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Il live di Duff McKagan è una festa fra amici che non si conoscono

Il concerto del bassista dei Guns N' Roses alla Santeria di Milano è un party rock e country ben diverso dal tour in stadio con Axl e soci. Ma la festa è finita presto, perché oggi ha le prove coi Guns a Los Angeles

Duff McKagan

Foto: Getty Images

«Domani alle 6 ho le prove con i Guns n’ Roses, non sto scherzando». È domenica sera, quasi mezzanotte: Duff McKagan è appena sceso dal palco della Santeria e si sta preparando per l’ultimissima intervista del suo tour solista, una serie di concerti in giro per l’Europa per suonare dal vivo le canzoni di Tenderness, l’album che ha registrato con il fuoriclasse del country rock Shooter Jennings.

Pantalone della tuta, canotta, scarpe ginniche e cappellino da baseball, Duff snocciola così i suoi programmi per il lunedì: «Volo Milano-Francoforte/Francoforte-Los Angeles. All’aeroporto c’è una macchina che mi aspetta, dritto sull’autostrada 405». Praticamente, Axl e Slash lo stanno aspettando in sala con l’ampli del basso acceso, devono preparare la scaletta per le date autunnali del Not In This Lifetime Tour negli Stati Uniti.

Nonostante la voce messa a dura prova dall’estate live (sul tavolo in camerino ci sono pastiglie per la gola, tisane e vari rimedi più o meno miracolosi), Duff McKagan si gode ogni secondo del proprio concerto in Santeria, e i fan se lo godono ancora di più considerato che vederlo sul palco di un piccolo locale accompagnato da un gruppo country è tutta un’altra storia rispetto al grande carrozzone rock portato negli stadi dai Guns n’ Roses.

Ma la prima canzone in scaletta è proprio un pezzo di Use Your Illusion I: You Ain’t The First. La Santeria si trasforma in un saloon e per il pubblico è l’estasi dell’oro. Con la chitarra acustica, supportato da pianoforte e violino, Duff tira fuori il repertorio da cowboy dei Guns n’ Roses: Dust n’ Bones, Dead Horse e – sorpresa, per la prima volta durante questo tour – So Fine, provata solo nel pomeriggio al soundcheck.

Quest’ultima ballata di Use Your Illusion II era dedicata a Johnny Thunders: bene, benissimo, Duff canta anche un paio di strofe di un altro pezzo di Thunders, You Can’t Put Your Arms Around a Memory, e ci attacca la coda di Patience. I fan cantano in lacrime e qualcuno in sala si lascia andare ad acuti degni del miglior Axl Rose.

Tenderness è un disco meraviglioso e, complici gli arrangiamenti di Shooter Jennings e band al seguito, le canzoni risultano ancora più intense e toccanti in un ambiente raccolto come la Santeria di Milano. Duff racconta le storie dietro i suoi pezzi – Last September, Cold Outside, Parkland… – trasmette messaggi di speranza, fratellanza, dedica tutto se stesso all’amata moglie Susan (che gli ha fatto recapitare un mazzo di fiori nel backstage) e viene travolto dai cori da stadio del pubblico – OLÉ-OLÉ-OLÉ-OLÉ – su cui la band improvvisa una breve jam session dal sapore honky-tonk. È una festa tra amici.

E Duff ricorda gli amici che non ci sono più: Chris Cornell, Layne Stanley, Chester Bennington… Purtroppo una lunga lista. Sopravvissuto a una vita di eccessi, onora tutti i figli illustri della sua città natale, Seattle, cantando River of Deceit dei Mad Season e un pezzo di Mark Lanegan, Deepest Shade, struggente in chiusura di serata.

Una serata di rock & roll ridotto all’osso dove ha trovato spazio anche una versione memorabile di Clampdown dei Clash, intro da E-Street Band e interpretazione tiratissima di Duff aggrappato alla sua Telecaster perché lui, sì, è stato punk prima di tutti noi: Fastbacks, Vains, Fartz, solo per citare alcuni dei gruppi di culto in cui ha suonato da ragazzino, prima di trascinarsi a Los Angeles e diventare una rock star.

Adesso mettiamo via le chitarre, prendiamo il basso e andiamo a fare le prove con i Guns. Speriamo davvero di arrivare per le 6: sull’Interstate 405 nell’ora di punta c’è un casino della madonna, è davvero una giungla. Bentornato a casa Duff.

PS: Ma, ‘ste prove, non potevamo spostarle a martedì?

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