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L’FBI spiava i Monkees, ora Micky Dolenz vuole vederci chiaro

Il musicista, unico sopravvissuto della band, ha fatto causa all’agenzia governativa: vuole che diffonda come previsto dalla legge i dossier raccolti ai tempi di J. Edgar Hoover e della guerra in Vietnam

Micky Dolenz dei Monkees

Foto: Gary Gershoff/Getty Images

Quando i Monkees s’imbarcarono nel 1967 nel loro primo tour trovarono ad accoglierli folle d’adolescenti urlanti e almeno un informatore dell’FBI. “Nel corso del concerto sono stati proiettati sullo schermo messaggi subliminali che, secondo [nome cancellato di un informatore], costituivano prese di posizione politiche di sinistra”. È quanto si legge in un documento del dossier dell’FBI sui Monkees. “Immagini dei disordini a Berkeley, messaggi anti-americani sulla guerra in Vietnam, disordini razziali avvenuti a Selma, Alabama e messaggi simili sono stati accolti in modo sfavorevole dal pubblico”.

Queste parole sono contenute in un file dell’FBI reso pubblico poco più di dieci anni fa. Ora Micky Dolenz, unico membro superstite dei Monkees, ha intentato causa all’FBI (vedi il documento sotto). Al musicista, 77 anni, non è stato concesso di consultare tutta la documentazione nonostante abbia invocato il Freedom of Information Act. “La causa ha lo scopo di ottenere tutti i file che l’FBI ha creato e/o possiede sui Monkees e sui singoli membri del gruppo”, si legge nella documentazione depositata dai proponenti la causa. “Mr. Dolenz ha esaudito tutte le richieste previste [dal Freedom of Information Act/Privacy Act]”.

La causa è stata presentata per conto di Dolenz dall’avvocato Mark S. Zaid, esperto in controversie relative al Freedom of Information Act. L’avvocato ha fatto parte del team che ha rappresentato l’informatore del governo nello scandalo Donald Trump/Ucraina del 2019, che ha posto le basi per il primo impeachment dell’ex presidente. Molti anni prima, era stato un fan dei Monkees.

«La mia babysitter, che aveva una decina d’anni più di me, mi ha regalato la sua collezione di dischi dei Monkees», racconta. «Era il 1975, ero solo un bambino. Da allora sono diventato fan e sono andato a vedere il tour della reunion del 1986. Li avrò visti altre otto volte e ho anche incontrato Davy Jones poco prima che morisse».

Zaid ha incontrato Dolenz non molto tempo fa tramite amici comuni e ha suggerito al musicista che sarebbe stato interessante capire se l’FBI aveva un file su di lui o sui suoi ex compagni della band. All’epoca non sapeva che nel 2011 erano già state rese pubbliche sette pagine di quel dossier. «Mi ha fatto capire che sotto c’era qualcosa. Non stiamo pescando a buio. Voglio dire, stiamo pescando, sì, ma sappiamo in acqua c’è del pesce».

Probabilmente i Monkees non sembrano il tipo di band che attira l’attenzione dell’FBI, soprattutto in un’epoca in cui gruppi come Country Joe and the Fish e MC5 guidavano il movimento contro la guerra del Vietnam. Ma nel ’66/67 erano pur sempre una delle formazioni più popolari d’America e cantavano di guerra in pezzi come Ditty Diego-War Chant e persino in Last Train to Clarksville, che parla di un uomo che parte per la guerra e che teme di non rivedere più il suo amore.

«Soprattutto negli ultimi anni e con progetti come [il film del 1968] Head, i Monkees riflettevano le posizioni della controcultura schierata contro le istituzioni», dice Zaid a Rolling Stone. «E l’FBI di J. Edgar Hoover, in particolare negli anni ’60, era tristemente nota per il monitoraggio degli esponenti della controcultura, non importa se commettessero o meno reati».

A giugno l’avvocato ha presentato la richiesta sulla base del Freedom of Information Act di vedere l’intero fascicolo dell’FBI relativo alla band e i fascicoli individuali di Dolenz, Jones, Peter Tork e Michael Nesmith. L’FBI è tenuta per legge a soddisfare la richiesta entro 20 giorni lavorativi. Accade raramente giacché l’agenzia è sommersa da richieste del genere ed è oberata da questioni più urgenti, non ultime il Covid e l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio.

«Stiamo portando la questione in tribunale», spiega Zaid. «Come dico sempre ai miei clienti: “Se davvero volete consultare i dossier che vi riguardano, dovete passare per il tribunale”. Nel giro di pochi giorni verrà assegnato un giudice, quindi inizierà il processo».

Nessuno sa che cosa si scoprirà alla fine del processo. Le sette pagine del dossier relativo ai Monkees rese finora pubbliche sono pesantemente censurate e fanno riferimento a un secondo documento “interamente censurato”. Non si pensi ai Monkees che lavorano segretamente per i Weather Underground o per le Pantere Nere. La verità è certamente più banale. «Le informazioni cancellate potrebbero essere marginali», spiega Zaid. «Alcune hanno probabilmente a che fare con l’identità di un informatore, forse la persona che andava ai concerti».

«In teoria, però, in quei dossier ci potrebbe essere di tutto. Non sappiamo quali documenti esistano. Potrebbe esserci poco o nulla. Presto lo scopriremo».

The Monkees’ Micky Dole… by JasonNewman

Tradotto da Rolling Stone US.

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