Non si era ancora sentita nessuna nota, venerdì pomeriggio, al First Avenue, la famosa e frequentata sala concerti nel cuore di Minneapolis, eppure sembrava che ogni voce nella stanza stesse scandendo le stesse parole: «Fuck ICE».
I presenti erano arrivati per un concerto di Tom Morello, ma ancor prima che un evento musicale si trattava di un momento di unità sotto lo striscione della serata: «A concert of solidarity & resistance to defend Minnesota» — un concerto di solidarietà e resistenza in difesa del Minnesota. L’evento era il preludio di una protesta più ampia, prevista a pochi isolati di distanza, ma anche un’iniziativa di beneficenza per le famiglie di Renee Good e Alex Pretti. Il pubblico era già caldo, quindi è comprensibile che sia letteralmente esploso quando Morello ha svelato che l’ospite a sorpresa era Bruce Springsteen.
A due giorni dall’uscita del suo brano di protesta Streets of Minneapolis, che fa riferimento in modo esplicito alle uccisioni di Good e Pretti da parte di agenti federali dell’ICE, l’agenzia per il controllo delle frontiere e dell’immigrazione, Springsteen è salito sul palco del locale reso celebre da Prince. Quando le urla del pubblico si sono finalmente placate, ha raccontato la genesi rapidissima della canzone, poi l’ha eseguita per la prima volta dal vivo.
«Così ho scritto questa canzone, l’ho registrata il giorno dopo e l’ho mandata a Tom Morello», ha raccontato dal palco. «Ora, so che Tom è una persona che si entusiasma facilmente. Gli dico: “Tom, che ne pensi? È un po’ troppo da comizio”. E lui mi risponde: “Bruce, sfumare i fatti è una cosa meravigliosa, ma a volte devi prenderli a calci nei denti”».
Ha poi dedicato la sua esibizione «alla gente di Minneapolis, alla gente del Minnesota e alla gente del nostro grande Paese, gli Stati Uniti d’America».
L’esibizione acustica e solista della canzone da parte di Springsteen è stata più sobria rispetto alla produzione in studio. Bene così: cori o l’accompagnamento di una band avrebbero offuscato la verità essenziale di quel momento. Quella che probabilmente è la più grande rock star del pianeta è apparsa a sorpresa in una città occupata e sotto tensione – e lì, cantando, ha evocato i nomi dei fratelli assassinati e il sangue versato sul marciapiede coperto di ghiaccio.
In un vuoto completo di leadership, il Boss ha puntato il dito contro i responsabili. Si è trattato certamente di solidarietà, e quando ha scandito «Alex Pretti e Renee Good», la folla ha applaudito con enfasi. Man mano che la canzone volgeva al termine, gli applausi si sono trasformati in un coro, condotto dallo stesso Springsteen: «ICE out now!».
È stato un momento di generosità straordinaria, che ha definito l’intero pomeriggio. Ma subito dopo Morello e la sua band sono tornati sul palco per riaccendere ancora una volta il concerto. Springsteen e il suo compagno occasionale si sono scambiati strofe e assoli di chitarra monumentali su The Ghost of Tom Joad del 1995, una canzone che i due hanno eseguito insieme numerose volte. A metà assolo, Morello ha sollevato e capovolto la chitarra, rivelando la scritta “arrest the President”, mentre Bruce, al suo fianco, sorrideva e rideva. Sembrava che ogni singola persona nella sala la pensasse esattamente allo stesso modo.
Tutti i musicisti saliti sul palco sono poi tornati per il finale corale sulle note di Power to the People di John Lennon, ma non prima che Morello proclamasse che avevamo appena assistito al più grande concerto pomeridiano della storia. Springsteen, Morello e gli altri sono rimasti sul palco sorridenti mentre attraverso l’impianto risuonava «Let’s Go Crazy».
Foto: Jesse Roberson per Rolling Stone
È stato un pomeriggio incentrato interamente sui temi della protesta e della resistenza. Il set di Morello ha incluso inni sindacali e classici di Woody Guthrie, e — ancora più importante — retorica infuocata. «Fratelli e sorelle, grazie per averci accolti nella battaglia di Minneapolis», ha esordito. «Minneapolis è un’ispirazione per l’intera nazione. Vi siete eretti eroicamente contro l’ICE, contro Trump, contro questa terribile marea crescente di terrore di Stato. Vi siete schierati per i vostri vicini, per voi stessi, per la democrazia e per la giustizia. Nessuno verrà a salvarci se non noi stessi, e fratelli e sorelle, voi state indicando la strada».
Con un riferimento alla Rivoluzione con la R maiuscola che ha reso celebre quella sala, Morello ha girato l’asta del microfono verso il pubblico e lo ha incitato a cantare insieme a lui Killing in the Name. Prima della rivelazione dell’ospite speciale nel finale, questo è stato il momento più estatico: una stanza piena di persone che urlavano «Fuck you, I won’t do what you tell me». Con tutto il rispetto per l’esecuzione corale di This Land Is Your Land, per lo shredding acustico in solo di Al Di Meola e per la cover di Rockin’ in the Free World di Neil Young proposta dai Rise Against, il dono più grande che Morello ha fatto a questo pubblico è stato offrire sfogo a una rabbia profonda e più che comprensibile.
«Ho sentito che l’amministrazione Trump ha affermato che a Minneapolis sarebbero arrivati agitatori esterni per creare disordini», ha detto Morello tra un brano e l’altro, suscitando i fischi del pubblico. «Vorrei confermare che quegli agitatori esterni siamo noi, e che solleveremo un casino colossale».
Il concerto si è concluso poco dopo le 14 e, più tardi, Morello è sceso in strada per unirsi alla protesta. Molto prima che qualcuno dei musicisti prendesse il cappotto e uscisse dall’edificio, però, uno spettatore ha invitato a gran voce la folla infreddolita fuori dal First Avenue a seguirlo per manifestare. Un’orda di persone ha raccolto il suo invito — prova concreta che i principi della resistenza non sono caduti nel vuoto.
Set list di Tom Morello:
Killing in the Name
Soldier in the Army of Love
Hold the Line
One Man Revolution
Keep Going
Medley strumentale
Like a Stone
This Land Is Your Land (con Rise Against, Al Di Meola e Ike Reilly)
Set list di Bruce Springsteen:
Streets of Minneapolis
The Ghost of Tom Joad (con Tom Morello)
Power to the People (con Tom Morello, Rise Against, Al Di Meola e Ike Reilly)
