La tempesta perfetta si è presa il primo giorno di Primavera Sound 2026 | Rolling Stone Italia
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La tempesta perfetta si è presa il primo giorno di Primavera Sound 2026

Il Festival di Barcellona colpito da pioggia torrenziale e folate di vento a 80 km orari, cancellati i live di Massive Attack, Doja Cat, Bad Gyal con il Parc del Fòrum evacuato per garantire la sicurezza. Noi c’eravamo

La tempesta perfetta si è presa il primo giorno di Primavera Sound 2026

Primavera Sound 2026

Foto: Neelam Khan

Le potenzialità perché il primo, vero, giorno di Primavera Sound 2026 aprisse col botto la 24esima edizione del festival “Made In Barcelona” c’erano tutte, anzi, era quasi scontato. Se mercoledì 3 giugno, ovvero il cosiddetto giorno 0 (quello gratuito, per intenderci), sui palchi principali si erano alternati Yard Act, il local hero Guitarricadellafuente e le sempre più headliner Wet Leg, la giornata di ieri sembrava dover essere la più ricca e interessante in cartellone. La superstar Doja Cat, la diva catalana Bad Gyal e, soprattutto, il debutto assoluto al festival dei Massive Attack dopo due tentativi falliti di portarli live al Parc del Fòrum, azzoppati rispettivamente dal Covid nel 2020 e dalla “grave malattia” che aveva colpito un membro della band nel 2022, il chitarrista Angelo Bruschini, deceduto un anno più tardi a causa di un cancro ai polmoni. Doveva essere la realizzazione di un sogno, le magliette con il logo di Blue Lines o Mezzanine non si contavano, anche tra il pubblico più giovane. E invece, il meteo la pensava diversamente, dal mare stava per arrivare un nubifragio.

Questo doveva essere l’anno buono, la band capitanata da Robert Del Naja sembrava rappresentare il fiore all’occhiello della lineup 2026, quasi un dietro front rispetto all’edizione passata, (volutamente) sfacciatamente pop. Infatti, dove l’anno scorso gli avventori erano accolti da tre mastodontiche Superchicche, piazzate all’ingresso del festival a simboleggiare le tre headliner del festival (Charli xcx, Sabrina Carpenter e Chappell Roan), quest’anno il loro posto è occupato da una gigantesca scritta “No War”, già evidentissimo segnale del cambio di rotta del festival. Kneecap o gli stessi Massive Attack a dare una connotazione decisamente politica, gli stessi Gorillaz; era certo, gli organizzatori avevano deciso di portare i colori di Ucraina, Palestina o Iran sugli stessi megaschermi su cui, circa 12 mesi prima, campeggiava il verde acido della Brat Summer. Le stesse bandiere che a certi concerti o festival era stato impedito portare, qui svolazzavano libere tra la folla, con i kefiah usati per ripararsi dalla pioggia che iniziava a battere forte già dal tardo pomeriggio.

Foto: Eric Pamies Garcia

Un’inversione di rotta dopo l’anno scorso? Probabile, anzi, abbastanza evidente. Con questa edizione il Primavera torna su binari famigliari, con i palchi principali occupati dai vari Cure, The xx, My Bloody Valentine, Mac DeMarco, nomi rock e indie che più Primavera non si può, quasi a dire “essere il Coachella europeo è stato bello, è andato anche bene, ma ora torniamo a casa”. Che poi, ad osservare meglio, le proposte pop, rap, elettroniche e dance non mancano affatto. Anzi, ieri era una grande giornata soprattutto per chi ama la versione più danzereccia del festival, con gli attesissimi Overmono, i set di Ben UFO o ¥ØU$UK€ ¥UK1MAT$U, lo stesso live di Oklou previsto sul CUPRA stage, purtroppo rimasto uno degli ultimi concerti prima del disastro (climatico) abbattutosi sul festival.

