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A Londra, per vedere se Madonna è ancora la regina

Alla O2 Arena abbiamo assistito a una masterclass su come si fanno i concerti nei palazzetti e alla celebrazione di 40 anni di carriera, dalle origini («pompini in cambio di una doccia») alle hit

Foto: Kevin Mazur/WireImage for Live Nation

A un certo punto durante la prima data del Celebration Tour, Madonna imbraccia la chitarra acustica e canta col pubblico dall O2 Arena di Londra una versione acustica di I Will Survive di Gloria Gaynor. Una scelta perfetta per qualsiasi popstar che all’età di 65 anni può ancora permettersi di esibirsi per sei sfiancanti serate di fila in un’arena da 20 mila posti. Per Madonna, poi, sembra una scelta ancora più appropriata.

Questo tour, una sorta di rassegna di 40 anni di carriera al top, doveva partire qualche mese fa, ma è stato rimandato a causa di un’infezione batterica. Parlandone col pubblico, Madonna non nasconde le difficoltà. «Non pensavo ce l’avrei fatta, e nemmeno i dottori. Ecco perché quando mi sono svegliata ero circondata dai miei figli. Ho dimenticato cinque giorni della mia vita, o della mia morte – non sapevo nemmeno dove fossi. Ma gli angeli mi stavano proteggendo. E i miei figli erano lì. I miei figli mi salvano, sempre».

Tutto questo fa sì che lo show, una masterclass su come si fanno i concerti in un’arena, sia un traguardo ancora più importante per Madonna. Il concerto inizia con Nothing Really Matters (è la prima volta dal vivo dal 1999), un trono e un esercito di ballerini, per poi passare alla hit del 1983 Everybody e al dance-pop di Into the Groove. Tutto bene, quindi? Non per Madonna.

Inizia a lamentarsi di alcuni problemi tecnici e i 10 minuti di pausa che seguono le offrono l’occasione di parlare dei suoi primi giorni da aspirante popstar squattrinata a New York, quando andava a casa di «bei ragazzi» per lavarsi. «Pompini in cambio di una doccia», spiega sotto gli occhi dalla sua opening act e amica Bob The Drag Queen.

Quando i problemi vengono risolti, si riparte con un siparietto divertente in cui Madonna cerca di entrare in un gay club, dove Bob è la buttafuori, che dà il via a Holiday. È poi il turno dell’emozionante Live to Tell, il primo vero momento potente della serata in cui Madonna vola nell’area a bordo di una piattaforma mentre sugli schermi vengono proiettate le immagini dei suoi amici più cari morti per AIDS tra cui Keith Haring e Freddie Mercury.

A quel punto arrivano le hit, una dietro l’altra, ed è il picco del concerto. Like a Prayer, con tanto di ballerine in topless su una piattaforma rotante, è roba da far venire un infarto ai critici moralisti, mentre per Hung Up la O2 diventa un’enorme e festosa discoteca newyorchese anni ’70.

Foto: Kevin Mazur/WireImage for Live Nation

Non tutto lo show ha la stessa forza. La produzione curata dal direttore creativo Stuart Price ha qualcosa di geniale, ma ci sono parti dello spettacolo che danno l’impressione di essere forzate o persino sbagliate. Una parte fin troppo enfatica è quella che prevede, durante uno strano interludio video di The Beast Within, che le fiamme divorino il palco, coi ballerini che sembrano usciti direttamente dal set di Dune 2. È uno spettacolone, non c’è dubbio, ma è tirato troppo per le lunghe. Ne vale veramente la pena quando un pezzone come Papa Don’t Preach è relegato a semplice intro?

La parte sbagliata è invece relativa a Like a Virgin, che viene intervallata a un mix di Billie Jean di Michael Jackson mentre sullo schermo scorrono immagini delle due star. L’accostamento tra un pezzo che parla di risveglio sessuale e le foto di un uomo dal comportamento controverso risulta a dir poco bizzarro.

Ma è una serata all’insegna della celebrazione e della speranza, come ripete spesso la cantante, che si tratti della auspicio di porre fine al conflitto tra Israele e Palestina o di speranze personali per il futuro. È giusto allora che nel finale arrivi un pezzo allegro come Ray of Light, con la popstar che sorvola ancora una volta il pubblico dell’arena in un tripudio di raggi laser.

Sono due due ore di divertimento esagerato e indulgente che, esattamente come Madonna, si muove a un ritmo tutto suo. L’unicità è un mantra che la popstar fa suo proponendo un montaggio di tutti i detrattori, tra cui Cher, che nel corso della sua carriera l’hanno insultata.

Dopo 40 anni, lei c’è. Nell’anno dell’Eras Tour, ovvero il giro di concerti di maggior successo della generazione di Taylor Swift, Madonna rivendica il suo ruolo di icona autentica e reclama il trono di regina del pop. Una celebrazione, e pure riuscita alla grande.

Da Rolling Stone US.

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