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Ieri sera Cosmo ha fatto un Blitz contro la paura

Non è stato un concerto, ma un festoso assembramento. Tra qualche anno diremo: c’eri quella volta all’Alcatraz, quando Cosmo ha sconfitto lo smarrimento, il Covid e gli smartphone?

Cosmo

Foto: Francesco Prandoni

Dopo aver destrutturato le canzoni, Cosmo destruttura il live. Era prevedibile, considerando l’impostazione dell’ultimo album La terza estate dell’amore e considerando quello che aveva anticipato a proposito dei tre concerti di Bologna che avrebbero dovuto andare in scena i primi di ottobre. Ma prevedere non è mai come vedere, e Milano non è Bologna. Tenendo fede alla sua anima di animale da dancefloor alla ricerca di nuove dimensioni attraverso la musica e il piacere ad essa legato, con il Blitz all’Alcatraz di ieri sera Marco Bianchi ha portato la sua discoteca in discoteca.

La fila fuori dal club circonda tre lati dell’isolato. La Milano Music Week, di cui l’evento fa parte, è appena iniziata. Fa freddo ma molte delle persone in fila, soprattutto giovani, non hanno neanche il cappotto lasciato in macchina. «Ma siamo a capienza piena?», chiede qualcuno tra una sigaretta e l’altra. «Sai che non lo so? Forse è l’80%», gli risponde un amico. E invece no, si tratta proprio della capienza massima, e una volta entrati nel live club non restano più dubbi al riguardo.

Foto: Francesco Prandoni

Perché l’obiettivo del 100% per sale da concerto e locali di intrattenimento – diventato realtà l’11 ottobre con il decreto 139 – potesse realizzarsi Cosmo si è speso parecchio invocando a gran voce una soluzione che potesse permettere al settore, dopo due anni di limitazioni e false ripartenze, di riprendere a funzionare. Aveva persino organizzato per l’1, 2 e 3 ottobre 2021 quelli che se fossero andati in scena sarebbero stati i primi live in Italia dall’inizio della pandemia senza distanziamento e a capienza massima. Un esperimento che ambiva a rappresentare un precedente. Ora che le nuove date sono state fissate, per non aspettare fino al mese di aprile per far ballare la sua tribù l’artista piemontese ha messo da parte l’idea di organizzare un tour, ma ha sposato quella di organizzare un Blitz a Milano.

Per Bologna Cosmo aveva promesso un concerto non concerto, con l’idea di abbattere le barriere del formato per avvicinarsi il più possibile allo spirito dei rave. Il live di Milano ci è andato talmente vicino che ci si chiede cosa Cosmo avesse in mente per l’Arena Parco Nord della città emiliana. La terza estate dell’amore è perfetto per questo tipo di resa nella quale i confini tra una canzone e l’altra sfumano, i giri armonici spariscono quasi del tutto, l’elettronica la fa da padrona e la vibe del collettivo Ivreatronic di cui Cosmo è un componente, e che in parte lo accompagna sul palco, avvolge tutti i presenti. Cosmo balla dall’inizio alla fine, dice di essere fuori, fuori di testa, ma non come i Måneskin, più come uno sciamano votato all’evasione e all’immaginazione, un cultore dell’antipop e della musica illegale, un devoto del dio del mare che punta ad attraversare lo specchio con la sua nave di pazzi e dice che è stanco della paura. Non rinuncia neanche al tradizionale stage diving e in più occasioni si lancia tra la folla rischiando quasi di cadere per i troppi smartphone che impediscono al pubblico di sostenerlo come si deve. «Mettete vie quei cazzi di telefoni», dice fra gli applausi. L’obbligo di mascherine non tiene. Si poteva immaginare che, complici vaccini e green pass, lo spirito del party prendesse il sopravvento. Sembra quasi di stare al Forum di Assago pre Covid, dove nel 2019 Cosmo aveva chiuso il Cosmotronic Tour.

Foto: Francesco Prandoni

Le canzoni di Cosmotronic ci sono ancora, così come quelle degli album precedenti, ma sono totalmente riarrangiate al punto da risultare quasi irriconoscibili. In questo il producer sembra voler fare esattamente l’opposto di quello che ci si potrebbe aspettare: quando tutto lascerebbe pensare che un brano stia per esplodere Cosmo lo tiene fermo, gioca sui bassi, porta a immergersi nella musica a un livello più profondo; quando invece saremmo portati a rilassarci su un pezzo questo prende una piega inaspettata con un boato di suoni sostenuti dalla batteria. Cosmo si lancia anche in un assolo di chitarra classica, quello presente in La cattedrale. Persino Sei la mia città, il brano che forse più di tutti ha portato Cosmo al grande pubblico, a differenza dell’originale si allontana il più possibile dall’orecchiabilità e dalla melodia, per sprofondare in un tappeto di suoni che scioglie la canzone a favore del contesto generale, un lungo dj set che si dimentica della logica dei singoli.

Come canta Cosmo, “è musica, no fabbrica”. È, aggiungiamo noi, arte, ma è anche comunità, politica e amore. Per la musica e per una modalità di stare insieme a cui Cosmo, dalla sua Ivrea ai palazzetti dello sport, ha dedicato la vita.

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