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Il concerto di Achille Lauro e Boss Doms è un freak show sull’orlo del precipizio

Li abbiamo visti ieri sera al Fabrique di Milano: il loro è un circo decadente sempre a un passo dal trasformarsi in una baracconata

Achille Lauro e Boss Doms. Foto di Arianna Carotta
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Achille Lauro e Boss Doms come David Bowie e Mick Ronson. Uno in ginocchio di fronte alle ali dell’altro, schiena contro schiena illuminati dal glitter dei costumi di scena o in precario equilibrio sugli zatteroni tra pioggia di coriandoli e fuochi d’artificio, la coppia più bella della musica contemporanea italiana ricorda davvero Ziggy Stardust and the Spiders from Mars.

Peccato solo che Lauro De Marinis, annunciando sul palco l’addio al 1969> e dando un caldo benvenuto alla nuova era, il 1990, non licenzi il vecchio se stesso e tutta la band come fece Bowie all’Hammersmith di Londra nel ’73. Eppure, senza clamorosi colpi di scena finali, quello del Fabrique di Milano – sold out – è stato comunque uno spettacolo memorabile, un freak show perennemente sull’orlo del precipizio.

Foto di Arianna Carotta

Nel locale stipato c’è davvero chiunque, un pubblico che definire variegato è poco, 50% uomini-50% donne: adolescenti amanti della trap, pazzesche della moda, rocker con pochi scrupoli, distinte professioniste, cinquantenni navigati e naufraghi dei talent. Trainato da Rolls Royce e la sua esibizione flamboyant al Festival di Sanremo, con la sgraziatissima grazia che lo contraddistingue, Achille Lauro ha conquistato tutta Italia, diventando di fatto l’unica vera pop star che abbiamo nel nostro Paese. Perché ha un lato oscuro che non nasconde, una personalità educatamente strabordante, ha la cosa più importante – le belle canzoni – e se ne frega di tutto e di tutti rispettando tutto e tutti, un gentiluomo d’altri tempi.

Sul palco del Fabrique c’è qualche problema tecnico, il gruppo non sempre suona compatto, ma il concerto – come ripete lo stesso Achille Lauro, che invita il pubblico a spegnere i telefoni e togliersi i vestiti (qualcuno rimane a torso nudo, qualcuna lancia il reggiseno) – è una festa e a una festa ci sono ospiti, regali e sorprese.

Foto di Arianna Carotta

In scaletta i pezzi rock dell’album della consacrazione popolare – l’inno del riscatto 1969, Cadillac tanto Marilyn Manson, Delinquente presentata come new punk – e canzoni del periodo precedente, il sabba samba-trap: Mamacita, Angelo Blu, Amore mi. Tra le guest star invitate a questa data del Welcome Rolls Royce Tour, Emis Killa, Cosmo, Madman e poi la reunion a praticamente due anni esatti dalle riprese del video con Quentin40, Gemitaiz e Marcelo Burlon per Thoiry. Più che una canzone, un rito sciamanico: primordiale, selvaggio, forse il momento più atteso e riuscito della serata, un’opera d’arte di strada.

Capitolo a parte merita ovviamente il padrino Morgan, che raggiunge i figliocci Achille Lauro e Boss Doms mangiando una banana, che la forza sia con me: è una figura mefistofelica, affascinante, accenna Rolls Royce al pianoforte e poi picchia indemoniato sul basso, trascinando dietro di sé band e pubblico: estasi collettiva per uno sgangherato passaggio di testimone tra outsider di epoche diverse.

Lo show non è sempre solidissimo, la parentesi strumentale Song 2 è francamente evitabile, manca ancora qualcosa, tanto, per raggiungere la perfezione, ma l’arma segreta di Achille Lauro sono proprio le sbavature: il circo è costantemente a un passo dal trasformarsi in una baracconata, ma resta orgogliosamente in piedi e nella sfacciata decadenza c’è, ancora, tutto lo splendore della pop star senza sesso, senza tempo.

E il viaggio privo di bussola nel tempo e nello spazio prosegue, dal 1969 – l’anno di Woodstock e dell’uomo sulla Luna – al 1990, anno di nascita di Lauro De Marinis e nuovo pezzo di Achille Lauro presentato in anteprima come “un po’ dance, un po’ grunge, pop star, scrittori bohémien…”, parole in libertà, tributo tutti-frutti alla cantilena euro-disco Be My Lover firmata La Bouche. E sul maxischermo alle spalle del gruppo compare un video con un Lauro raver, a metà strada tra Sporty Spice e Tank Girl, lontano anni luce dal cowboy spaziale portato in trionfo sul pubblico del Fabrique. Venghino signori, venghino! Lo spettacolo continua, la festa e le sorprese non finiscono certo qui.

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