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Drake, l’incredibile concerto a Londra

Assieme a Charlie Charles, Ernia e Lazza siamo andati a trovare il rapper nella prima delle sue sette date alla O2 Arena

Un'immagine del live di Drake

Quello che Drake ha messo in piedi alla O2 arena di Londra (ribattezzata O3 per l’occasione, “turn the O2 into O3”, come canta in God’s Plan) è tutto fuorché uno show ordinario. Anzi, è la cosa più incredibile che questi occhi – ma anche quelli dei nostri compagni di viaggio, che appariranno tra poco – abbiano mai visto all’interno di un palazzetto.

Una produzione strabiliante, un palco enorme, con uno schermo installato sotto i suoi piedi. Ma un live sincero e iper creativo, con una scaletta che cambia di continuo, ogni sera, per sette sere di fila in cui Drake è stato fisso a Londra.

Siamo in parterre con un paio di amici importanti, importanti anche qui, visto che nei due giorni assieme li fermeranno parecchie volte per selfie e strette di mano: Charlie Charles, Ernia e Lazza. Il primo è qui anche per “affari”, mentre gli altri due sono in pieno lancio album. Lazza ha da poco pubblicato Re Mida, il suo nuovo disco, mentre Ernia ha concluso da pochissimo – e pubblicherà qualche giorno dopo la data del tour di Drake – 68 (Till The End).

Nessuno dei tre si dice enorme fan di Drake, ma ammettono anche che non è possibile non essere influenzati dal cantante canadese. Troppo importante, troppo famoso, troppo conosciuto. Lazza l’aveva amato su If You’re Reading This It’s Too Late, e anche Ernia spera in Energy, contenuta nello stesso disco. Entrambi saranno soddisfatti, piccolo spoiler.

Arriviamo al concerto con grande comodità, il nostro albergo è attaccato alla O2 e è fornito di tutti i comfort. Una palestra, usata dai nostri tre eroi, e una Spa, che userà Future la mattina dopo, quando lo incrociamo nella hall in accappatoio bianco e in dolce compagnia.

Siamo a un metro dal palco, letteralmente. Cadono dei teli, partono delle proiezioni, “we like to we like to!”. Lo show avrà una marea di effetti speciali, fuochi d’artificio, macchine volanti, droni luminosi in giro per il palco. La scaletta è entusiasmante, non ci possono essere altri termini. Parecchio è tratto dall’ultimo album Scorpion, ma c’è spazio per hit del passato (tra cui un’appassionata Marvins Room, dal 2011): Drake si ferma spesso, parla tanto con la gente, seda anche una rissa tra due tizi, dicendo che stasera deve vincere l’amore. Solo l’amore.

«È incredibile quello che sta facendo, mai vista una cosa del genere», è il commento a caldo di Lazza. Anche se, in realtà, lui è qui per Tory Lanez, che ha aperto il concerto (e si è riproposto anche sul palco nella seconda metà dello show).

Lo show continua per due ore piene, sul palco salgono Giggs e altre star locali. Ma il colpaccio arriva quando chiama sul palco Future: un’ovazione da tutta l’arena, anche l’impassibile (non è vero, ma stiamo al gioco) Charlie Charles annuisce compiaciuto.

«Pensa a farlo in Italia», dice Ernia il giorno dopo. «Quanto dovresti chiedere di biglietto? Siamo abituati a non spendere molto per i concerti, ma se noi artisti riuscissimo a mettere in piedi uno show così, magari anche la gente spenderebbe qualcosa di più».

Per avere Drake, questo Drake, saremmo disposti a dare tutto.

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