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Dente in concerto a Bologna: «Cantare insieme non è vietato»

Il cantautore ha recuperato la data prevista a marzo, tra distanziamento sociale e mascherine: «È tutto molto strano, ma è bello fare concerti». C'eravamo anche noi

Non avrebbe mai voluto sedersi sullo sgabello alto, perché è roba da vecchi. Ma la pandemia sanitaria da Coronavirus ha fatto anche questo: ha obbligato Dente – sul palco di un’arena anni Cinquanta sovrastata da un grande schermo che da luglio si accenderà di cinema- a cantare su quello sgabello, che per alcuni attimi è diventato pretesto di alcune gag, care al cantautore fidentino. E mai più di ieri sera, quell’ironia che lo contraddistingue, è stata un balsamo per l’atmosfera di un concerto che doveva andare in scena lo scorso 20 marzo, già sold out, dedicato ai 10 anni di carriera da festeggiare con la le canzoni del nuovo album di inediti e con i brani più amati di sempre e che, bloccato dal virus, ha dovuto aspettare tre mesi.

Uscire dall’intimità vibrante del club (Locomotiv, che sorge accanto all’Arena Puccini, in una zona cult della città, il Dopo Lavoro Ferroviario della Bolognina) e ripensarsi davanti a un parterre da mille posti, utilizzato naturalmente solo in parte e con quell’aspetto un po’ desolato dei live non troppo pieni dove le seggiole vuote si notano più delle persone. Concerto sold out e seggiole vuote, che bizzarro destino hanno oggi i live di successo. Ma a Dente, forse, questa sobrietà che aleggia tra il pubblico -ben composto nella platea dove si individuano subito i congiunti (seduti uno accanto all’altro, anche con una certa soddisfazione) e i “soloni” distanti due sedie a destra e due a sinistra dal successivo collega solitario- si addice molto. È una splendida occasione per far echeggiare il suo sense of humor che nel toccante minimalismo, sa sempre strappare risate convinte.

Tra una battuta e l’altra, Dente si concede però alcuni momenti di serietà, affermando con tono caloroso, quanto sia bello “fare concerti” e quanto bello deve essere anche per il pubblico, stare seduti davanti a una scena che si anima grazie a un live. Sono sempre fugaci momenti di romanticismo, quelli in cui il cantautore parla senza filtri e lascia libere l’empatia e l’emozione. Attimi preziosi che si accomodano in quello che sembra ormai il salotto di Dente, dove lui scherza, racconta e parla col pubblico, rispondendo a richieste e domande e godendosi i cori degli “aficionados”, come li chiama dopo un breve sondaggio da mano alzata, che sanno tutti i pezzi e intervengono a modo. “Ci sarebbero tante cose da dire – esclama- ma lasciamo parlare la musica, perché è tutto molto strano, è tutto molto bello e alla fine del concerto faremo un sondaggio, proveremo la temperatura”.

Una scaletta lunghissima, passaggi rapidi dal piano allo sgabello, si ascoltano i vari “blocchi” di canzoni, come lui definisce i generi, da quello denominato “angoscia” a quello dedicato ai classici, i più cantati. “Non è che la squadra anticovid ci mette dentro perché cantiamo?” scherza. E riflette: «Forse avrei dovuto dirlo fin dall’inizio che si può cantare insieme, non è vietato». Sarcasmo da musicista a conoscenza dei fatti e dell’isolamento subito, che non vuole drammatizzare e porre enfasi su quello che è stato, ma poi va a finire che gli passa per la mente, perché non si può proprio far finta di niente quando la gente ascolta musica distanziata, entra con la mascherina ed esce non dall’entrata di un locale, come si faceva nel “vecchio mondo”. Chissà se i cuori si sono un po’ aggiustati. Si sa che non è facile.

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