Lasciate riposare Tyler, The Creator | Rolling Stone Italia
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Lasciate riposare Tyler, The Creator

Nella sua unica data italiana il rapper americano è arrivato con il fiato corto e poche idee, un'anomalia per un artista che è sempre riuscito a stupirci. Il report del concerto

Lasciate riposare Tyler, The Creator

Tyler, The Creator nel video di 'Stop Playing With Me'

Foto: YouTube

«Sono molto stanco, ho bisogno di riprendere fiato. Questa cantatela voi, tanto la sapete». Sono queste alcune delle parole che Tyler, The Creator pronuncia durante il suo unico concerto italiano, che si è tenuto ieri sera negli spazi di Fiera Milano. Siamo dentro la seconda parte del suo set e dall’impianto parte Earfquake, uno dei maggiori successi del rapper di Compton, pubblicato nel 2019. Il pubblico risponde presente mentre i telefoni alzati inquadrano desolati un palco praticamente deserto, con il rapper seduto e in palese difficoltà.

Non è l’unica volta, durante l’ora e mezza scarsa di show, in cui Tyler ha bisogno di una tregua. Eppure, considerando quest’estate europea, i 27 gradi in città non sono nemmeno lontanamente paragonabili al peggio che abbiamo vissuto in questi mesi. «Fa caldo, sto morendo di caldo. Dovrei togliermi la giacca, lo so. Ma devo rimanere fedele all’outfit, al personaggio. Se svengo state tranquilli, è solo colpa mia», aveva già annunciato una ventina di minuti prima quando, finito un inizio piuttosto pimpante, Tyler aveva iniziato pian piano a rallentare.

E così è stato il suo show, un lento decadimento. Chi vi scrive, e chi conosce Tyler, sa che i suoi concerti sono un potente flusso di energie. Tyler, infatti, è forse il rapper che meglio è riuscito a portare la vitalità dell’hip hop moderno sul palco grazie a quella sua attitudine unica, un mix tra anarchia e punk, indipendenza e cazzonaggine. Eppure, ieri sera a Milano qualcosa sembrava spento. E non solo per la difficoltà atletica dell’artista.

Dopo averci deliziato con le ambiziose produzioni live pensate per il tour di Chromakopia (a Milano nel 2025) e di Call Me If You Get Lost (in Europa al Primavera Sound 2022), per questa tranche di date Tyler decide di ritornare al minimo indispensabile: un dj (fuori scena) e un microfono. La scenografia è praticamente assente, se non per una fila di teste mobili, qualche sfiammata di fuoco che tanto piace e tre schermi occupati principalmente dalle riprese live della serata, con rare intrusioni di visual (in particolare nella prima parte del concerto, la più fedele a un “vero” tour).

È un’idea che sembra sposarsi con la necessità di una serie di date nei festival estivi, in cui l’agilità spesso è più conveniente della grandiosità. Così, per dare una leggera narrativa interiore, lo show è diviso in parti: la prima si focalizza principalmente sugli ultimi Don’t Tap the Glass e Chromakopia, il suo disco più suonato con 8 brani sui 21 in scaletta; la seconda è una veloce serie di brani dalla sua discografia, mentre la terza lascia un filo di spazio in più ai (pochi) brani di Igor e Flower Boy. È una scaletta decisamente strana, che fatica a trovare una quadra tra momenti più esaltanti e altri che sembrano funzionare meno assieme. Mancano tantissimi singoli, mentre album come Cherry Bomb, Goblin e Wolf vengono completamente, e inspiegabilmente, lasciati da parte anche nella sezione amarcord.

Più che un tour con un’idea di concerto precisa, pensata e studiata nei dettagli, questa ultima tranche di date in Europa sembra un giro di gloria dopo un 2025 che ha visto Tyler protagonista più o meno ovunque: dal cinema con Marty Supreme alla moda tra collaborazioni e proprio brand, dalle 6 nomination ai Grammy a un tour mondiale con 105 show, come ci ha tenuto a ricordare nel suo ultimo post su Instagram, pubblicato l’1 gennaio. Il risultato non è solo che Tyler è accaldato, no, Tyler è proprio stanco. Giustamente stanco. Ma probabilmente, come molti artisti di oggi, non è ancora pronto a fermarsi.

Per un artista così profondamente attento ai live, così intenso nella performance, lo show di Milano è al limite della sufficienza. Resta il carisma, il mestiere (e qui davvero il ragazzo ne ha da vendere), ma la creatività e l’energia sembrano oggi in riserva. In un palcoscenico così vuoto, in cui tutta l’attenzione è su Tyler, non c’è altro da guardare, da immaginare, da sentire. C’è solo lui. Ma a tratti, sfortuna dei presenti, neanche quello.

In un celebre filmato che ritorna ciclicamente sul web si vede Tyler che, durante un’intervista, spiega la differenza tra lui e gli altri artisti. «Molti smettono di promuovere un disco appena dopo che è uscito, io sto promuovendo ancora roba che ho fatto due anni fa», spiega con fervore, a dimostrare l’importanza di credere nella propria musica e di fare il possibile per trasmetterla nel modo migliore. Stavolta però, a due anni da Chromakopia, non si capisce bene che cosa Tyler stia portando avanti con questo live.

In un’industria che chiede continuamente di produrre, promuovere, massimizzare i profitti, Tyler, The Creator è sempre stato una figura caotica, un trickster, un artista che ha sempre cercato il modo per avere il coltello dalla parte del manico, dall’Odd Future al marchio Golf, dalle folli idee creative nella musica a quelle nella moda. Ieri sera, a Milano, Tyler non è sembrato tutto questo, ma un’ombra di quell’artista. Il pubblico lo ha amato, aiutato, sospinto. Lui ha ringraziato, provando a dare il massimo prima di cedere. Ma a volte bisogna accettare che quest’industria ha dei ritmi che tagliano le gambe anche ai migliori. Anche ai Tyler, The Creator.

Peccato che – dopo il semi-forfeit di Rosalía e la grandine su Bad Bunny – anche stavolta sia toccato a noi italiani vedere un grande artista sottotono.