Above Ground, la fotostoria del benefit concert con Dave Navarro e Anthony Kiedis | Rolling Stone Italia
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Above Ground, la fotostoria del benefit concert con Dave Navarro e Anthony Kiedis

Tutto può accadere a Hollywood, anche di vedere le meglio stelle del rock rifare tutte assieme appassionatamente gli album di Lou Reed e dei Sex Pistols. È accaduto lunedì sera e noi c'eravamo

Dave Navarro e Anthony Kiedis

Foto: Enzo Mazzeo

Sarebbe interessante dare una sbirciatina alle rubriche di Dave Navarro e Billy Morrison. I due chitarristi, membro storico dei Jane’s Addiction il primo, fidato collaboratore di Billy Idol l’altro, condividono da anni diversi progetti che hanno un comune denominatore: portare sul palco quanti più amici musicisti possibile in occasione di serate dal vivo intime ed esclusive, spesso legate a cause benefiche e ovviamente all’insegna del rock. Ricordiamo i Camp Freddy e, più recentemente, i Royal Machines, vere e proprie cover band di lusso che a cadenza più o meno regolare portavano sui palchi dei club di Los Angeles (ma non solo) una serie di ospiti da non credere. E basta una rapida ricerca in rete per rendersene conto. Partiva la telefonata giusta e quella sera, su quel palco, poteva presentarsi chiunque.

Nonostante ciò, la terza edizione di Above Ground, l’ultimo progetto in ordine di tempo della premiata ditta Navarro & Morrison, non era certo cominciata sotto i migliori auspici: a poche ore dall’evento, che i due musicisti organizzano in collaborazione con MusiCares, un’associazione a sostegno della tutela della salute mentale, due degli ospiti di punta della serata avevano infatti dato disdetta, Billy Idol e Taylor Hawkins dei Foo Fighters.

In tempi di Covid c’è da aspettarsi di tutto, certo, anche se Billy Idol ha poi dichiarato di essere affetto da un comune raffreddore, e un cast comunque di tutto rispetto avrebbe potuto garantire una serata all’altezza della situazione. Artisti come Perry Farrell, Corey Taylor, Mark McGrath, Steve Stevens e Josh Freese, fra gli altri, non sono certo gli ultimi arrivati. Ma in una città come Los Angeles, che dello star system fa una bandiera, c’è bisogno di alzare costantemente l’asticella. Dave e Billy lo sanno bene. E con un post pubblicato all’ultimo momento su Instagram, in cui si vede la band impegnata nelle prove con un misterioso cantante opportunamente “oscurato”, i nostri hanno rassicurato i possessori dei biglietti che erano previste un paio di sorprese che avrebbero comunque reso imperdibile il concerto.

L’ingresso del Fonda Theatre. Foto: Enzo Mazzeo

 

Gli organizzatori della serata, Dave Navarro e Billy Morrison. Foto: Enzo Mazzeo

 

Dave Navarro. Foto: Enzo Mazzeo


Ancora una volta, l’idea è quella di eseguire dal vivo e per intero due album storici, in questo caso Transformer di Lou Reed e Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols. Album leggendari ma allo stesso tempo profondamente diversi. La cornice scelta per l’evento è quella del Fonda Theatre, nel cuore di Hollywood, davanti al quale i fan si sono radunati già dalle prime ore del mattino per assicurarsi un posto in prima fila.

Si comincia proprio con Transformer, e sulle note di Vicious si alza il sipario e viene dunque svelato il nucleo della band, composto dai due chitarristi, sempre presenti sul palco, e dalla sezione ritmica formata da Chris Chaney (già compagno di Navarro nei Jane’s Addiction) e Josh Freese (batterista dal curriculum stratosferico). Dietro il microfono troviamo invece Corey Taylor, che quando non è impegnato con gli Slipknot non perde mai occasione di partecipare a questo genere di eventi. A seguire, arriva un altro Taylor, ovvero Courtney Taylor-Taylor dei Dandy Warhols («una delle mie band preferite di sempre», dice Dave Navarro al microfono nell’annunciarlo), che offre una sentita interpretazione di Andy’s Chest, e due delle voci che ritroveremo spesso nel corso della serata: quelle del padrone di casa Billy Morrison e del dirompente McGrath.

