Fuck Normality Festival – Il Salento che ama l’anarchia | Rolling Stone Italia
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Fuck Normality Festival – Il Salento che ama l’anarchia

Yoga con Populous nella “frisa hour”, mostre queer, una ‘Macarena’ contro il sistema: siamo stati al festival pugliese a base di elettronica, arte ed eclettismo musicale

Ci eravamo lasciati il 25 dicembre 2019 a Lequile – provincia di Lecce – in una sala concerti addobbata a luminarie per festeggiare Natale ammonticchiati come sardine con Populous e Nu Guinea (ora Nu Genea). Ultime gioie pre-pandemia: fila informe all’entrata, troppi biglietti venduti, spinte e schiamazzi. Dopo più di un anno e mezzo il Fuck Normality Festival è tornato in formato ferragostano con Green pass al collo, in mezzo una pandemia che ha atterrato al suolo il settore musicale e ridotto i festival a spettacoli accucciati. 
Il festival, che si candida a diventare il prossimo festival non-più-di-nicchia della Puglia, è organizzato dall’associazione De-Genere e privilegia la musica elettronica e l’eclettismo dei generi. Il controllo con Green Pass ha funzionato, la location all’aperto del Castello De Monti di Corigliano d’Otranto non ha visto assembramenti. Il 50% di presenze in meno, come legge richiede, ha permesso di ballare sufficientemente vaccinati e distanziati.

In programma alle 20 c’è una sessione di Yoga con dj-set-presentazione dell’album Stasi di Populous. Richiedo alla mia amica accompagnatrice di sacrificarsi per arrivare in tempo per compiere l’esperienza surreale. Magari è la volta buona che mi appassiono. Come avrebbe poi giustamente sottolineato Populous – quell’ora infame per iniziare qualsivoglia attività, in Salento, è la frisa hour. O calzone hour, rustico hour. Alle 20 sono ancora in macchina, c’è il solito incidente sulla SS275, che collega l’estremo sud da dove arrivo io (il cosiddetto “Capo”) con il resto della penisola. Chi è nato in Salento, di ritorno nella terra natìa per le vacanze, vive il dilemma dell’automobilista salentino sradicato: l’immutabilità della strada a due corsie che impedisce di arrivare puntuale in qualsivoglia luogo estivo e la guida fluida dei salentini, che trasforma ogni Stop in un Dare precedenza. Non è troppo tardi: riesco a intercettare l’ultima mezz’ora della seduta di Yoga del maestro Giuseppe Simone. La sinergia tra Populous e la pratica Hatha si fa sentire, così come il tremore delle mie cartilagini. Ma per la prima volta in una settimana sono finalmente grata e distesa. Iniziamo bene.

Seguono chiacchiere tra Populous e Luca Bandirali, studioso di cinema, televisione e musica applicata, sull’album Stasi. Io e la mia amica accompagnatrice restiamo affascinate dalle disquisizioni sulla spazio-temporalità nella musica. Alla domanda «Nel tuo ultimo album Stasi, pensi di essere più spaziale o temporale?». Secondo me Populous risponde che ha privilegiato la prospettiva temporale nella fase di studio, complice l’estensione del tempo durante il lockdown. Lei non è convinta, resteremo con questo dubbio per tutta la sera. 
Un temporale torrenziale ci ricorda l’esistenza del fresco, baluardo contro le temperature impossibili del malefico anticiclone Lucifero. Forse non sarà stato entusiasta Hugo Sanchez – di base allo studio Pescheria di Roma e host del party Tropicantesimo al Circolo Fanfulla – che ha portato eroicamente a termine il suo dj-set tra le urla di approvazione del pubblico. Qualcuno l’ha ringraziato sentitamente per lo stoicismo, qualcun altro avrebbe voluto abbracciarlo perché «sembra troppo una brava persona». Ho dissuaso l’affettuoso avventore.

Le mostre di “Visioni del sud”  esposte nelle sale interne del Castello fino al 20 ottobre, aggiungono densità queer e nostalgia al festival elettronico. In esposizione “Gender project” di Veronique Charlotte, artista visiva e body performer. La mostra riflette sulla radice comune tra gentilezza e genere – in effetti la radice etimologica latina, gentilis significa “della stessa famiglia”, da gens formazione famigliare allargata. Nella saletta interna del castello, sfila una selezione di ritratti di nudo, catturati durante uno scambio intimo di energia, esposti anche in formato video. In tandem con Gender project, c’è il percorso fotografico “Erotico erotico” ripercorre la carriera di Antonio Carmelo Erotico, il fotografo di Frigidaire, la rivista culturale italiana di fumetti, rubriche, inchieste giornalistiche, pubblicata dal 1980 al 2008.

Le fotografie dell’archivio Giuseppe Palumbo. Foto: Emanuela Colaci

Eva Geist sale in consolle dopo Populous – anche lui come Sanchez concentrato su sonorità tropical, con un intermezzo omaggio House of Keta dall’album W. La osservo affascinata sotto la consolle, nella line-up è l’artista che si distingue per suono complesso e noncuranza. In una pausa dai dj-set – dopo tutto questo tempo ammetto che ballare in piedi è diventata un’attività inusuale – tra un calzone fritto con fave e cicorie e un bicchiere di rosato, proseguo l’esplorazione del Castello rinascimentale e delle sue mostre. Al piano terra c’è una selezione di fotografie della mostra Erotico erotico. Foto arcaiche, pre-pasoliniane che richiamano la potenza dei volti nella terra aspra e salina prima dell’avvento del turismo di massa. L’installazione di Rossella Piccinno è invece una riflessione – stream of consciousness in francese – sulla condizione della donna sposata, “maritata” come si dice nel dialetto del posto, e sul significato di “enterrement de jeune fille”, espressione francese per “addio al nubilato”. Sullo schermo una donna, armata di pala, si libera lentamente del suo abito da sposa per procedere alla sua sepoltura. In cinque minuti le mie convinzioni sull’assurdità del vincolo matrimoniale si arricchiscono di immagini e suggestioni che contribuiscono a rafforzarle.

Sono quasi le 2, c’è tempo per perlustrare ancora la scena musicale. Nel fossato del castello c’è BoyRebecca che canta Dulce de Leche, il suo singolo uscito nel 2021. Al grido di “Fanculo, anarchia!” lancia una Macarena ben accolta da tutti. Cerco di stare al passo, un po’ ci riesco, poi mi dico che sono una Millenial (e una ex bambina disagiata) che ha sempre odiato il momento dei balli di gruppo ai matrimoni.

foto di Silvia Violante Rouge