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Gli Articolo 31 al Forum, mai di moda eppure sempre in voga

Le quattro date nel palazzetto milanese sono l’ennesima rivincita del gruppo rap italiano più odiato di sempre dai puristi, tra fuck off, nostalgia e la grande famiglia che li ha accompagnati nel loro “bel viaggio”

Foto: Marco Piraccini/Mondadori Portfolio via Getty Images

«Cazzo, neanche all’apice del nostro successo, nel 1996, avevamo fatto quattro sold out al Forum». DJ Jad l’aveva detto: J-Ax, nella sua semplicità, è geniale anche per la capacità di leggere la realtà nei suoi mutamenti e di ritagliarsi uno spazio per sé. Radicato in un viscerale spirito di sopravvivenza, il suo approccio ha un che di darwiniano, è talmente meticoloso da sembrare frutto di un’analisi sociologica. È la strada, insieme alle tante porte in faccia, ad averglielo insegnato. È l’istinto, quello che porta a rimettersi ogni volta in gioco pur di non soccombere al tempo che passa, ad averlo guidato. Anche questa volta, in cui Ax e Jad sono tornati a essere gli Articolo 31 ufficializzando il ritrovato sodalizio con quattro date al Forum di Assago, mettendosi al tavolo della partita J-Ax si è trovato in mano un poker.

Non si contano le volte in cui il cantante di Domani smetto è stato accusato di essere opportunista e calcolatore, in cui gli è stato rimproverato di essersi venduto, come se il mainstream non fosse per definizione un mondo di compromessi, trattative e negoziazioni. Il rapper di Cologno ha come tutti fronteggiato luci e ombre del successo, cercando mano a mano di fare tesoro di quanto vissuto. Preparandosi sempre al peggio. Anche imparando, per esempio, a farsi da solo i videoclip dei brani, a promuovere autonomamente un disco o mettendosi a costruire la scenografia per un tour.

Di base i processi alle intenzioni hanno poco senso. Non sapremo mai se la date al Forum – che fanno seguito ai live del 2018 al Fabrique, sempre a Milano – e l’annuncio di nuove tracce degli Articolo 31 facciano o meno parte di una fredda strategia di marketing. In ogni caso, non era una scommessa semplice, ricostruire qualcosa che si è rotto non lo è mai.

Gli Articolo però sono arrivati al ritorno sulle scene con tre cartucce non trascurabili: il repertorio, un rinvigorito spirito goliardico, una grande famiglia alle spalle che non hanno mai dimenticato e che hanno portato con loro sul palco del palazzetto. Ha una sua coerenza tutto ciò, considerando che il duo non si è mai soffermato troppo su come le cose dovrebbero andare cercando piuttosto, nel corso della sua carriera, di agire e reagire, prendendo anche un sacco di botte in testa e classificandosi come il gruppo rap italiano forse più odiato di sempre dai puristi.

«Ho saputo» dice J-Ax al Forum «che tra il pubblico ci sono due ragazzi di Rolling Stone. Ho letto un vostro articolo sul concerto di Avril Lavigne in cui il giornalista era contento che fosse durato solo un’ora e mezza, lo considerava un pregio. Io allora stasera ho fatto una scaletta di due ore e mezza. Se siete stanchi andatevene a casa».

Gli Articolo 31 seguono la testa ma anche il cuore, che a volte rende un po’ goffi e nostalgici, fa commuovere quando meno lo si aspetta, fa dimenticare il peso delle aspettative lasciando spazio a un’euforia fanciullesca. Se J-Ax ha la pelle d’oca, Jad, che è anche la parte della coppia che è stata meno sotto i riflettori dalla fine degli Articolo 31, è una molla. Il suo ruolo in scena non è più soltanto dietro ai piatti. Come già anticipato dai due inediti diffusi dal duo, Un bel viaggio portata a Sanremo e Filosofia del fuck-off, Jad canta diverse parti, oltre ai cori. Lo stesso approccio è adottato anche per i vecchi pezzi del repertorio e nel cantarli Jad corre, saltella e balla da una parte all’altra del palco, prodigo di sorrisi e lontanissimo dalla postura statica dietro alla consolle a cui i fan erano stati abituati. Sembra divertirsi un mondo, sembra che non stesse aspettando altro che tornare a intonare un urlo per gli Articolo 31.

L’effetto vintage non manca. Lo anticipa già all’inizio del concerto Space One, storico componente della Spaghetti Funk che accompagna i due con le seconde voci, annunciando alla folla di prepararsi per un bel viaggio indietro nel tempo. La scenografia è un grande stereo da spalla anni ’90 munito di gradoni e dominato dalla consolle di Jad. Le tenaglie della nostalgia stringono più forte sui brani del repertorio della band che più fanno sentire i loro anni, come 2030 che nel ritornello canta proprio “tanta nostalgia degli anni ’90, quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè”. Ascoltare questo lungo elenco di pronostici di una Venezia affondata e di un virus mortale fa una certa impressione, gli Articolo 31 ci avevano visto lungo anche su questo.

A ricordare, tra i grandi classici del gruppo e qualche brano solista di J-Ax, che ci sono certezze che non sfumano mai con il passare degli anni c’è il resto della crew Spaghetti Funk e della grande comunità musicale e umana che ha sempre accompagnato l’avventura degli Articolo 31. Dal fratello di Ax, Grido, ad altri componenti dei Gemelli Diversi come Thema e Strano, fino a Wlady – il fratello di DJ Jad che per primo ha fatto conoscere i due futuri Articolo 31 tra loro – al chitarrista Fausto Cogliati e a Franco Godi, storico discografico fondatore della Best Sound che ha lanciato la carriera del duo. C’è persino Fedez sul palco del Forum, invitato ad accompagnare Ax su Senza pagare, perché nemmeno gli amici più recenti si dimenticano.

Gli Articolo 31 sono profondamente imperfetti, lo sono sempre stati. Sbagliati in ogni contesto. Ax è un tamarro di periferia che ama troppo la musica per amare soltanto il rap, con un talento per la melodia e le rime impossibile da limitare a un solo genere, ma anche impossibile da tenere lontano dal baraccone delle hit da classifica. Troppo sensibile e intelligente per fare il duro e troppo orgoglioso per non farlo. Jad è un dj dal piglio internazionale ma nessuna collaborazione straniera riesce a farlo sentire a suo agio quanto una consolle al fianco compare di sempre. È il tipo serio dietro ai piatti che non ci pensa due volte a lanciarsi in una break dance improvvisata a prova di legamenti.

Mai di moda e sempre in voga, di queste imperfezioni insegnano a farne una forza e un valore. Che sia il 1996 o il 2023.

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