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Cronaca di un concerto a sorpresa di Bruce Springsteen

Dopo quattro anni di assenza, il Boss è tornato sul palco di Light of Day, il concerto organizzato per raccogliere fondi contro il Parkinson. Ha suonato un grande set pieno di classici, da ‘Atlantic City’ a ‘Thunder Road’

Bruce Springsteen

Foto: MediaPunch/Shutterstock

Fino a sabato sera, le possibilità che Bruce Springsteen si presentasse al Light of Day, l’annuale concerto di beneficienza organizzato ad Asbury Park, erano bassissime. Il boss è stato un ospite regolare (e quasi mai annunciato) dello show – che raccoglie denaro per combattere il Parkinson – in praticamente tutte le edizioni, dal 2000 al 2015, ma manca ormai da quattro anni. Questa volta, Bruce doveva partecipare a una manifestazione equestre a Wellington, Florida, organizzata 24 ore prima dell’inizio del concerto. Come se non bastasse, una tempesta ha colpito la costa est per tutta la giornata di sabato, rendendo il viaggio in aereo un affare a dir poco rischioso.

Nonostante tutti questi ostacoli, la notizia che Springsteen fosse riuscito ad arrivare al Paramount Theater per unirsi a una lineup che contava già Dramarama, Jesse Malin, i Weeklings, James Maddock, Joe D’Urso, Willie Nile e Joe Grushecky è iniziata a circolare nel pomeriggio su Twitter e sui forum dei fan. Anche chi era già sul posto ha notato la presenza di Kevin Buell, storico tecnico delle chitarre del Boss, a bordo palco durante il set di Jesse Malin. E proprio accanto al cantautore c’era un secondo microfono, pronto per l’ospite speciale che sarebbe stato annunciato di lì a poco.

“Adesso verrà fuori un tizio”, ha detto dopo aver suonato She Don’t Love Me Now. “Non so, uno del posto…”, ha continuato prima che le sue parole venissero soffocate dal boato di migliaia di fan in estasi. C’è qualcosa di più esaltante per il pubblico di Asbury Park di un’improvvisata di Bruce Springsteen?

Con il volto coperto da un berretto e una sciarpa avvolta attorno al collo, Springsteen ha duettato con Malin sulla ballata del 2017 Broken Radio (appare anche nell’incisione originale) e suonato la chitarra su Meet Me at the End of the World, poi il sipario si è chiuso in attesa del prossimo concerto in scaletta. Matt Jaffe, cantautore 24enne di San Francisco, aveva il duro compito di riempire il cambio palco con una manciata di canzoni acustiche, ma tutti nel pubblico erano già impegnati a scrivere agli amici “LUI È QUI” e a postare foto sfocate del Boss su tutti i social.

Forse è questa una delle ragioni per cui Springsteen non si è presentato all’evento in questi anni, almeno quando non aveva un altro concerto organizzato altrove. È difficile che il pubblico del Jersey riesca a concentrarsi su qualcosa se il Boss si aggira da quelle parti. Gli altri musicisti restano inevitabilmente oscurati.

È un peccato, perché tutto il resto dello show è stato in larga parte eccezionale. I Dramarama hanno portato sul palco un set devastante di classici new wave che hanno chiuso con Anything, Anything (I’ll Give You), una delle grandi canzoni dimenticate degli anni ’80. I Weeklings, una band power pop che si ispira ai Beatles, ha proposto una cover psichedelica di I Am the Walrus. Il cantautore inglese James Maddock ha suonato un set intimo arricchito da Beautiful Now, il singolo del 2011. E Joe D’Urso, vero devoto del Light Of Day – ha suonato in tutte le 20 edizioni ed è il tesoriere dell’organizzazione –, aveva il pubblico ai suoi piedi durante Noisy Guitars, un inno ispirato alla musica del Boss.

Il tecnico di Springsteen si aggirava ancora vicino al palco mentre i colleghi preparavano il set di Willie Nile, e il microfono extra ha fatto capire a tutti cosa stava per succedere. Ma anche prima che l’ospite non più a sorpresa si unisse a lui, il cantautore aveva convinto tutti a cantare in coro la sua House of a Thousand Guitars. Poi il Boss è apparso sul palco per One Guitar, e l’intero teatro ha perso la testa.

Il Light of Day è famoso per le mosse inaspettate, e dopo il Boss è arrivato il turno di Jill Hennessy di Law & Order. L’attrice ha suonato una versione acustica di No Surrender, mentre i tecnici preparavano il palco per Joe Grushecky and the Houserockers. Il gruppo ha suonato con Springsteen moltissime volte: l’ultima è stata lo scorso settembre, un’improvvisata Light of Day in occasione del lancio della mostra Springsteen: His Home Town.

Come sempre, il set alternava canzoni di Grushecky come Talking to the King, Pumping Iron e Never Enough Time, e classici di Springsteen come The Promised Land, Atlantic City e Darkness on the Edge of Town. È stato un set incredibilmente divertente per gli standard dei comuni mortali, ma non così divertente come in passato. Il berretto di Springsteen gli copriva gli occhi quasi completamente, e la sua performance è stata stranamente controllata, nonostante un’incandescente Pink Cadillac (con il fotografo Danny Clinch all’armonica) e la gloriosa Savin’ Up, scritta per Clarence Clemons e di solito assente dai live del Boss.

Come da tradizione, il concerto si è concluso con una performance di massa – che ha coinvolto tutti i musicisti della serata – di Light of Day. Sul palco c’era anche Bob Benjamin, l’ex manager di Grushecky malato di Parkinson che ha ispirato l’intero evento. Ora è sulla sedie a rotelle, ma sembra di ottimo umore. “Bob ha dato vita a questa serata 20 anni fa”, ha detto Springsteen. “Faccio fatica a crederci. È stata un’esperienza incredibile… suoniamo un’altra canzone”.

Non poteva che essere Thunder Road. Una versione acustica, quieta, con Bruce alla chitarra acustica accompagnato solo dal tastierista di Grushecky. L’hanno cantata tutti, persino gli uomini della sicurezza. Un perfetto momento New Jersey. 

Il concerto ha permesso a Light of Day di raggiungere i 6 milioni di dollari di fondi, un risultato incredibile per una serata nata 20 anni fa come festa per risollevare lo spirito di Bob Benjamin. E se il prossimo anno Springsteen non dovesse presentarsi, anche se non dovesse suonare mai più, la festa continuerà ancora.

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