Foto: Christian Bertrand

Ore 20:30 circa, Blood Orange ha già incantato come sempre, i Geese hanno appena confermato che il rock del futuro è roba loro, nel frattempo era già chiaro a tutti che le raffiche di pioggia e il vento gelido proveniente dal mare sarebbero diventati presto i veri headliner della giornata. Ore 20:45, i primi a chiudere fino a orario da definirsi sono i main stage: le sferzate di vento troppo forti, i palchi giganteschi, alcune parti sembrano cedere, troppo pericoloso, bisogna evacuare l’area. Migliaia di persone, accompagnate gentilmente e in maniera ordinata fuori dalla zona sottostante i palchi principali, si riversano in cerca di riparo sotto le immense tettoie che sovrastano l’area food. I più cercano comunque di continuare la festa, lanciandosi tra il pubblico di Oklou facendosi spazio tra le persone che ballavano sui gradoni davanti al palco CUPRA, già strapieni. Guardare dall’alto il pubblico saltare all’unisono su harvest sky, sotto la pioggia, è spettacolare, conferma tangibile dell’annus mirabilis vissuto da Oklou dopo choke enough, il suo ultimo album. Peccato che quel momento sia l’ultimo vero acuto della serata.

Foto: Sharon Lopez

La performance della cantautrice francese segna, di fatto, la fine della giornata di ieri. Uno dopo l’altro i palchi vengono chiusi, l’area dei main rimane inagibile, fiumane di persone disorientate, tra chi cerca riparo e chi cerca (invano) un palco rimasto aperto, in mezzo al nubifragio. In tutto ciò, da parte dell’organizzazione, le indicazioni rimangono vaghe, estremamente vaghe. I megaschermi rimangono presidiati dai messaggi di sospensione dei concerti, le uniche informazioni arrivano dai social – ma si sa, ai festival la linea telefonica è quel che è. I più speranzosi rimangono in attesa di un qualsiasi segnale, molti iniziano ad abbandonare la nave. Saltati Doja Cat, Bad Gyal, Mac DeMarco, posticipati di due ore i Massive Attack nell’improbabile speranza che il bollettino meteo menta spudoratamente, e che la tempesta si plachi.

Foto: Eric Pamies Garcia

Ecco, il punto è proprio questo. Il meteo. Le previsioni parlavano chiaro, “previste condizioni estreme”, era già chiaro fin dal primo pomeriggio che sarebbe andata così, eppure. Troppo grande la voglia di esserci, di provarci comunque, una mantellina e via, che sarà mai, a Glastonbury lo fanno da sempre. Glasto, però, non è di fronte al mare, perché va bene la pioggia torrenziale, ma sommata a raffiche di vento a 80 km orari e a migliaia di persone ammucchiate tutte sotto le stesse tettoie (o comunque sotto rifugi di fortuna), rendeva il Parc del Fòrum una potenziale polveriera in cui lanciare una bomba a mano. Troppo pericoloso, era ora di chiuderla lì. Eccezion fatta per due palchi, agli estremi opposti del Festival, in cui far sfogare a suon di bpm gli ultimi highlander ancora carichi per rimanere, tutti i presenti si sono riversati fuori dal Parc del Fòrum senza nessun intoppo.

Questa mattina l’organizzazione ha annunciato che ci saranno rimborsi per chi ha acquistato il biglietto singolo per giovedì. Certo il rammarico rimane, per quello che doveva essere e non è stato, e l’impatto della giornata di ieri sull’incasso finale del Festival potrebbe pesare, staremo a vedere. Oggi si riparte con Cure, Addison Rae, PinkPantheress, Ethel Cain, Skrillex, Amaarae, Ralphie Choo, Slowdive e tantissimi altri. Le previsioni sembrano favorevoli, il cielo di Barcellona è ancora di un grigio inusuale, le nuvole sono ancora lì, ma quanto meno non dovrebbe piovere, o almeno non come ieri. Alle 15:45 saremo puntuali all’apertura dei cancelli, forza Primavera, siamo con te.