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Gli Starcrawler sono uno dei gruppi rock’n’roll più eccitanti del momento

Li abbiamo visti al Troubadour di Los Angeles nello show di presentazione dell'album ‘She Said’: una grande serata rock. E occhio alla cantante Arrow de Wilde, una Iggy Pop carismatica e selvaggia

Foto: Greg Allen

Una vecchia auto dipinta di rosa è parcheggiata davanti all’entrata del Troubadour, lo storico locale di West Hollywood noto per aver lanciato star come Joni Mitchell, Van Morrison, Elton John e Tom Waits (che prima di arrivare sul palco, ha passato innumerevoli ore seduto sul marciapiede in attesa di essere incluso nelle serate dedicate agli emergenti). Amplificatori, batteria, microfoni, aste, cavi, pedali di chitarra, nastro adesivo: tutto è dipinto di rosa per lo show che celebra l’uscita di She Said, nuovo album dei Starcrawler. Stasera la band di Los Angeles lo suonerà per intero e quasi mi scappa una lacrima: è un disco rock’n’roll a base di chitarra elettrica, realizzato da ventenni invece che dai soliti decrepiti dinosauri.

Reduci dal tour estivo in apertura a Jack White (un maestro quando si tratta di dipingere tutto a tono sul palco), i cinque ragazzi californiani per pubblicare She Said passano a un’etichetta major e si servono del produttore Tyler Bates, compositore di una moltitudine di colonne sonore per televisione e film. «Se volete avanzare da furgoncino a tour bus, dovete scrivere una hit», pare abbia detto Dave Grohl al chitarrista Henri Cash quando questo gli ha chiesto consigli. Con tali premesse sembra quasi inevitabile che, rispetto ai lavori precedenti, il sound del nuovo disco ne esca “ripulito” per abbracciare un pubblico più vasto, ma i pezzi sono divertenti e quando si parla di concerti dal vivo, gli Starcrawler restano una delle band più eccitanti del momento.

Al Troubadour compiono il miracolo: svegliano i morti. Se vi è capitato di vedere un concerto in questa città, capirete cosa intendo: il losangelino medio affronta un rock show come fosse una creatura imbalsamata, del tutto restia a slanci di entusiasmo. Stasera invece nelle prime file vedo pogare sia ragazzini, sia adulti. Tutti con gli occhi incollati su Arrow de Wilde, la carismatica frontwoman: un metro e 90 di altezza, filiforme come chi soffre di un disturbo alimentare; rolla gli occhi stile zombie, geme in pose provocanti e si contorce come fosse un filo d’erba al vento (anche per questo viene spesso paragonata a Iggy Pop). È una star senza sforzi, vicina allo showbiz sin dalla nascita grazie alla madre regista e super fotografa di musica Autumn de Wilde (sugli spalti ad applaudire), e al padre batterista Aaron Sperske (Beachwood Sparks, Ariel Pink). Se Ryan Adams ha prodotto l’omonimo album di debutto nel 2018, è perché è un amico di famiglia. È stata la stessa Arrow de Wilde a formare il gruppo insieme al compagno di scuola Henri Cash, avvicinandolo con la frase: «Sei cool, suoni mica la chitarra?». E non saprei se She Said si possa già definire hit, ma il pubblico esplode di botto non appena riconosce le prime note. Sento l’eco dei Garbage, delle Hole di Courtney Love, sento derivazioni sia country che pop, ma dove gli Starcrawler mancano di originalità, compensano con un’energia inebriante. De Wilde e Cash hanno scritto il pezzo che dà il titolo all’album durante il lockdown, con il chitarrista arrampicato alla finestra della camera di lei, come moderni Romeo e Giulietta. «Are you gonna buy it?» De Wilde chiede al pubblico se compreranno il nuovo album. «Gonna buy the shit of it!» (si potrebbe tradurre: di brutto!) le grida un fan, lo stesso che per 90 minuti di fila sventola i propri capelli su e giù a manetta, manco fosse all’audizione per il film Fusi di testa.

Si balla di gusto con No More Pennies, tra i migliori brani del precedente album Devour You e con Pet Cemetary, la cover dei Ramones che hanno registrato per l’omonimo film d’orrore del 2019. Ma il focus stasera resta sul nuovo materiale: Jetblack ha un beat incalzante; il pezzo è uscito su YouTube il giorno prima del concerto ma viene già richiesto da un fan urlante come fosse il successo di una vita.

«Siete pronti a deprimervi?», chiede Arrow de Wilde prima di attaccare in duetto con Cash Better Place, chitarra country e pedal steel di Bill Cash, fratello di Henri. «Volete piangere un altro po’?», chiede ancora la cantante ma stavolta è un imbroglio: attaccano Runaway in sordina per poi implodere al ritornello. Quando si mette una mano sui capelli, le si stacca una ciocca bionda intera che lancia verso il pubblico (troppa candeggina non fa mica bene). Poi la vedo con una bottiglia in mano e in un istante nelle prime file siamo coperti d’acqua. L’ha sputata? Oppure l’ha solo lanciata? Non saprei, mi son persa tra la calca, ma mi è stato detto che prima della pandemia lei si divertiva a scatarrare sulle prime file. La pecorella giocattolo appoggiata sopra l’amplificatore deve essere più importante di quanto pensiamo perché ogni volta che cade a terra, un addetto ai lavori salta sul palco per riposizionarla.

In Bet My Brains, Henri Cash svisa e con la chitarra sale le scale del Troubadour portandosi dietro i cavi in un intreccio diabolico: ecco che vedo l’attore e regista (di film, oltre che dei video degli Starcrawler) Gilbert Trejo, fidanzato della frontwoman, lanciarsi in aiuto di uno spettatore che sta scendendo dal secondo piano con dei bicchieri in mano (se inciampa sui cavi di sicuro ci sarà una denuncia alla band o un conto mostruoso da saldare all’ospedale, perché this is L.A., baby!). Arriva il bis e Arrow de Wilde, prima di congedarsi con un «we love you», si lancia dal palco in picchiata sulle prime file, rotola sopra le nostre teste da una parte all’altra della sala, e poi sparisce nel backstage.

La chiosa dello show spetterà infatti a un ospite d’eccezione: un bimbo di 6 anni che risponde al nome di Ryan B Good. Di lui sappiamo solo che è un batterista e che stasera la band l’ha invitato in scena vestendolo come loro, con una camicia cowboy rosa e la missione di sventolare le mani-corna simbolo del rock’n’roll. Impossibile non leggere tra le righe: Ryan B Good è l’emblema di una nuova generazione che ha ancora voglia di suonare rock, in faccia all’era digitale, al fastidioso e onnipresente auto-tuning (assente nei dischi degli Starcrawler), e a chi pensa che strumenti come la chitarra elettrica siano gadget del passato.

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