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Le prime band delle rockstar: la parodia dei Beatles di Alice Cooper

Prima di diventare il re dello shock rock, Cooper riscriveva i testi dei Fab 4 perché parlassero di atletica. È così che ha conquistato le ragazze del suo liceo. «È stato allora che ho scoperto che cos'è il successo»

Alice Cooper

Foto: Michele Aldeghi


Anche le leggende del rock hanno cominciato da qualche parte. Esplorare i primi progetti delle star significa ritrovarsi in un mondo bizzarro dove Michael Bolton e Billy Joel suonano metal, Madonna è la batterista di un gruppo post punk e Ronnie James Dio un teen idol. Finito l’ascolto, le domande superano di gran lunga le risposte. Neil Young e Rick James hanno davvero suonato insieme in un gruppo in stile Motown? Lemmy indossava un rosario al collo sul palco? Perché i Radiohead erano fissati col sax? Per scoprirlo non resta che leggere le storie delle prime band delle future leggende della musica. In questo episodio: Alice Cooper e il suo gruppo parodia dei Beatles.

Nel 1964, un 16enne di nome Vincent Furnier – che un giorno sarà noto come Alice Cooper – stava cercando di trovare artisti per il talent show del suo liceo nella zona di Phoenix. «Nessuno aveva talento», dirà più avanti nella sua biografia Me, Alice, «e nessuno si illudeva di averne». Alla fine, ha reclutato la squadra di corsa campestre e con loro ha formato un gruppo-parodia dei Beatles, che all’epoca dominavano le classifiche sull’onda del debutto americano all’Ed Sullivan Show.

Indossando parrucche in stile Fab 4, sono saliti sul palco dell’auditorium nonché caffetteria della scuola con il nome The Earwigs. Solo un membro del gruppo – Glen Buxton – sapeva suonare uno strumento, gli altri si limitavano a mimare le canzoni dei Beatles, riscritte perché parlassero di atletica leggera. Tra gli esempi migliori c’era Please, Please Me che si apriva con il verso: “Last night I ran four laps for my coach” (“L’altra sera ho corso quattro giri per il mio allenatore”). L’incredibile reazione del pubblico li ha portati di botto al primo posto del talent, convincendo la “band” a considerare seriamente di abbandonare l’atletica per le chitarre. «La gente mi faceva i complimenti per aver avuto il coraggio di fare quelle cose», ha scritto Cooper, «e le ragazze hanno iniziato a parlarmi. Prima non volevano avere niente a che fare con quel tipo magrolino e il naso grosso del gruppo d’atletica. Quello che è successo mi ha stimolato come mai prima d’allora. Capii cos’è il successo».

Dopo aver comprato strumenti scadenti in un negozio dell’usato, la band ha scelto il nome di un altro insetto: The Spiders. Nel corso dell’anno successivo hanno suonato nei piccoli club della zona di Phoenix. Si portavano dietro un enorme sfondo a forma di ragnatela nera. Ma nonostante il gruppo sia nato pensando ai Beatles, le ispirazioni musicali erano più cupe e orientate al blues degli Yardbirds. «Non eravamo così interessati ai Beatles, preferivamo il suono di Jeff Beck in Happenings Ten Years Time Ago o I’m a Roadrunner dei Pretty Things», ha detto Cooper a Sounds. «Quelle prime canzoni ruvide, malate, come i primi Kinks, quando sembrava volessero spaccarti i timpani».

Nel 1965 hanno registrato il primo singolo Why Don’t You Love Me (una cover di un oscuro gruppo inglese, i Blackwells), accompagnato da una versione di una hit di Marvin Gaye, Hitch Hike. Dopo aver finito il liceo, l’anno successivo hanno pubblicato un altro pezzo, un inedito intitolato Don’t Blow Your Mind, che è diventato una hit locale. Incoraggiati dal successo, nel 1967 si sono trasferiti a Los Angeles in cerca di gloria, questa volta con il nome The Nazz, ispirato al pezzo degli Yardbirds The Nazz Are Blue. Quando hanno scoperto che Todd Rundgren suonava in una band con lo stesso nome, ne hanno scelto un altro: Alice Cooper.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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