completamente deserto o chi per poco più di 10 euro ha seguito il Live & Acoustic From HQ dei Metallica, il concerto benefico tenuto dai Four Horsemen in grande stile lo scorso mese di novembre. Meglio di niente, ad ogni modo: nonostante sia ormai più di un anno che la musica dal vivo non è più tra noi come la conoscevamo, il mondo del livestreaming è ancora da esplorare e ogni esperimento può aiutare a destreggiarsi in questa realtà, a capire cosa funziona di più e cosa di meno. E cosa può, perché no, migliorare.

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