Gli Arcade Fire dopo la tempesta: cronaca del concerto milanese di Butler & co. | Rolling Stone Italia
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Gli Arcade Fire dopo la tempesta: cronaca del concerto milanese di Butler & co.

La band è in Italia per promuovere l'ultimo disco dopo le accuse di molestie mosse a Win Butler e senza Will, fratello minore che ha lasciato la band dopo la pubblicazione di 'WE'. La macchina degli Arcade Fire, almeno live, sembra meno carica senza di lui

Gli Arcade Fire a Milano, il 17/09/2022. Foto: Kimberley Ross

Di cosa è fatta l’umanità. Delle sue schifezze e dei nostri corpi umani. A fare il punto sul tour di WE e sui cieli (molto) nebulosi che da circa un mese sostano sul collettivo di multistrumentisti di Montreal ci pensa – per un piccolo incidente sul palco – proprio Win Butler che di quella perturbazione è, suo malgrado, il centro.

Sono passati appena una decina di minuti dall’inizio dello spettacolo che celebra WE, il sesto e acclamato album degli Arcade Fire, uscito il 6 maggio scorso e prodotto da Nigel Godrich. Dopo il benvenuto caloroso del pubblico milanese e l’accoppiata Age of Anxiety I/Neighborhood #1 (Tunnels), il frontman cade pericolosamente da uno dei monitor di fronte alle aste dei microfoni. Momento di panico. Giù i volumi.


Per qualche secondo, poco tempo ma non pochissimo, cala un’atmosfera di palpabile smarrimento. Si precipita al fianco del marito, accovacciato sulla scena, la luminosa (visibilmente dimagrita) Régine Chassagne che vede se c’è da chiamare una barella oppure no. «Devi saltare assieme a noi», consiglia amichevolmente la violinista più figa del pianeta, Sarah Neufeld, quando Win Butler finalmente si rialza. Prima di gettarsi di nuovo a capofitto nella scaletta, però, accenna a una riflessione sull’umanità e su tutti i “fucking” che puoi tirare a causa della nostra effimera natura. Quanti casini succedono nella vita? E vogliamo parlare dei nostri corpi così fragili e imperfetti da farci cadere da un monitor mentre si canta l’inno indie rock che hai regalato a qualche generazione di fan?

«Siamo carne e sangue», si schermisce il gigante biondo, già bello grosso di suo ma – ahimè – crudelmente gonfio e imbolsito. In fondo, chi più, chi meno, lo sappiamo tutti di cosa sta parlando realmente. Non della caduta dalla sua consueta posa militante in cima a quei dannati monitor ma dell’inchiesta giornalistica di Pitchfork che il 27 agosto, a tre giorni dall’inizio del tour mondiale di We, ha fatto scoppiare Il Putiferio. Tre donne e una persona gender fluid, tutte maggiorenni, accusano il leader della band canadese di molestie sessuali e sexting. Butler parla di consensualità, tira in ballo l’alcolismo, la depressione e gli abusi sofferti nell’infanzia. Proprio un bel casino.

Feist, prevista come supporter per tutte le date europee del tour (Beck li accompagnerà in acustico in quelle nordamericane) si è defilata dopo i primi due show dublinesi. Che dire? Tutto da vedere, tutto da accertare. Pare inutile (e troppo doloroso) scervellarsi ora. Pillola azzurra di matrixiana memoria. Poi si vedrà.

Ricomincia lo spettacolo con Half Light I e Put Your Money On Me ma è il pianismo discotecaro di Reflektor in mano alla voce di Régine che con un impermeabile trasparente verde dà un calcio alla pioggia e svolta la serata. Win la chiude mormorando Fame di David Bowie e, prima di attaccare l’astuta Age of Anxiety II (Rabbit Hole), chiede ai fan della primissima fila davanti a lui di “mettersi in cerchio”.

La setlist comincia a filare ma non con la consueta destrezza delle tournée passate e con una qualità del suono che non convince appieno. Discorso diametralmente opposto vale per la scenografia e le luci. Il palco centrale è sovrastato da un arco che assomiglia a un LP segato orizzontalmente a metà e sul quale scorrono giochi di luce, immagini, stelle, universi, lampi. Uno spettacolo laser che gioca di rimandi con la gigantesca strobosfera appesa sopra a un palchetto simile a un ring – per ora spoglio – che si trova al capo opposto del palazzetto. È ufficiale: l’ex Forum di Assago si è trasformato in una mega discoteca rock. «Quanto cazzo siete fortunati a vivere qui!», ci rammenta Win Butler in un momento di grande enfasi per lo stivale.

Dopo il debutto in tour del brano politico Generation A (uscito a ridosso delle elezioni presidenziali del 2020) i membri “anziani” Richard Reed Parry (principalmente chitarre), Tim Kingsbury (principalmente basso) e Jeremy Gara (batteria) riprendono a macinare l’indie-pop-wave bizantino e “anthemico” che ha definito il suono degli Arcade Fire nel primo decennio del nuovo millennio. È il momento di Rebellion (Lies) («la canzone di Otto e mezzo», mi capitò di sentire qualche tempo fa a Propaganda Live), Ready to Start, The Suburbs e Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) con la Chassagne che attraversa il parterre per spuntare sopra all’isoletta formato ring. Mentre un indemoniato Paul Beaubrun, uno dei nuovi elementi previsti per il tour, ruba per la seconda volta la scena con il suo fischietto da samba appeso al collo e uno djembe nero e lucente che sbatacchia in giro. Espone anche la bandiera del suo luogo natìo, Haiti, onorando il cuore di Régine, di fierissime origini haitiane. Unconditional I (Lookout Kid) – dedicata al figlio della coppia nato nel 2013 – offre anche l’ultimo guizzo scenografico ispirato dal video ufficiale. Spuntano dal nulla, come funghi, diversi pupazzi gonfiabili a forma di tubo (i cosiddetti air dancer) che si prendono la scena come in una puntata dei Griffin.

Gli Arcade Fire a Milano, il 17/09/2022. Foto: Kimberley Ross

Peccato che – scenografie a parte – l’impianto audio abbia ormai cominciato a far le bizze e la qualità dell’acustica si sia persa un po’ per strada. La serata si chiude sul palco simile a un ring per i bis con End of the Empire I-IV, seguita da Neon Bible. Ma è il momento Wake Up, come da tradizione e cori ad libitum del pubblico, che si becca l’ovazione più grande. L’impressione finale è che l’assenza di Will Butler, fratello minore di Win, uscito “amichevolmente” dal gruppo dopo le registrazioni di WE, si faccia sentire. La macchina degli Arcade Fire, almeno la versione live, sembra meno carica senza di lui.

La scaletta:

Age of Anxiety I

Neighborhood #1 (Tunnels)

Half Light I

Put Your Money on Me

Afterlife

Reflektor

Age of Anxiety II (Rabbit Hole)

The Lightning I

The Lightning II

Generation A (Tour debut)

Rebellion (Lies)

Ready to Start

The Suburbs

The Suburbs (Continued)

Unconditional I (Lookout Kid)

Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

Everything Now

Bis:

End of the Empire I-III

End of the Empire IV (Sagittarius A*)

Neon Bible

Wake Up

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