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Addio Slayer, ci mancherete anche voi

Ieri sera, per la data italiana del tour d'addio, ci siamo dati spintoni e rovesciati birra addosso pur di non piangere. Cronaca di una serata assurda in compagnia di Slayer, Anthrax, Obituary e Lamb Of God

Foto di miserianera.com

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I primi a chiamare un wall of death sono gli Anthrax. Viene fuori una roba onestissima, ma non paragonabile a quello che verrà dopo. Nell’immenso parterre del Mediolanum Forum di Assago, Randy Blythe ruota il dito in senso orario pronunciando le fatidiche parole che potremmo tradurre con «Voglio un cazzo di circle pit qua sotto». Pian piano, un vortice di un centinaio di anime comincia a formarsi sotto il palco dei suoi Lamb Of God. Sembra un girone infernale, uno spettacolo grandioso, inebriante. Man mano che compie la sua demoniaca rotazione, la bolgia inghiotte sempre più anime, con la differenza che sono i dannati ad aver pagato il biglietto pur di farsi un ultimo, indimenticabile giretto all’inferno.

Per la cronaca, il circle pit Randy decide di chiamarlo sull’ultimo pezzo in scaletta, che ovviamente è il blues sotto steroidi di Redneck. Alla batteria purtroppo manca Chris Adler, che non ha potuto aggiungersi al tour per problemi personali. Al suo posto comunque c’è un’altra katana del doppio pedale, Art Cruz, scelto come rimpiazzo proprio su consiglio dello stesso Adler. Come anche Obituary (bravissimi, mai visto un opening così ben fatto) e Anthrax (sempre bravi, eternamente fighi) prima di loro, anche il set dei Lamb Of God dura poco. Ma il bello sta proprio nel fatto che in quei dieci pezzi i ragazzi sparano le cartucce più grandi di cui dispongono. In fondo, non è una serata come le altre.

Obituary. Foto di miserianera.com

Obituary. Foto di miserianera.com

Dopo aver dedicato 512 agli amici milanesi Lacuna Coil, Randy rompe il silenzio con la voce di un Balrog: «Sapete tutti perché siamo qua. Voglio sentire quel nome.» Dalla bolgia sottostante, così come dagli altri gironi più in alto, si alza un boato. «Come? Non ho sentito bene.» SLAYER.

Smaltiti i saluti e un cambio palco per andare pisciare e ricaricare la birra (tutto in maniera ordinata, che credete, i metallari si spintonano solo nel pogo), sul gigantesco palco cala un velo scuro che presagisce quello che tutti stavano aspettando. Non ricordo se fossero ricorsi allo stesso stratagemma quando li ho visti l’ultima volta (due anni fa, al Primavera Sound di Barcellona), fatto sta che l’effetto scenico funziona e anche bene. Sul velo semitrasparente vengono proiettati i vari loghi storici della band, mentre dietro, sul palco, finalmente si mostrano i quattro festeggiati.

Lamb Of God.Foto di miserianera.com

Lamb Of God.Foto di miserianera.com

Sulle prime sono restii a interagire col pubblico (nel parterre si scatena l’inferno senza bisogno di chiamare wall of death e pit vari) ma forse è anche per non rischiare di abbandonarsi all’emotività del loro ultimo live, almeno per quanto riguarda l’Italia. La decisione del tour d’addio è arrivata a malincuore. Agli occhi di tutti però c’è stata l’ammirazione verso un gesto elegante, quello di salutare con un bell’inchino e archiviare—sulla carta eh, non nel cuore—quasi 40 anni di onorata carriera.

Questo tumultuoso, sudatissimo inchino quindi si traduce in una scaletta di più o meno 20 pezzi. Parte dalla più recente Repentless e va a ritroso attraversando epoche d’oro, drammi personali, soddisfazioni, controversie politiche e religiose, e soprattuto la perdita di un amico, Jeff Hanneman, che era la colonna portante della band, avendo firmato insieme a Kerry King la maggior parte dei brani. I motivi per commuoversi durante il live sono tanti: per questo Tom Araya si mostra dapprima chirurgico, quasi freddo nella violenza inaudita con cui attacca il concerto. Ma poi, quando cominciano ad arrivare Black Magic, Hell Awaits e le vecchie glorie degli anni Ottanta l’emozione diventa più difficile da dissimulare, sia sul palco che sotto.

Slayer.Foto di miserianera.com

Slayer.Foto di miserianera.com

Per il bis, gli Slayer impacchettano un finale apocalittico, composto nell’ordine da South Of Heaven, Raining Blood, Chemical Warfare e Angel Of Death. Dopodiché Tom si avvicina al pubblico saltando dal palco sui giganteschi speaker sotto. È visibilmente commosso, così come tutte le anime della bolgia davanti a lui, urlanti e ancora in botta da adrenalina dopo un finale con le bombe a fissione. Al microfono dice in perfetto italiano «Mi mancherete». La cosa è reciproca: e in fin dei conti se l’inferno è davvero così allora, signori miei, sotto coi peccati.

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