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L’hai visto Giorgio Poi con Elisa?

I giorni felici del cantautore di 'Gommapiuma', che ieri sera in concerto a Milano ha portato sul palco una band con un quartetto d'archi e un'ospite speciale per il duetto su 'Bloody Mary'

Giorgio poi in concerto

Foto: Pamela Rovaris/Pacific Press/LightRocket via Getty Images

Giorgio Poi è uscito dall’ombra. Non che non lo avesse già fatto, con dischi d’oro, aprendo in giro per il mondo il tour dei Phoenix, inanellando collaborazioni e facendosi conoscere anche come autore, ma riempire il Teatro Dal Verme di Milano con un pubblico caldo e variegato, con una band con tanto di quartetto d’archi e con una special guest non indifferente quando ancora la pandemia non è del tutto superata è stato lo scatto di un percorso che è invece stato per la maggior parte poco esposto, per anni nascosto in appartamenti berlinesi o sui palchi infrattati del MiAmi. Ho sempre trovato incredibile che canzoni così ben scritte non arrivassero al grande pubblico, ma forse anche ora Giorgio Poi è solo entrato in un altro tipo di ombra, dove ancora se fermi qualcuno per strada ti chiede «Giorgio chi?», ma dove si trovano sempre più persone che pensano che il cantautore all’acqua minerale, schivo e determinato, poco propenso ad apparire, social inclusi, sia il vero Lucio Dalla in salsa Bomba Dischi di oggi.

La voce di Erica cuore ad elica è a Milano per la prima delle due date – la seconda andrà il 28 febbraio all’Auditorium Parco della Musica, a Roma – che lo vedono portare in scena il suo ultimo capitolo discografico, Gommapiuma, tra gli album preferiti del 2021 di Rolling Stone. In un venerdì sera qualsiasi si è preso il palco del Dal Verme con un repertorio dove la scrittura musicale è in primo piano e dove le canzoni viaggiano tra una ricerca della melodia quasi maniacale e una sensibilità indie che continua a non prendersi troppo sul serio e che preferisce cantare di stelle e di gommapiuma piuttosto che di mascherine protettive o di un mondo scalcagnato rimasto in piedi in uno scenario post apocalittico. Nonostante, infatti, il terzo e più recente disco di Poi – Poti, all’anagrafe – sia stato scritto tra il primo e il secondo lockdown non c’è traccia di riferimenti alla pandemia o a quello che si è portata dietro, se non indirettamente. Il polistrumentista cresciuto tra Lucca e Roma va per la sua strada: i temi caldi li decide lui, non il mondo con il suo trambusto. Quando tutti abbracciano uno stile gender fluid, Giorgio Poi continua a salire sul palco con l’outfit di un Calcutta vestito meglio e con il solito cappellino calato in testa e quando la musica italiana viene bistrattata dagli italiani stessi è sempre pronto a riportarla in primo piano con ironia.

Giorgio Poi non è più l’esordiente di Fa niente e per quanto l’attitudine non sia per nulla cambiata, entra ben volentieri attraverso le porte che gli si sono aperte. Si fa accompagnare da una band composita che include anche un quartetto d’archi che dà un respiro ancora più intenso ed elegante ai brani del cantautore, una scelta che dipende in buona parte dalla ricca presenza di archi in Gommapiuma e che grazie all’acustica eccellente del teatro milanese risultano valorizzati più che in altri contesti. Le luci giocano con i musicisti con classe e i visual abbondano di riferimenti mai troppo espliciti alle grafiche scelte per il disco. Tutto il contesto tratta Giorgio Poi come un professionista e non come un eterno ragazzino con la chitarra come troppo spesso continua a essere guardato.

A ribadirlo, a sorpresa, una visione, quando sulle prime note di Bloody Mary entra in scena Elisa per accompagnare il cantautore nel brano di Gommapiuma che include la partecipazione della cantante reduce dal secondo posto sul podio di Sanremo 2022. «Elisa era a Milano e anche se oggi è uscito il suo album ha voluto farci questo regalo», dice Poi al pubblico mentre la cantautrice armeggia con delle enormi cuffie, le uniche che in questa improvvisata si sono dimostrate adatte, e ringrazia il collega per averla coinvolta: «È una bellissima canzone». È vero che lo è e vedere un’interprete del calibro di Elisa prestare la sua voce, tanto in studio quanto dal vivo, a una delle canzoni d’amore più belle degli ultimi decenni non è certo un dettaglio che passa inosservato.

Dopo aver lasciato spazio a Gommapiuma nella sua integrità, con sax soprano incluso, e a diversi brani dei precedenti capitoli discografici – da Niente di strano a Il tuo vestito bianco, passando per Vinavil, Acqua minerale, Tubature, Paracadute, Napoleone, Stella e La musica italiana, quest’ultima scritta con Calcutta – la chiusura è affidata a Giorni felici, il singolo apripista di Gommapiuma. Il pubblico, con mascherine ma, da decreto, non più distanziato, si alza per abbracciare con uno scroscio di applausi l’artista, che senza tante cerimonie lascia la sala. No, non sono solo canzonette. Ma se anche lo fossero voi continuate ad andarle a cercare. Un indizio: stanno sotto un cappellino con la scritta Tennis Resort & Club e a un maglione sformato.

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