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Le radio italiane si stanno finalmente rinnovando?

Sono stati diffusi i rilevamenti di EarOne per il 2019. La differenza con le classifiche di vendita e streaming si attenua. Aumentano i passaggi di artisti internazionali, giovani e femminili

Lizzo durante il suo concerto al Coachella

Foto di Emma McIntyre/Getty Images for Coachella

Sono giorni di classifiche: sono arrivate anche quelle dei brani più diffusi dalle radio italiane nel 2019, secondo i rilevamenti di EarOne. Ebbene, la prima impressione è che sia in atto un cauto ma tangibile tentativo di rinnovamento di un media che negli ultimi anni ha subito veementi accuse di invecchiamento e distacco dai gusti di chi ascolta musica.

In sintesi: rispetto agli anni scorsi, la differenza con le classifiche dei singoli più ascoltati in streaming è minore, e l’età media degli artisti più trasmessi si è abbassata. Addirittura, le radio mettono in mostra un’apertura alla musica internazionale che dalle charts annuali diffuse da FIMI risulta “sovranisticamente” scarsa. Così, capita che i brani più trasmessi siano soprattutto stranieri, e siano (chi più chi meno) hit internazionali – ma non vengano apprezzati allo stesso modo dagli abbonati a Spotify, AppleMusic e consimili.

È il caso del brano più trasmesso del 2019, Girls go wild di LP, che non è tra i primi cento singoli del 2019 secondo FIMI, proprio come il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. E non è che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man, se la cavi meglio (n.59 nella classifica FIMI annuale). Però, anche solo rispetto ai nomi sul podio nel 2018 (Loredana Berté/Boomdabash, Mihail, Luca Carboni) è difficile dire che si tratti di artisti vecchi che fanno una musica che piace solo ai cinquantenni. Più probabile che per quanto “radiofoniche” possano essere queste canzoni, la loro assenza nelle charts italiane dipenda dall’accentuato nazionalismo da anni testimoniato dalle nostre classifiche di vendita.

La controprova è che analizzando le canzoni italiane più trasmesse, la questione non si pone: tra le prime dieci, solo una non è entrata nella top 100 annuale dei singoli (Nuova era, di Jovanotti). Anche se non si può dire che la canzone più proposta (Pensare male, di The Kolors & Elodie) sia nelle parti alte: è n.76 per FIMI. Meglio la performance della n.2 Maradona y Pelè dei Thegiornalisti (n.38 tra i singoli) e meglio ancora quella della n.3 Per un milione di Boomdabash (n.8).

Altro elemento da sottolineare è che a parte due veterani (J-Ax e Jovanotti), tutti i nomi della top 10 italiana sono approdati a notorietà negli ultimi cinque anni: The Kolors, Elodie, Thegiornalisti, Charlie Charles, Takagi & Ketra, Mahmood e Boomdabash – presenti con due brani.

Per fare un confronto su come siano cambiate le cose in pochi anni possiamo fare un confronto con il 2016: i dieci italiani più trasmessi quell’anno erano stati Max Gazzé, Jovanotti, J-Ax & Fedez, Tiromancino, Negramaro, Raphael Gualazzi, Nek, Alessandra Amoroso, Francesca Michielin e Tiromancino – di nuovo (…in effetti, è una sorta di passaggio di consegne simbolico, come se dal centro della radio fosse stato tolto Tiromancino per sostituirlo coi Boomdabash). Come si può vedere, in quattro anni l’età media è nettamente scesa.

Ci sono comunque due aspetti in cui le graduatorie radiofoniche e quelle delle piattaforme si somigliano assai: il primo è la micidiale supremazia delle hit estive (che peraltro si estende anche a YouTube, come se le tiritere despacite unissero le generazioni, nonché gli ascoltatori attivi e passivi, i paganti e i free). Il secondo è l’estinzione delle cantanti femmine: tra le 20 canzoni italiane più diffuse nel 2019, le uniche donne sono Elodie, Giusy Ferreri ed Elisa, e mai da sole – sono sempre accompagnate da un uomo o da un gruppo (di uomini). Nel 2018 erano di più, anche se non molte (Berté, Ferreri, Michielin, Elisa, Baby K, Elodie). Si direbbe più facile passare una cantante straniera che un’italiana: LP, Lizzo, Ava Max, Billie Eilish, Tones And I e le altre non hanno i problemi delle nostre artiste.

Chiudiamo con un argomento da anni furiosamente dibattuto dagli addetti ai lavori: se il martellamento radiofonico influisca sul piazzamento in classifica. Apparentemente non c’è un legame preciso: il n.1 assoluta tra i singoli di FredDePalma/AnaMena (Una volta ancora) è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, mentre la n.2, È sempre bello di Coez, è al n.31. Interessante anche notare che immediatamente sotto la hit di Coez c’è La luna e la gatta, del supergruppo Takagi & Ketra & Tommaso Paradiso & Jovanotti e Calcutta, che a quasi parità di passaggi radiofonici non è entrata nelle 100 canzoni più ascoltate dell’anno.

Il che però non significa che le radio non contribuiscano alla popolarità di una canzone e di un artista: chiedetelo a questi ultimi, quanto ci tengono. Casomai possiamo iniziare a considerare complementari radio e streaming, uscendo dal cliché del media vecchio e il media nuovo. Certo, la grande quantità di radioascoltatori italiani non potrà mai coincidere con il target delle piattaforme di streaming, anagraficamente e numericamente più basso. Ed è ovvio che la passione per la musica di chi ascolta la radio è diversa da quella di chi sceglie attivamente cosa ascoltare e paga per farlo. Ma qualche cosa, parrebbe, sta migliorando.
Se poi non vi convince lo stesso, beh: spegnete.

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