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Il concerto acustico di Taylor Swift è il primo miracolo di Natale


I segreti di ‘Folklore’, l’identità di William Bowery, l’impatto del lockdown: le ‘Long Pond Studio Sessions’ con Aaron Dessner e Jack Antonoff sono un abbraccio lungo 100 minuti a chi si sente solo

Taylor Swift

Foto press

È il Ringraziamento qui in America e dove siamo finiti? In una baita isolata nel bel mezzo di una foresta nell’Upstate New York ad ascoltare Taylor Swift che suona il suo album più personale, sofferto e grandioso, Folklore. Martedì scorso la cantante ha annunciato il suo asso nella manica novembrino: uno speciale dal vivo per Disney+ in cui rifà le canzoni di Folklore per la prima volta faccia a faccia con i due collaboratori chiave dell’album Aaron Dessner dei National e Jack Antonoff. I tre hanno lavorato a distanza per registrare l’album all’inizio della pandemia, ma non sono mai riusciti a suonarlo assieme e nemmeno a stare nella stessa stanza. Fino a oggi.

Da formidabile stratega quale è, Swift ha pianificato questa mossa alla perfezione. Non solo ha annunciato lo speciale esattamente quattro mesi dopo l’uscita di Folklore, ma è andato in scena esattamente 10 anni dopo il Maple Latte Thanksgiving con cui ci ha donato All Too Well. E come in quel classico, Swift si perde nell’Upstate e scava in profondità nelle canzoni (con indosso una camicia a quadretti). Come dice all’inizio, seduta in veranda con Dessner e Antonoff, «credo sia importante suonarlo. Mi aiuta a realizzare che è un vero disco, ora sembra quasi un miraggio».

Le Long Pond Studio Sessions, però, non sono un semplice corollario all’album, ma una straordinaria dichiarazione musicale che sta in piedi da sola e irradia calore e semplicità. Anche se negli ultimi mesi avete imparato a conoscere ogni piccolo dettaglio di Folklore, le canzoni sembrano nuove. Il modo in cui Swift le racconta sulla veranda o nel cortile accanto al fienile fa un po’ VH1 Storytellers. Sono performance rivelatrici: in quell’atmosfera raccolta, il genio di Taylor Swift emerge in modo limpido.

L’esecuzione di Folklore con Antonoff e Dessner nel Long Pond Studio dei National, nella Hudson Valley, è stata registrata in settembre (ovviamente il film è diretto da Taylor Swift, che ne possiede i diritti). L’atmosfera è rurale e il concertino privato si apre con il cinguettio dei grilli. La cantante rivela finalmente l’identità segreta del co-autore William Bowery che, come molti avevano previsto, è il fidanzato Joe Alwyn. Quando dice: «William Bowery è Joe, come ben sappiamo», Antonoff non sa se deve fingere di essere sorpreso, quindi fa finta di far finta. È un momento strano e dolce.

Swift non si limita ai soliti aneddoti in stile «come ho scritto questo pezzo». Ragiona ad alta voce non solo sul come, ma anche sul perché ha provato il bisogno di scrivere canzoni tanto tristi. Come confessa agli amici in veranda, «durante il lockdown mi sono trovata senza niente da fare, senza uno scopo. Ed erano passati solo tre giorni». Si è perciò messa a scrivere e le canzoni sono venute fuori dal nulla. È un disco che ha sognato in lockdown, o in rockdown come direbbe Paul McCartney. «La totale e completa incertezza genera un’ansia infinita», dice. Una ragione in più per tornare al lavoro. «Se vogliamo ricalibrarci, dobbiamo iniziare da quel che amiamo di più». E poi, «a quanto pare tutti avevano bisogno di farsi un bel pianto, pure noi tre».

Le canzoni diventano particolarmente vive in questa atmosfera, specialmente quando Dessner si lascia andare alla chitarra, senza mai sopraffare la voce, ma aggiungendo sfumature sempre nuove: la versione di Illicit Affairs sembra quasi un’altra canzone rispetto all’originale. Swift va a fondo nella rabbia femminista che sta dietro a Mad Woman e nelle sofferenze post dipendenza di This Is Me Trying. Discute My Tears Ricochet e racconta perché ha capito subito che sarebbe stata la quinta canzone in scaletta. In Seven, il brano in cui riesamina sé stessa e i capricci che faceva da bambina, chiede: «Quando ho smesso di essere sempre tanto offesa? Mi gettavo sul pavimento e tiravo i cereali a mamma».

August, uno dei momenti più straordinari dell’album, prende una nuova direzione. Swift spiega il triangolo amoroso Betty/James e aggiunge un nuovo particolare: «Nella mia testa chiamo la ragazza del pezzo Augusta o Augustine» (forse per via della poetessa romantica Augusta Leigh, la sorella di Lord Byron? Sarebbe perfetta per lo scenario da poesia ottocentesca di The Lakes). Per come vede la storia Swift, Betty torna insieme a James. Se Betty si prende il ragazzo, Augusta si prende la canzone, che è anche meglio.

In questa versione di August, i due musicisti dialogano con Swift attraverso le chitarre con grande intelligenza e gusto per i dettagli. Il brano cresce fino al climax: quando pensi che Augusta stia per scappare, torna indietro per un ultimo “sali in macchina!”. Taylor rivela che quel passaggio è stato improvvisato (ascoltare Dessner suonare l’assolo di chitarra del finalefa sembrare il pezzo un tributo a Torn: Taylor ha inventato gli anni ’90).

Ecco la rivelazione più importante: Mirrorball, la ballata quieta che rappresenta il picco emotivo di Folklore ed è una delle canzoni migliori in assoluto di Taylor Swift, è la gemella spirituale di This Is Me Trying, il brano più sottovalutato del disco. «In Folklore ci sono canzoni che dialogano fra di loro e parallelismi nei testi. Tra i miei preferiti c’è This Is Me Trying citata in Mirrorball, nel passaggio: “Non sono mai stata un talento naturale, non faccio altro che tentare”».

Prima di suonare Mirrorball, Swift descrive la scena che immaginava mentre la scriveva: «Ho visto una palla da discoteca solitaria, luci scintillanti, insegne al neon, gente che beve birra al bar, una coppia di sbandati sulla pista da ballo. Un’esperienza notturna triste e solitaria in una città che non conoscete» (non la conosciamo? Potrebbe essere casa nostra). E comunque la performance di Taylor riesce a esprimere tutti i desideri sospesi che stanno al centro della canzone. «L’ho scritta la notte dopo aver scoperto che i miei concerti erano stati cancellati. Ecco perché ho scritto: “Sono ancora in bilico, le provo tutte per farti ridere di me”». Perdonate la citazione da Gen X, ma ricorda il modo in cui Paul Westerberg cantava dello stesso malessere in Swingin Party, il brano dei Replacements che prima di Mirrorball era la canzone più bella mai scritta su una palla da discoteca.

Anche se Folklore è pieno di personaggi e ambientazioni diverse, Taylor riesce a tirarne fuori l’anima introspettiva. Tutte queste storie non sono che facce della mirroball delle sue emozioni. Riflettono ognuna una luce diversa. Sembrano più vivide nelle Long Pond Studio Sessions. Nelle ore che passa in quella baita, con addosso quella camicia a quadretti, Taylor Swift esplora nuovi panorami musicali. È un bel regalo in una settimana del Ringraziamento che passeremo lontano dalle persone a cui vogliamo bene.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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