Corey Taylor. Foto: Enzo Mazzeo

 

Dave Navarro con Courtney Taylor-Taylor dei Dandy Warhols. Foto: Enzo Mazzeo

 

Josh Freeze. Foto: Enzo Mazzeo

 

Chris Chaney. Foto: Enzo Mazzeo


Non passa molto tempo dall’inizio del concerto quando, quasi in sordina, Dave Navarro chiama sul palco il primo super-ospite della serata: e si tratta nientemeno che di Anthony Kiedis. Lo stupore del pubblico, ma anche di noi fotografi sistemati ai piedi del palco, è tangibile. Nessuno aveva idea che il frontman dei Red Hot Chili Peppers fosse stato invitato a cantare Walk on the Wild Side, il brano piu rappresentativo dell’album e della carriera di Lou Reed. La presenza di Kiedis, le atmosfere malinconiche della canzone e le luci soffuse rendono magnetico il momento, al termine del quale Kiedis e Navarro si abbracciano e quest’ultimo raggiunge il microfono per ricordare a tutti che non salivano su un palco insieme da 25 anni. Più o meno quelli passati dall’uscita di One Hot Minute, l’album dei Chili Peppers che immortalò la loro collaborazione.

Insieme dopo un quarto di secolo: Dave Navarro con Anthony Kiedis. Foto: Enzo Mazzeo

 

Anthony Kiedis. Foto: Enzo Mazzeo

 

Steve Stevens. Foto: Enzo Mazzeo


Quando Anthony Kiedis lascia il palco, il livello di eccitazione è talmente alto che per quelli dopo è davvero dura mantenerlo tale. La scaletta scorre comunque via liscia e un nuovo apice si raggiunge con l’ingresso sul palco di un altro amico di vecchia data di gran parte dei musicisti presenti questa sera, ovvero Perry Farrell, leader dei Jane’s Addiction, la cui voce inconfondibile dona a Satellite of Love un fascino tutto nuovo.

Perry Farrell. Foto: Enzo Mazzeo

 

Mark McGrath degli Sugar Ray. Foto: Enzo Mazzeo


Con il secondo set si cambia decisamente il passo. Le sonorità introspettive e minimaliste di Transformer lasciano il campo a quelle sfrontate dei Sex Pistols. Torna Corey Taylor, e dopo di lui anche Perry Farrell, il “solito” McGrath e un vero e proprio animale da palco come Jason Butler dei Fever 333, che quello stesso palco divora sulle note di Submission.

Billy Morrison spiega che la scaletta non seguirà un ordine preciso. «Never Mind The Bollocks è uscito in decine di edizioni diverse, una per ogni Paese praticamente. Noi eseguiremo la scaletta dell’edizione lituana (ride). Non stupitevi dunque se God Save the Queen arriverà quando meno ve lo aspettate», dice il musicista britannico. «Ci piace fare le cose a modo nostro».

E se l’inno Anarchy in the UK viene affidato a uno scatenato Perry Farrell, sul finale viene annunciato l’altro ospite “segreto” della serata. Si tratta di Dexter Holland degli Offspring, che canta altri due brani iconici come Pretty Vacant e, appunto, God Save the Queen: il leader di una delle formazioni punk rock più famose al mondo rende omaggio alla band che spesso e volentieri viene associata all’immaginario stesso del punk. Si chiude con EMI: sbirciando la scaletta notiamo che quello è uno dei brani che avrebbe dovuto cantare Billy Idol. Invece si decide di richiamare sul palco tutti i musicisti che hanno dato il loro contributo alla serata. Manca Kiedis, ma ce lo aspettavamo.

Dexter Holland. Foto: Enzo Mazzeo

 

Franky Perez. Foto: Enzo Mazzeo

 

Dave Kushner dei Velvet Revolver. Foto: Enzo Mazzeo


Con i tempi che corrono, il solo fatto che questo genere di eventi siano ancora realtà dovrebbe rallegrarci. E tanto meglio se sono legati a una causa importante. Massimo supporto, dunque, a Dave Navarro e Billy Morrison. Il mondo del rock ha bisogno di gente che ci crede. Gente come loro.

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