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Farsi decostruire live da okgiorgio

Al Fabrique di Milano, sold out da mesi, per una nuova fotostoria: Giorgio Pesenti ha dimostrato che la musica elettronica dal vivo non si riproduce: si trasforma. E, ballando ballando, ci ha trasformati un po' anche noi

Farsi decostruire live da okgiorgio

Okgiorgio al Fabrique di Milano

Foto: Claudia Vanacore per Rolling Stone Italia

Si muove libero Giorgio sul palco. Non è solo una postura, è un metodo. Mixa, decostruisce, suona, rimescola. Il Fabrique è pieno, sold out da mesi. Cappellino basso sugli occhi, quasi a schermare le espressioni mentre lavora sui suoni. Accanto al mixer, una chitarra classica perché l’elettronica non viene mai lasciata da sola, viene continuamente attraversata da tantissime contaminazioni, incroci di una linea che arriva dagli esordi con gli ISIDE, ma qui è più essenziale.

Foto: Claudia Vanacore per Rolling Stone Italia

Nel live milanese due musicisti lo affiancano, è lui però a guidare. L’esibizione non si lascia afferrare subito. All’inizio sembra un set lineare, da club: attorno i corpi che si sincronizzano, una direzione chiara. Poi comincia a spostarsi. I pezzi non entrano come te li aspetti e ci piace. Si aprono, si interrompono, cambiano traiettoria. Il ritmo si dilata, rallenta, riparte altrove. È un disco pensato per essere modificato dal vivo, più che riprodotto. Milano è una delle date in cui questa trasformazione è più evidente. E questo live si inserisce in una fase precisa: il nuovo disco Ko Mixtape uscito a ottobre 2025 che ridisegna e delinea la sua visione. Le strutture sono più semplici, ma anche più esposte. Loop che si accumulano senza chiudersi subito ed elementi vocali trattati come materiale sonoro tagliente che arrivano al cuore come una freccia.

A un certo punto inserisce un riferimento politico: ballare responsabilmente, con la testa a Gaza e al Sudan, pensando al genocidio. Non lo costruisce come momento a parte, non lo sottolinea. Lo dice e basta, dentro il set. Rimane lì, come un elemento che modifica leggermente la percezione di quello che sta succedendo. Su Forza la densità cambia. L’ingresso di Estremo, performer che lo accompagna, sposta il brano verso una dimensione più collettiva. Il pubblico canta con tutto il fiato.

Foto: Claudia Vanacore per Rolling Stone Italia

Il lavoro sulla voce è uno degli aspetti più interessanti perché non è un accessorio. Riesce a trasmutare i pensieri intrusivi e le ossessioni leggere di tutti i giorni che passano da una testa all’altra e mescolarle al suono, facendole diventare parte del ritmo. In Ko sento, con Emanuela Luzi, la ripetizione (“Sento parlare, persone parlare”) funziona esattamente come un pattern.

Dopo Ko cuore, uno dei brani con testo più romantico e complesso del disco, si butta sulla folla. Crowd surfing fino al box dei fonici. Si siede sulla transenna, ringrazia mentre afferra una chitarra piccolina piena di adesivi colorati. Dettagli chiude alterando l’energia sentimentale. La voce di Ornella Vanoni e la sua chitarra restano centrali, il resto si ritira.
Emoziona tutti, ci ricorda che forse l’entusiasmo, le emozioni, sono proprio in quei piccoli dettagli, negli sbagli, nelle Scintille, come il titolo di uno dei suoi brani più celebri. Intorno il pubblico, giovane, è davvero felice.

Foto: Claudia Vanacore per Rolling Stone Italia

Magliette leggere, occhiali, chi indossa un po’ quello che capita, poca distanza fisica. Sembrano tutti in vacanza, anche se non lo sono. Incrocio un’amica che tra due giorni ha un esame di medicina. Un ragazzo che avrà forse 20 anni, già brillo, urla di abbassare i telefoni e smettere di filmare, come se potesse riportare tutto al valore della condivisione in un’epoca passata che non ha mai conosciuto.

Se la vita di tutti i giorni somigliasse un po’ alle luci rosse nel buio di una sala concerto di musica elettronica magari riusciremmo ad avere il coraggio di essere di più semplici, senza sforzarci di costruire l’alter ego che indossiamo tutti i giorni. okgiorgio riesce a dare una voce alla banalità delle riflessioni più comuni, esattamente come questo pensiero, ed è proprio con questa semplicità che Giorgio Pesenti riesce a decostruirci. In quel momento il sentimento è comune, condividiamo tutti la stessa traiettoria perché i brani dal vivo acquistano senso nella loro trasformazione.

Foto: Claudia Vanacore per Rolling Stone Italia

Si concentra sulla tenuta di un set che esplode dentro, e lo fa genuinamente, perché la comunità che ha invitato a ballare la sua musica deve stare bene, vuole abbandonare i piccoli pensieri di incertezza e paura che caratterizzano i nostri giorni, e Giorgio vuole darci tutto ciò che ha. A Milano questo lo abbiamo sentito, e Giorgio per noi ha continuato addirittura il set sul palco con un after fino alle 4 del mattino.

Foto: Claudia Vanacore per Rolling Stone Italia