Home Musica

Leggere Nick Cave per risolvere le nostre crisi d’identità

‘Stranger Than Kindness’ è un libro per tutti: musicisti, disoccupati, zie annoiate. È un tesoro di appunti nerd e confessioni d’artista, ma soprattutto una guida per ritrovarsi dopo essere andati in pezzi

Nick Cave

Foto: Gosha Rubchinskiy

C’è una cosa che dovete sapere subito: questo libro costa 36 euro. Tantissimi, all’apparenza, in questo tempo di magra. Ma se proprio non ve lo potete permettere, se siete in crisi, se siete partite Iva disoccupate, gente senza il sussidio, dovreste raccimolare il gruzzolo e comprarvelo. Non importa se volete fare il musicista, l’artista, il giudice della Cassazione o il macellaio. Questo libro è adatto a chiunque perché chiunque da quando nasce a quando muore cerca di capire chi è e come diceva Luca Carboni (non ce ne voglia Nick per l’accostamento pop): «Ci vuole un fisico bestiale, perché di solito a nessuno vai bene così come sei».

Nick Cave, il kebabbaro turco sotto casa che è venuto a vivere a Milano perché cercava qualcosa, voi stessi, una vostro zia che la famiglia voleva avvocato e invece aprì un’azienda, tutti abbiamo avuto delle difficoltà a scoprirci e tutti abbiamo brancolato nel buio per poi uscirne a modo nostro. Nick Cave da ragazzo voleva fare il pittore e veniva bollato come «frocio» assieme alla cricca di suoi amici. Trovò se stesso solo frequentando la scuola d’arte ma rimase malissimo di una bocciatura perché era convinto che sarebbe stato un pittore. La musica, che è parte della sua vita, dice che sia qualcosa che non conosce. Accanto all’appunto tremolante di The Mercy Seat dice: «Mentre cominciavo a scriverla non pensavo che fosse importante o che l’avrei cantata in ogni concerto dei prossimi trentacinque anni o che l’avrebbe incisa il mio mito Johnny Cash. Spesso mi rendo conto che di come si scrive una canzone ne so poco. Le canzoni sanno cogliere il potenziale meglio di me».

Il testo originale di ‘The Mercy Seat’ di Nick Cave, 1987. Foto: Tom Breakwell / Arts Centre Melbourne

Appena ho visto che Il Saggiatore pubblicava Stranger Than Kindness (che è il seguito naturale di una mostra con più di 300 feticci esposti) ho scritto all’ufficio stampa per averne una copia. Lo volevo, sentivo che dovevo averlo. Mi piace Nick Cave, ma non sono un fanatico. Eppure capivo sin dalla cover che quel libro mi stava chiamando, perché anche io come tutti mi cerco ogni giorno. L’ufficio stampa ha preso tempo e mi ha mandato un file pdf, che non è proprio la stessa cosa. Ci sono rimasto male, però mi sono messo a leggerlo.

Adesso sto scrivendo questo pezzo con la speranza che una volta pubblicato su Rolling Stone me lo mandino davvero. E continuo a chiedermi: perché lo voglio? Perché i libri sono degli amuleti, hanno un potere enorme e anche solo tenerli in mano può svoltarvi la giornata. Prendete in mano Stranger Than Kindness e vi sentirete come dei piccoli Indiana Jones che trovano un tesoro. Nelle decine di pagine di effetti personali ci sono le confessioni più interessanti che un artista possa fare. Ci sono appunti scritti con il sangue, letteralmente, perché «quando ti fai iniettandoti la droga in vena, il sangue ha un ruolo centrale nella tua vita».

Affascinato da sempre dalle storie della Bibbia, Cave conserva e colleziona santini e vangeli, su cui prende appunti per i testi. E la Bibbia quando cominci a leggerla ti entra nella testa, ti modifica la prosa, la visione. Nelle prime pagine del volume, l’autore scrive cinque piccoli pezzi. Nel primo racconta come: «Nasci, un pezzo alla volta costruisci te stesso», per poi arrivare a descrivere «l’evento sismico che da sempre era in attesa: non sei mai stato cosa pensavi di essere. Tu sei un’illusione e l’evento ti infrange in un milione di pezzi». Solo ricostruendoti in qualcosa che ti sembra estraneo a te stesso e invece si rivela il tuo vero scopo, diventi grande e fai parte di una coscienza collettiva. «Eccoti nuovo. Rifatto. Ma sei un altro. Sei diventato un noi e ciascun noi è l’altro».

Appunti scritti da Nick Cave tra il 1984 e il 1985. Foto: Dan Magree / Arts Centre Melbourne

Oltre a queste frasi da percorso spirituale c’è una biografia raccontata tramite l’accumulazione e il feticismo e a volte il fatto che dietro anche al più grande intellettualone ci sono delle storie semplicissime. Tipo Papa Won’t Leave You, Henry nacque come ninna nanna per il figlio, per questo era così cantilenante (come The Weeping Song), e lunga: perché addormentare un bambino richiede tempo. Altri dettagli nerd. Una borsa con la scritta “Kylie” che gli venne regalata da un tizio mentre camminava strafatto a Londra nel 1992. Quel nome gli è risuonato in testa per anni, lo richiamava e forse fu il motore che poi lo avvicinò a collaborare con Kylie Minogue nel 2012. C’è pure il testo originale di Red Right Hand divenuta poi la colonna sonora di Peaky Blinders, un pezzo di cui a lui frega pochissimo e di cui apprezza la versione ironica che ne ha fatto Snoop Dogg.

Non sono cose stupende da sapere? Per me sì e comunque sono dritte che pagherei assolutamente 36 euro… se li avessi.

Altre notizie su:  Nick Cave