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Cambi d’abito e realismo: siamo stati al concerto dell’ologramma di Whitney Houston

«Stiamo realizzando il suo sogno di esibirsi in un contesto raccolto», dice Pat Houston, l’ex manager della cantante. «L’unica cosa che manca è la sua presenza». Lo spettacolo arriverà a Milano in marzo

L'ologramma di Whitney Houston

Foto Courtesy of Base Hologram Productions

«Buonasera a tutti e benvenuti, questa è Whitney Houston ed è dal vivo», dice l’ologramma di Whitney al pubblico, un piccolo gruppo di giornalisti arrivati a Los Angeles per assistere alle prove generali dello spettacolo An Evening With Whitney: The Whitney Houston Hologram Tour.

Negli otto anni che ci separano dalla morte della cantante, i produttori dello spettacolo hanno cercato in ogni modo di offrire al pubblico un modo per tornare ad ascoltare la sua musica dal vivo. Come ci ha spiegato Pat Houston, ex manager della cantante che gestisce la sua eredità, An Evening With Whitney è stato pensato tenendo al centro di tutto l’immagine della cantante. 

Prima di morire, Whitney aveva intenzione di portare in tour uno spettacolo intimo, forse un unplugged. Non è mai riuscita a realizzarlo, ma la produzione del nuovo show è determinata a far sì che accada davvero. «Avevamo parlato di fare un concerto unplugged, o un qualche altro tipo di serata intima», ha detto Houston. «Era un suo sogno. Non abbiamo deciso di fare spettacolo da un momento all’altro. È qualcosa che voleva fare Whitney, e guardarlo mi commuove perché è davvero vicino a quel che avrebbe voluto. L’unica cosa che manca è la sua presenza fisica».

Il tour, che partirà questa sera a Sheffield, in Inghilterra, è l’ultima produzione di Base Holograms, l’azienda che ha organizzato lo spettacolo di Buddy Holly e Roy Orbison. Nonostante il loro numero sia aumentato parecchio negli ultimi anni, la critica considera ancora gli spettacoli con gli ologrammi operazioni strumentali e disturbanti. Ma lo show di Houston suggerisce che quello che ai tempi del Coachella di Tupac, Dr. Dre e Snoop Dogg era solo una trovata scenica, ora potrebbe diventare un vero medium dell’intrattenimento mainstream.

Per il momento, però, chi ha intenzione di investire sugli ologrammi ha di fronte una strada in salita. Il tour di Holly e Orbison non è andato bene al botteghino, secondo Pollstar ha venduto poco più della metà dei biglietti disponibili. L’ologramma di Frank Zappa, un altro spettacolo del 2019, ha fatto leggermente meglio, vendendo il 66% dei biglietti. Tuttavia, tra gli artisti diventati ologrammi Whitney Houston è la più venduta – è ancora al 19° posto della classifica di vendite della Recording Industry Association of America – e i suoi show potrebbero invertire la tendenza.

An Evening with Whitney è il risultato di una discussione lunga cinque anni, ci spiega Marty Tudor, CEO di Base Hologram Productions. Una volta che il progetto è partito, la realizzazione è durata circa un anno.

Le prove generali ci hanno permesso di vedere circa due terzi dello spettacolo completo: oltre all’ologramma, sul palco c’è una live band e un gruppo di ballerini. Le coreografie sono di Fatima Robinson, una vecchia collaboratrice di Whitney. In scaletta ci sono tutte le hit, tra cui I Wanna Dance with Somebody (Who Loves Me), I Have Nothing e la splendida cover di I Will Always Love You di Dolly Parton. L’ologramma interpreta anche Higher Love di Steve Winwood, una cover del 1990 che ha avuto successo l’anno scorso grazie al remix del dj norvegese Kygo. 

«È soprattutto un modo per rendere omaggio alla sua eredità artistica. Per quante volte riusciremo ad ascoltare le sue canzoni? Questo è un nuovo modo per vivere la sua musica», dice Pat Houston. «Realisticamente… gira tutto intorno a Whitney. Preferiva fare concerti più raccolti, e quando era viva era praticamente impossibile accontentarla. La gente deve capire che nessuno sta cercando di ricrearla. È uno spettacolo per celebrare la sua musica e presentarla a persone che non hanno mai potuto vederla dal vivo».

Lo show, comunque, è pensato per essere il più simile possibile a un vero concerto, dice Tudor. Per riuscirci davvero, la tecnologia dovrà migliorare parecchio: gli ologrammi sono bidimensionali, una grossa limitazione alle dinamiche del palco, e un occhio attento noterà che da alcune angolazioni l’ologramma diventa traslucido.

Allo stesso tempo, il concerto è pieno di piccoli dettagli pensati per amplificare la sensazione di realismo. I produttori hanno fatto sì che “Whitney” si cambi diverse volte d’abito – da una tuta arancione a un vestito d’oro –, che reagisca alla pioggia, e in alcuni momenti risponde anche al classico “I love you Whitney!” dei fan. Per qualcuno vedere l’ologramma di un artista deceduto è ancora un’idea distopica, ma Tudor sostiene che se fatto con raffinatezza, questi show possono diventare veri omaggi.

«È un mix complicato di discipline, possiamo dire così», spiega. «Se avessi voluto avrei potuto farla volare sopra il palco, ma non succederà. Per noi è fondamentale che sembri tutto autentico. Lo show diventerebbe inquietante solo se facessimo fare all’artista qualcosa che non avrebbe mai fatto davvero. Ma se ti dai delle regole basandoti su chi erano e sulla loro storia, se sei autentico, allora questa è una celebrazione della loro eredità».

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