Home Musica Live

Le visioni sonore di Ryuichi Sakamoto e Alva Noto chiudono il Romaeuropa Festival

Nello spettacolo ‘Two’, i due artisti abbinano i suoni di pianoforte ed elettronica a visual sorprendenti. Il ritorno dell'artista giapponese è una notizia bellissima

Ryuichi Sakamoto e Alva Noto a Roma

Foto: Piero Tauro

La trentaquattresima edizione del Romaeuropa Festival è iniziata lo scorso 17 settembre, quando ancora era estate. Nel frattempo ci sono stati una dozzina di cambi di stagione, un’abitudine consolidata per l’autunno dei cittadini romani che passano da un weekend al mare a uno di nubifragi con slalom tra gli alberi caduti con la stessa facilità con cui vanno a fuoco gli autobus. Per fortuna il tempo è stato clemente nella domenica in cui si è tenuto il gran finale di uno dei festival più importanti della capitale, con numeri da record, 138 eventi, 636 repliche su 25 palcoscenici per 73.000 presenze in meno di tre mesi di programmazione.

Così come il gran finale meritava grandi artisti, che non sono di certo mancati nella maratona all’Auditorium Parco della Musica che parte dal pomeriggio con il pianista parigino Chassol, accompagnato dal disegnatore Gaëtan Brizzi (collaboratore della Walt Disney, tra le altre cose) e prosegue con i glitch di Christian Fennesz che concludono il pomeriggio portando via con se anche gli ultimi strascichi di pioggia. È a questo punto che la serata prende un’impennata pazzesca, ovvero quando Fatoumata Diawara sale sul palco della Sala Sinopoli accompagnata dalla sua band e da subito si capisce perché è considerata una delle artiste africane di maggior rilievo che ha stregato musicisti occidentali come Damon Albarn e Flea. Dal palco partono messaggi di solidarietà e amore, l’invito a cambiare la prospettiva da cui guardiamo l’Africa, non più esclusivamente luogo di guerre, povertà, carestie e migrazioni, ma anche – a scriverlo suona così scontato – continente ricco di cultura, musica, felicità. Tutto ciò che Fatoumata Diawara riversa a profusione nei settantacinque minuti di performance, che hanno entusiasmato il pubblico, per buona parte del tempo in piedi a ballare, anche assieme al figlioletto di Fatou comparso in un cameo assieme alla madre in uno dei pezzi finali. È difficile da spiegare senza scadere nel banale, ma è stato commovente, probabilmente anche per la semplicità e la facilità con cui si è creata una sinergia con i presenti.

Foto: Piero Tauro

La maratona prosegue con tempi serratissimi fino al gran finale del gran finale: l’attesissimo ritorno di Ryuichi Sakamoto, accompagnato da Alva Noto per il progetto Two, presentato per la prima volta in Italia. La Sala Santa Cecilia, la più grande dell’Auditorium è sold out, come capita solo per le grandi occasioni e anche se bisogna fare un piccolo sforzo per sedare l’adrenalina ancora in circolo per il concerto di Fatoumata Diawara, ci si immerge pian piano nel silenzio lugubre in attesa che sullo sfondo giallo dello schermo compaia la sagoma del maestro giapponese.

Le aspettative sono alte, ma è anche vero che da un paio di settimane si poteva fare una scorpacciata di spoiler grazie alla pubblicazione di Two Live at Sydney Opera House. Personalmente ho optato per lo spoiler, ma nonostante questo, naturalmente, le mie aspettative sono state superate, perché assistere in diretta alla creazione dell’ologramma sonoro immaginato da Sakamoto e Noto è tutta un’altra cosa. Certamente anche grazie all’apporto dei visuals sullo sfondo che servono le sinestesie su un piatto d’argento e sarà che sono nel pieno della lettura di Come cambiare la tua mente di Michael Pollan – un bellissimo saggio sull’LSD presa da un punto di vista scientifico e storico, detta in soldoni – ma non era difficile chiedersi come sarebbe stato percepito il tutto con un aiutino sintetico. Forme geometriche che si fondono con i loop, il pianoforte che va a braccetto con i tappeti digitali, rumori si alternano a feedback per più di un’ora, che diventa un’ora e mezza con i bis. Il ritorno di Sakamoto è una notizia bellissima.

Altre notizie su:  Alva Noto Ryuichi Sakamoto