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Andare a un concerto di Marina è come fare shopping da Tiger

Partita dieci anni fa come la next big thing del pop, la cantante britannica non è mai davvero esplosa, ma si è costruita una bella personalità e una fan base agguerrita, che ieri sera ha riempito il Fabrique

Marina sul palco del Fabrique . Foto via Vivo Concerti

Marina sul palco del Fabrique . Foto via Vivo Concerti

Giochi di ombre e vestiti rainbow sul palco per l’esordio live italiano di Marina Diamandis, ex Marina and the Diamonds e ora solo Marina, che ieri sera, contro ogni aspettativa, ha riempito il Fabrique di Milano per la data italiana del Love + Fear Tour.

Partita dieci anni fa come la next big thing del pop, la cantante britannica non è mai davvero esplosa, ma si è costruita una personalità interessante, oltre che una fan base agguerrita. A riprova di quanto detto, il parterre ieri sera era strapieno. Lo show inizia alle 21:30. Sul palco, dalla scenografia decisamente minimal, i protagonisti sono, oltre a lei, una pedana bianca sulla quale Marina scenderà e salirà per tutta la durata del concerto, e quattro ballerini-coristi con vestiti dalle tinte arcobaleno. A ogni canzone appare un nuovo gadget con il quale completare coreografie semplicissime e super anni ’90: neon, pom pon, macchina del vento. Un grande shopping da Tiger che rappresenta bene le due versioni di Marina, da sempre a metà tra lato bubblegum e blue.



Il concerto, che parte con Handmade Heaven, è diviso in due parti. Le canzoni dei dischi vecchi si alternano a quelle di Love + Fear, in cui Marina ha cambiato direzione. Basta ascoltare To Be Human (“All the things that I’ve done and I’ve seen / Still, I don’t know what it means to be human”), Karma o Orange Trees. Arrivato a quattro anni dal disco precedente e in seguito a un periodo personale difficile, l’ultimo lavoro della cantante di origini greca gira attorno ai temi della guarigione, del benessere, del valore delle piccole cose. E a guardarlo bene, il concerto ha questo sapore. Non uno show da popstar che deve stupire (la sua voce è anche in Baby dei Clean Bandit), ma un live semplice, senza colpi di scena, né effetti visivi degni di nota. Quasi a dire: questa sono io, prendere o lasciare.

Una consapevolezza che ha colpito anche Love + Fear, in cui Marina ha abbandonato la ricerca della hit per avvicinarsi a uno stile più maturo, non lontano da quello dell’amica Lana Del Rey. Ne hanno risentito le vendite e gli stream, ma dopo tanti anni a rincorrere la hit perfetta forse Marina ha smesso di provarci per immergersi  in qualcosa di più safe e che piace comunque tanto al suo pubblico, una nicchia che la venera come una dea. «È la prima volta che vengo in Italia, sono felice. Sarebbe da ripetere ogni anno!», dice Marina al suo pubblico. Sì, Marina. Sarebbe da ripetere ogni anno. Se però non inserisci I’m a Ruin in scaletta facciamo i conti.

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