Ho visto i Garbage e i Placebo alla Royal Albert Hall e devo ancora riprendermi | Rolling Stone Italia
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Ho visto i Garbage e i Placebo alla Royal Albert Hall e devo ancora riprendermi

Nostalgia, impegno e beneficenza. Ieri sera abbiamo fatto qualcosa che si fa sempre meno: guardare l'altro

Ho visto i Garbage e i Placebo alla Royal Albert Hall e devo ancora riprendermi

Shirley Manson dal vivo alla Royal Albert Hall con i Garbage

Foto: Jeff Moore/PA Images via Getty Images

Ci sono congiunzioni astrali che, anche se uno le studiasse a tavolino, a metterle tutte insieme non riuscirebbe.

Portare i Placebo e i Garbage sullo stesso palco – non uno qualsiasi, quello della Royal Albert Hall – farlo in una Londra risvegliata politicamente e musicalmente contro l’estrema destra nell’ambito delle proteste ‘No Kings’, farlo per la rassegna benefica curata da Robert Smith a sostegno dell’organizzazione Teenage Cancer Trust. Un’impresa più unica che rara.

Impresa che ieri sera è riuscita alla grande. I pezzi da novanta (degli anni Novanta), chiamati a raccolta dal fondatore dei Cure (tra gli altri Elbow, Mogwai, Manic Street Preachers, My Bloody Valentine) hanno dato tutto. Avvertenza: per chi è cresciuto sentendosi vibrare dentro l’inconfondibile timbro di Brian Molko, ascoltarlo in una versione più intima, sotto le luci e i riflessi aranciati dell’enorme mirrorball della sala, con adattamenti inediti, a tratti orientaleggianti, ha già, di diritto, lo status della serata riuscita e, tanto per confermarlo, sparano subito Jackie di Sinéad O’Connor. Special Needs, Pure Morning, Slave To The Wage, Special K. Un ritorno alle origini, aggiornato.

Pezzi che, bastava dare un’occhiata in giro, spaccano oggi come ieri e non importa se hai superato i cinquanta e hai la lacrima facile o invece sei un adolescente (sì, ce n’erano) e li hai appena scoperti: sono i Placebo. Quelli che, venticinque anni fa, hanno distrutto una chitarra a Sanremo. Quelli che hanno suonato con Bowie. Per loro il 2026 segna trent’anni di attività discografica, con una data in Italia – il 6 novembre al Forum di Assago – e un album in uscita il 19 giugno, Placebo Re:created. Ringraziano tutti, principalmente suonano; emozionano (mi emozionano) con la performance di Post Blue. «Great job, guys! The sound is amazing!» urla, quasi in preda a una mezza crisi, la ragazza dietro di me, rivolgendosi direttamente al palco durante un intervallo tra un brano e l’altro.

Intensi, precisi. Alla fine, accontentano nostalgici e non per un totale di tredici tracce. Una breve pausa ci ricorda perché siamo qui: la serata è di beneficenza, si raccolgono fondi per gli adolescenti che hanno ricevuto la diagnosi di cancro. Testimonianze in video, proiettate sul led, poi anche dal vivo, sul palco con il supporto degli artisti che hanno reso possibile questa iniziativa. Sì perché, se i Placebo sono gli “special guests” di questo appuntamento, il concerto è quello dei Garbage. Eccola, Shirley Manson: in total black, con una coda bicolore, platino e viola. Apre con There’s No Future in Optimism, singolo contenuto nel loro ultimo album Let All That We Imagine Be The Light, preceduto dal Laura Palmer’s Theme di Angelo Badalamenti, un loop folle di parole chiave – “futuro”, “amore” – che si alternano senza sosta con un incipit sincopato (If you’re ready for love, if you’re ready for love). Non arriva neanche alla quarta traccia, I Think I’m Paranoid, per dire quanto sia felice di essere a Londra soprattutto, sottolinea, in una giornata come questa.

Segue la scaletta, con spazio per riflessioni personali sulle etichette che ci diamo o che ci affibbiano, sulle questioni di genere, sull’importanza di non dare nulla per scontato, neanche il successo. Chiede conferma a Steve (Marker), definito ‘l’oracolo della band’, su quale album contenga il prossimo pezzo che sta per cantare (Run Baby Run). Non resta ferma, si muove tra i vari cerchi in prossimità del palco, coinvolge e tira in ballo il pubblico con grinta e determinazione. The Men Who Rule the World dà l’assist per agganciarsi all’attualità (The men who rule the world / Have made a fucking mess / The history of power / The worship of success / The king is in the counting house / He’s chairman of the board / The women who crowd the courtrooms / All accused of being whores / Money, money, money / Money, money, money). Come Brian Molko anche la frontwoman dei Garbage ringrazia Robert Smith (recentemente in studio con Olivia Rodrigo) e omaggia i Cure con una cover. L’undicesima traccia è infatti Lovesong per cui, alza le mani, farà il suo «fucking best». Lo fa, nonostante qualche abbassamento di voce su cui ironizza durante il live.

Seguono Chinese Fire Horse, Cherry Lips (Go Baby Go!), When I Grow Up e Push It – «ragazzi se non vi piace questa potete uscire». Ma la verità è un’altra. È che noi, da lì, non usciremmo più. Chi andrebbe via dopo aver ri-trovato pezzi sparsi di sé?

La performance dei Placebo, ricorda Shirley, è stata incredibile. Musicalmente sono cresciuti insieme e, beh, sono ancora qua (i Garbage nella formazione originale), con quella stessa carica per cui, quando partono le prime note di Stupid Girl, il pubblico è già in piedi. Ci salutiamo con Only Happy When It Rains. Ieri a Londra non ha piovuto, forse è per questo che siamo un po’ più malinconici. Come quando ci ricordiamo cose che non sono vere e proprie cure ma che aiutano, come la musica. Come quando band che si facevano chiamare pattume, spazzatura, creavano gioiellini che ci portano qui ancora oggi per fare qualcosa che si fa sempre meno: guardare l’altro. Stasera il concerto conclusivo con i Wolf Alice, raggiunti da Nilüfer Yanya.