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Il rock è una cosa seria, anzi ridicola

I Si! Boom! Voilà! alla Santeria di Milano, quattro musicisti noise e un cabarettista disperato poco erotico in calzoni corti. Il concerto e la sua parodia, riff e riffa. Contro ogni previsione ragionevole, funziona

Foto: Daniele Baldi

Sarebbe un concerto serio, questo qua? Al posto del frontman fighissimo e carismatico c’è un mezzo cabarettista che farnetica e fa battute. No, aspetta, questa è gente che suona, ma hai sentito la batterista? E quei riffoni? Pare di ascoltare un gruppo noise anni ’90. Macché riff, hanno fatto la riffa, hanno distribuito dei numeri tra le prime file e dopo qualche canzone hanno fatto l’estrazione, roba da festa del paese. La tizia che ha vinto ha portato a casa delle fotocopie coi faccioni dei cinque e l’oggetto simbolo della milanesità: una fattura. Sì, però hanno fatto pogare la gente, hanno fatto fare il wall of death come nei concerti cattivi. Però l’hanno chiamato wall of love e hanno invitato le persone ad abbracciarsi al posto di spintonarsi e si sono pure fermati perché nel parapiglia qualcuno ha perso gli occhiali.

Sesta data del gruppo italiano più improbabile di questo inizio 2026, il concerto di ieri sera alla Santeria di Milano, peraltro pienissima, ha dimostrato che contro ogni previsione dettata dal buon senso l’esperimento dei Si! Boom! Voilà! funziona. I musicisti sono notevoli: Giulio Ragno Favero viene dal Teatro degli Orrori, l’altro chitarrista e produttore Davide Lasala sembra uscito da una band grunge, Roberta Sammarelli è Roberta Sammarelli e il suo basso si sente (non è mai scontato nel rock dal vivo) e non svolge solo la funzione di accompagnamento, Julie Ant è la batterista che tutti vorremmo avere nella nostra band immaginaria. E poi c’è N.A.I.P., noto per aver partecipato a un celebre talent televisivo, un frontman disperato poco erotico in calzoni corti che si agita manco cantasse coi Jesus Lizard e un minuto dopo tira fuori una stupidaggine tipo «siete il pubblico migliore di questa serata». Presenta gli altri musicisti inventando i nomi, introduce le canzoni con discorsi frammentati e senza senso, imitazione caricaturale dei protocolli concertistici. Canta che “le grandi imprese ognuno le fa a suo modo, chi scala il monte Fuji, chi gira il mondo in bici, chi respira” e capisci che sta dicendo una cosa vera, una cosa che sente, però lo fa con in testa un casco di sicurezza, di quelli con la luce in fronte, perché la canzone si intitola Lavori in corso.

È un concerto, ma a tratti e senza mai scadere nel buffonesco sembra anche la parodia di un concerto. C’è una band serissima, di quelle che spaccano, e un frontman sdrammatizzante che dice cose anche serie su vari argomenti, dalla dittatura dei numeri nella musica alla gogna social fino ai manganelli della polizia che “ci ricordano che lo stato solido c’è” (o anche “lo Stato solido c’è”) sapendo però che non deve e non può trasformare la commedia in dramma. La sua spalla principale è a sorpresa Roberta, che sta in seconda linea con Julie. Forse esagero, ma erano anni che non la si vedeva così rilassata sul palco. Così leggera. Siccome fanno il concerto al contrario (non è vero, è una cazzatella delle loro), una volta arrivati all’ultima canzone la bassista dice che non se la sente di salire sul palco. Già che c’è canta Da zero, il suo primo pezzo in assoluto da voce solista, nonché quello che ha dato il via al progetto, in una versione che porta i Velvet Underground di Maureen Tucker ad Alternative Nation. Ascoltarli su disco è una cosa, vederli in concerto un’altra. L’impatto sonoro è potenziato, ci sono istanti in cui la musica sembra capace di sollevarti da terra e altri brevi momenti in cui la batteria ha una ferocia implacabile.

Questo incontro-scontro di immaginari, che poi non è altro che la somma delle personalità dei cinque, dà origine a 80 minuti – il giusto, contando tutto l’album di debutto con qualche parte espansa, la nuova Intro, l’inedita Quelli buoni, i siparietti – in cui non ci si annoia. Un tendone bianco con la scritta in nero e grigio “Si! Boom! Voilà!” copre tre lati del palco. L’effetto è quello di una band che suona in una scatola, in un laboratorio, in un teatrino off, in ogni caso in un luogo diverso da quelli che ospitano i concerti tradizionali. I cinque indossano abiti, maglie, camicie e calzoni fatti appositamente, in bianco con disegni e scritte in nero, un’altra cosa che li distingue dai gruppi di rock indipendente che raramente hanno abiti di scena, tanto meno coordinati, una divisa che li unisce, tipo Devo.

La somma di tutte queste cose è lo spettacolo rock teatrale di un gruppo che non fa brutto, che non si prende troppo sul serio, che se ne frega della coolness e ti fa fare headbanging. Si urla in coro “sono tornati i fascisti, anzi non sono mai andati via!” e poi si vede un roadie sul palco che si incanta ripetendo «grazie» e il cantante che lo sblocca con la loop machine. I Si! Boom! Voilà! sono dentro la cultura rock (no, dico, presente chi suona?), ma prendono le distanze dai riti che la caratterizzano. Fanno a pezzi ogni idea di enfasi, sacralità, pretenziosità del concerto rock e per farlo non hanno paura di rendersi ridicoli, però poi quando suonano sono notevoli. Cercano di sorprendere e non è affatto male per una band che a novembre ha pubblicato il primo singolo Pinocchio accolta da qualche «eh, non è niente di diverso da quello che ci aspettavamo».

Ai concerti degli altri vai preparato, sai le canzoni, sei pronto alla liturgia. Ai quelli dei Si! Boom! Voilà! puoi andare senza sapere niente, basta essere pronto a tutto e difatti la loro prima esibizione l’hanno fatta il giorno stesso dell’uscita del disco, quando ancora più di oggi erano un oggetto suonante non identificato. Bisogna starci e se non ti viene voglia di strozzare il cantante quando dice «scateniamo il paradiso» al posto di «scateniamo l’inferno», rischi pure di divertirti, seriamente.

Set list

Intro
Vivere così così (non si può)
Santi numeri
Gogna ragazzo gogna
Mentre succhiamo
Un pezzo degli Swans
Lavori in corso
Quelli buoni
Pinocchio
Dio, come ti odio
Voilà!
Saldi di fine tutto
Da zero

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