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Jova Beach Party, la festa di compleanno che Lorenzo ha sempre sognato

40mila metri quadrati di spiaggia e 50mila persone per la prima data del tour di Jova. Più che un concerto, la fantasia divenuta realtà del santone della musica italiana. Che canta, si mette ai piatti, corre tra la folla e celebra matrimoni

Jovanotti sul palco del Jova Beach Party. Foto: Michele Lugaresi

Ieri sera, a Lignano, il debutto del Jova Beach Party. Finalmente verrebbe da dire, visto che sono mesi che ci sentiamo ripetere che “sarà qualcosa di mai visto prima”.

Quasi un anno di preparazione per diciassette date da portare in giro per le spiagge di tutt’Italia. Dal Friuli alla Sardegna, dalla Liguria a Barletta: bagnanti, occhio che arriva Lorenzo. E si muove in gruppo. Sì, perché alla prima data c’erano 50mila persone, alcune già in zona dal primo pomeriggio per farsi un bagno e per girovagare tra gli stand del ‘villaggio’ creato ad hoc per questa nuova avventura itinerante tra musica, cibo e, per i più raffinati, anche lezioni di yoga.

Una macchina produttiva messa in moto da 900 persone e che costa 1 milione e mezzo di euro a data. Il colpo d’occhio c’è, eccome. Basta guardare le riprese effettuate dai droni durante il concerto.

Ma andiamo con ordine. Quando superiamo la pineta e poggiamo i piedi sulla spiaggia caldissima, alle ore 15, ad accoglierci c’è il faccione di Jovanotti proiettato su un megaschermo. Sta introducendo uno dei tanti video a tema ecologia. Subito l’impressione è quella di essere in un luogo in cui Lorenzo non è considerato un semplice musicista ma un profeta, una divinità. Quello che Steve Jobs rappresentava per i fanatici dell’iPhone, o, per fare un esempio local, quello che Casaleggio simboleggia tutt’ora per gli elettori del Movimento 5 Stelle.

Jova Beach Club. Foto: Michele Lugaresi

Il ‘regno’ di Jova però non è a Cupertino e neanche al quartier generale della Casaleggio e Associati, ma su un’enorme spiaggia dove spiccano altissime torri e luci al neon, e dove si può fare di tutto, tipo sposarsi. Basta girovagare un po’ infatti per vedere Jova celebrare matrimoni, correre tra la folla o suonare su uno dei palchi minori, noncurante delle polemiche che negli ultimi giorni hanno investito il tour, come le accuse di danneggiamento ambientale: «Sono fake news, abbiamo le valutazioni e i permessi. Qualcuno ha provato a metterci i bastoni tra le ruote, ma senza riuscirci» tranquillizza Maurizio Salvadori, fondatore di Trident, società che cura il management dell’artista.

Arriviamo al tramonto, calano le temperature – grazie a Dio – e la spiaggia si riempie tanto che non ci si crede. Come se avessero preso San Siro dalle caviglie e l’avessero svuotato in riviera. Sul main stage prima il congolese Baloji e dopo Benny Benassi, sano portatore di quella tamarraggine che in spiaggia non stona mai. Sono da poco passate le venti quando arriva anche Lorenzo, che non ha bisogno di essere annunciato in grande stile. È lì da tutto il giorno, il pubblico lo ha già visto, salutato. Inizia a cantare, poi si mette ai piatti, rappa. E qui si capisce la vera natura del Jova Beach Party che, più che un tour, è la festa di compleanno che Lorenzo Cherubini ha sempre sognato.

Jovanotti al Jova Beach Party. Foto: Michele Lugaresi

C’è la sua musica, chiaro, ma ci sono un sacco di brani che gli piacciono e che pompa nelle casse solo per far ballare il pubblico. Da California Love a Shape Of You, passando per Salmo, Blur, Nirvana, Daft Punk e Danza Kuduro. Jova canta, mixa, salta, si diverte.

Tre ore così, non stop. Verrebbe proprio da farsi dire il nome del suo integratore preferito: «Bisogna spingersi un po’ più in là, fare qualche pazzia. Bisogna conquistarsela la vita. Se vi dicono che la vostra rabbia è una strumento, dite no. La rabbia può trasformarsi in qualcosa di più bello che vi rende più coraggiosi e forti». Le persone, tantissime, pendono dalle sue labbra e cantano con lui. A un certo punto sul palco arriva anche Samuel dei Subsonica.

A rovinare l’atmosfera ci provano degli enormi nuvoloni neri, che a intervalli regolari scaricano acqua e vento sul pubblico, costringendo musicisti e Lorenzo a ripararsi sotto dei gazebo montati in fretta e furia. Il concerto però non si ferma, le persone non si muovono di un millimetro e il temporale non si sfogherà mai del tutto. Lorenzo controlla anche il meteo? Forse. Comunque c’è ancora tempo per ballare e saltare fino alle 23, quando lo spettacolo finisce e l’artista si congeda ringraziando e chiedendo al pubblico di dare una mano con i rifiuti, perché «le spiagge devono essere più belle dopo che ci siamo stati noi». C’è spazio per l’ultimo pezzo, «sono un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno». A distanza di 27 anni, questa frase non è mai stata così attuale.

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